La mia esperienza con una Trans

Quel chiodo fisso di comprendere il piacere femminile: la mia esperienza con una Trans

Quel chiodo fisso di comprendere il piacere femminile

Ho avuto una vita sessuale estremamente appagante, di quelle che, difficilmente, altri uomini possono vantare. La mia prima esperienza fu a 18 anni. Avevo un aspetto più “maturo”, fisico possente scolpito dai tanti anni di nuoto, un viso dai lineamenti marcati che mi rendevano, agli occhi delle ragazze, ancor più attraente e “maschio”. 

Ero appena maggiorenne. E, non di rado, ricevevo le attenzioni di donne già sulla ventina-trentina. E fu con una di queste, fidanzata di un mio vicino di casa, che ebbi la mia “prima volta”. Un’iniziazione al mondo del sesso davvero soddisfacente: nonostante l’apparente sicurezza nei miei mezzi, quell’aspetto più maturo che mi apriva le porte ad incontri con ragazze più grandi, ero pur sempre alle prime armi. 

Milena, la mia prima volta

E Milena, in tal senso, fu una “maestra” strepitosa. Mi mise a mio agio, mi condusse nei meandri del sesso con delicatezza, prima di scatenarsi, una volta raggiunta una vigorosa erezione, in un’autentica porca. La frequentai un anno. Poi decisi di fidanzarmi con una coetanea. La classica brava ragazza. 

Ci vollero ben dodici mesi prima di giungere ad un rapporto completo: per lei era la prima volta. In quell’anno, tuttavia, non rimasi con le “mani in mano”. Incontrai altre donne. Tutte più grandi. Sapevano della mia relazione. E la cosa non dava loro fastidio, tutt’altro: appagavo la mia libidine e le facevo godere la donzella di turno. Amplessi lunghi e multipli. L’impagabile felicità che solo la sensazione di godere e far godere è in grado di infondere.

Dodici d’anni di appagamento totale del mio ego

Dopo due anni di relazione compresi che non ero portato per la vita di coppia. La mia prestanza e bellezza, infatti, crescevano col passare del tempo. E il numero di donne che mi ronzava attorno, aumentava a dismisura. Si dice, solitamente, che l’uomo è cacciatore. Io, a quell’epoca, ero decisamente più preda. E il mio ego, indubbiamente smisurato a quei tempi, veniva adeguatamente saziato. 

Dai 20 ai 30 anni non ho mai avuto relazioni serie. Con alcune donne ci siamo visti per anni, condiviso momenti di tenerezza, passione e reciproca soddisfazione nel mutuo accordo, però, che ognuno poteva vivere al sesso come meglio credeva. Non sono mai stato bravo con i numeri, la matematica, come scritto in “Notte prima degli esami” da Antonello Venditti, non è mai stata il mio mestiere. 

La maturità personale e i quesiti irrisolti 

Nel corso di questi dodici anni, tuttavia, posso affermare di aver avuto rapporti con almeno 100 donne. Ognuno di esse mi ha lasciato qualcosa. Ed anch’io, senza falsa modestia, credo di aver regalato qualcosa a loro. Capita, però, che anche una cosa bella, straordinariamente sorprendente ed emozionante come una donna, inizi a non bastare. 

Avevo fatto l’amore con donne di qualsiasi età, di nazionalità differenze, di estrazioni sociali totalmente diverse. Avevo fatto di tutto: orge, gangbang, saltuariamente anche un po’ di bondage, ma sempre in un ruolo attivo. Dopo aver soddisfatto così tante donne, superata la soglia della trentina, iniziavo a pormi qualche domanda. Quesiti forse dovuti all’età più matura, forse alle tante esperienze passate. 

Un desiderio che si stava trasformando in un’autentica ossessione

Sta di fatto che crebbe in me un desiderio di scoperta, di voler capire, esattamente, cosa prova una donna quando pone le sue labbra sul glande, quando lo assapora con voluttuosa voracità o quando lo sente dentro sé. Non ero, e non lo sono tutt’oggi, attratto dagli uomini. Ma provavo il desiderio di toccare un membro, capire, esattamente, le sensazioni che vive una donna quando gusta il pene. 

Dopo una lunga riflessione, durata svariati anni, decisi che la soluzione migliore era quella di consumare un rapporto con un transessuale di spiccata femminilità, in un rapporto in cui potessi sfogare anche la mia consolidata virilità. Una situazione intrigante, che stava diventando un’autentica ossessione.

All’ombra della Mole Antonelliana il desiderio divenne realtà

Un viaggio di lavoro all’ombra della Mole Antonelliana sembrava l’occasione propizia per realizzare questo desiderio, diventato, ormai, un’autentica fissazione. Navigando in rete trovai una trans di Torino che faceva al mio caso: sembrava una donna a tutti gli effetti, ma disponeva di un “pacco sorpresa” di tutto rispetto. 

A 35 anni provai le stesse sensazioni vissute da quindicenne con Milena, la ragazza della prima volta. Anche Sarah fu estremamente dolce nel mettermi a mio agio, mi prese per mano e realizzò, meglio di quanto potessi immaginare, questa mia fantasia. Le donne, sia ben chiaro, restano il mio chiodo fisso, di loro non ne posso fare a meno. Ma qualche scappatella a Torino, ogni tanto, me lo concedo ancora…