Pegging in un motel

Racconto pegging erotico

L’incontro con Marco e i presupposti per una serata caliente

Sono sempre molto aperta in caso di sesso. Amo la fantasia e l’ardire di provare nuove emozioni ma, ovviamente, devo avere un partner che sia di aperte vedute.
Vivendo per il sesso che pratico in ogni sua declinazione, non ho volutamente incominciare nessuna relazione sentimentale in quanto sono certa che non potrei mai essere fedele ad un maschio che vorrebbe avere l’esclusiva sulla mia vita.
Così ho regolato la mia esistenza, almeno fino a quando mi andrà bene questa filosofia comportamentale.
In uno delle mie serate passate in locali alternativi, ho avuto modo di conoscere Marco: un bel ragazzo palestrato e dotato di uno sguardo molto penetrante. Fare amicizia di fronte ad un paio di drink è stata cosa molto facile e, ancor di più, è stato il senso di benessere che Marco è riuscito a stimolare in me.
D’altronde, sono una bella ragazza molto sensuale e so quale tipo di stimolo provoco in molti maschi.
Quello che mi ha sorpreso durante quella serata passata a chiacchierare, è stata la sensibilità del mio amico occasionale che oltre a mettermi totalmente a mio agio, è riuscito a “leggermi” dentro come se mi avesse conosciuta da sempre.
Mi ha colpito la sua fantasia che mi ha dato l’idea di aver incontrato un uomo che aveva già vissuto molte esperienze: cosa non facile da trovare in un ragazzo della sua età.
Nel giro di un paio d’ore, i nostri sguardi parevano fondersi in una unica visuale e dinnanzi ai suoi approcci, provavo una reale eccitazione difficile da raccontare. Tutto sommato, pensai tra me e me, se mi chiedesse di scoparmi accetterei ben volentieri. Probabilmente questa mia idea era stata così lampante che Marco mi propose di seguirlo in un motel per trascorrere un po’ di tempo insieme in un luogo più tranquillo ed intimo. Accettai di buon grado.

Io, lui e uno strapon

Come d’abitudine, volendo sempre apparire molto femminile, indossavo un abbigliamento intimo da vera troia infoiata e non vedevo l’ora di far apprezzare la mia sensualità a quel maschio del quale continuavo ad avere una esponenziale voglia. Salita nella sua auto e sigillata la nostra complicità con un bacio passionale dopo una ventina di minuti entravo nella camera 212 di un motel discreto il cui addetto alla reception non aveva fatto molte domande, sapendo bene a quale uso doveva servire quella stanza al secondo piano.
Marco mi disse che aveva un sorpresa per me che mi avrebbe fatto vedere in seguito, avendo intuito la mia propensione all’essere border line in fatto di sesso.
Le aspettative che erano cresciute in me durante il tragitto, si stavano trasformando in una piacevolissima realtà erotica. Marco si spogliò lasciandomi vedere un fisico atletico come quelli sognati da tante donne amanti dell’estetica. Una vita sottile faceva da contraltare a due belle spalle quadrate e dritte che anticipavano una tartaruga così ben modellata da parere addirittura finta. Dove guardavo guardavo teorie di muscoli ben definiti ma non esagerati come quelli che si hanno assumendo farmaci e pozioni magiche. E poi, inevitabilmente, lo sguardo scese fino al suo uccello che era davvero strepitoso: almeno un cazzo di venticinque centimetri ben tornito che già sentivo sconquassarmi ogni muscolo del mio corpo.
Mi spogliai anch’io, lasciandomi solo le autoreggenti e un tanga inesistente. Subito finimmo sopra al letto baciandoci intensamente mentre le mani esploravano, in modo reciproco, corpi desiderosi di godere.
Le mie labbra passarono a baciargli il petto e poi la famosa tartaruga prima di capovolgermi per arrivare a godere del suo cazzo veramente clamoroso offrendogli, nel contempo, la mia fichetta ben curata. Fu travolgente sentire la sua lingua entrare in me dapprima con molto tatto sulle grandi labbra e poi insinuarsi tra le pareti della vagina alla ricerca del mio puntoG. Nel mentre, succhiavo golosamente quel suo uccello duro come marmo che sentivo vibrare dal piacere. Istintivamente gli infilai un mio dito dentro al suo culo che si dischiuse come fa un fiore allo spuntar del sole. Un fiotto di sborra esplose all’improvviso quasi soffocandomi ma facendomi raggiungere l’orgasmo nello stesso momento. Continuai ad adoperarmi con il pompino per non lasciare sgonfiare l’oggetto del mio desiderio ma, constatai che non era necessario in quanto il mio partner, pareva essere dotato di una voglia implacabile.
Cambiò nuovamente la scena e Marco mi sollevò le gambe facendole appoggiare sulle sue spalle, penetrandomi profondamente ed iniziando a stantuffarmi a dovere per almeno un quarto d’ora prima di cambiare posizione. Si sdraio invitandomi ad impalarmi sul suo uccello che pareva essere un palo infuocato. Confesso che persi la cognizione del tempo e solamente una seconda esplosione di sperma, stavolta dentro la mia fica, mi risvegliò da un ipnotico torpore di piacere.
Affatto pago di questo secondo orgasmo, Marco mi disse che era giunto il momento per scoprire la sorpresa e, alzatosi dal letto e raggiunto il suo zainetto, estrasse uno strapon.
Sapevo di cosa di trattasse anche se non lo avevo mai usato. Mi invitò ad indossarlo, aiutandomi a regolarlo bene e poi mi invitò di incularlo in modo che riprendesse ad eccitarsi. Si mise una crema tutto intorno all’orifizio che mi offrì mettendosi a pecorina. Decisa ad accontentarlo, mi avvicinai al suo culo e appoggiai delicatamente la cappella del finto cazzo di lattice molto veritiero fino a farlo penetrare tutto e a fare avanti e indietro lentamente. Non credevo che una tale esperienza mi facesse conoscere un inaspettato piacere, ma il sentirmi io femmina dominare un maschio è stata una sensazione di tale impatto che mi ha fatto godere come non mai.
Vedevo il mio partner godere altrettanto e nuovamente aveva il cazzo dritto come un fuso, così che ho slacciato lo strapon lasciando il dildo infilato profondamente nel culo di Marco e mi sono fatta inculare di conseguenza da lui per una terza sborrata veramente da urlo.
Alla fine della nottata, il mio complice mi ha detto che ero stata brava per essere la prima volta che vivevo una esperienza di pegging e, dentro di me, sapevo che non sarebbe stata l’ultima.

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