Il segreto di mia moglie

Padrona al telefono

Mia moglie mi nasconde qualcosa. Me lo sento.
Sono settimane che pur essendo sempre dolce e premurosa, ha dei momenti in cui mi sembra sfuggente. Di solito non succede.
Ha troppo spesso il cellulare in mano e quando mi capita di vederlo sopra il tavolo, ho come la sensazione che lei lo metta subito da parte, in un luogo sicuro. Lontano da me.
Anche in alcuni momenti della nostra quotidianità ho notato delle stranezze: passa più tempo in bagno del solito e durante il weekend capita che mi dica che sarà impegnata per scrivere il suo libro, che voglia essere lasciata sola in camera, dice lei: «per concentrarsi».
Da parte mia, sono felice di lasciare a mia moglie i suoi spazi, ma sento una tensione tra di noi, come se ci fosse qualche segreto. Non che dopo vent’anni di matrimonio non ci possa essere qualche non-detto, ma Alice non è il tipo a cui state pensando ora. Abbiamo sempre condiviso tutto e anche nel sesso la sperimentazione è stata uno degli elementi che ha reso la nostra vita matrimoniale sempre stimolante, mai noiosa.
La guardo ora mentre si sta spogliando: ha la pelle liscia e chiara, due seni perfetti e sodi che amo mordere e palpare. Guardo i suoi fianchi e non posso non far volare la fantasia a quando la prendo e mi abbandono dentro di lei.
Quando la scopo a pecora, affondandomi nella sua intimità accogliente, la sua fica esalta il mio piacere e sembra fatta apposta per me. Mi da le spalle Alice, col culo in bella mostra.
«Mi faccio una doccia, amore» mi dice. E quasi quasi mi fionderei in bagno con lei. Sarebbe un modo per godermi un po’ il suo corpo contro il mio. Ma no, resisto. Voglio scoprire cosa mi sta nascondendo.
Alice entra in doccia, sento l’acqua scrosciare sul suo corpo. Non si è accorta che ha lasciato sul tavolo della cucina il cellulare. Lontano, ma non al sicuro.
Lo prendo e vado in camera, nel guardaroba adiacente al bagno: mi dico che è giusto così, che devo sapere. Sento Alice che canticchia sotto la doccia, probabilmente si toccherà e ci metterà ancora un po’.

Sblocco il cellulare e d’impulso scorro i messaggi di Whatsapp. Non trovo niente di particolare, e ne rimango sorpreso. Forse deluso
Qualche amica, le nostre chat di gruppo, sua mamma che le ricorda la cresima della cuginetta. Niente più. Nelle foto salvate ci sono solo le prelibatezze che cucina e qualche selfie provocante che ho già avuto il piacere di apprezzare, dato che mi ha mandato quelle foto di nascosto nel camerino di un negozio, durante un pomeriggio di shopping. Mi sento un cretino, sono chiuso nella cabina armadio col suo cellulare e non c’è niente di strano. A parte me.
Prima di chiudere, proprio per sentirmi tranquillo, do una scorsa veloce nelle ultime chiamate. Resto a bocca aperta: nelle ultime due settimane appena trascorse ci sono sei chiamate a “Pamela”. Ma chi cazzo è questa Pamela? Un’amica nuova? Una collega della casa editrice? Non sono un tipo geloso, però qualcosa mi bolle nello stomaco. Più che rabbia è curiosità.

Dal bagno sento sempre la voce di mia moglie che si rilassa. L’acqua scivola sul suo corpo, spruzza tra le sue gambe. So che le piace restare in bagno e giocare col doccino. Io mi guardo intorno, circondato dai suoi abiti e dalle scarpe. Ora chiamo Pamela. Se Pamela fosse un nome in codice? Il modo in cui lei mi nasconde un amante?

Faccio partire la chiamata, il cellulare squilla.
Adesso gliene dico quattro, penso.
Dall’altra parte della linea qualcuno risponde. Non faccio in tempo a parlare.
«Zitta» e poi continua…
«Non dire una cazzo di parola»
Io non capisco.
«Pamela?»
«Alice ha portato un amico. Forse volevi dire “Padrona”, eh?»
Resto in silenzio, non so cosa dire. Sento un brivido lungo la schiena.
«Se vuoi godere, stai zitto. Mettiti in ginocchio.»
Le parole della donna mi trafiggono, sono stranito, ma anche eccitato. Mi metto in ginocchio, sento l’acqua nel bagno che continua a scrosciare.
«Tira fuori il cazzo e lascialo ciondolare finché non diventa duro, ma non te lo toccare.»
La voce della Padrona al telefono è vellutata e decisa, così seria e forte. Ed è terribilmente sexy. Mi sento un bamboccione, ma non riesco a stare fermo. Eseguo.
Il telefono di mia moglie è appoggiato per terra. Mi abbasso i jeans e i boxer e scopro un’erezione dove già sentivo la carne pulsare.
Non metto il vivavoce perché non voglio correre il rischio che Alice senta qualcosa. Poggio l’orecchio a terra e mi sento due volte coglione, ma voglio sentire ancora quella voce, voglio sapere cosa mi dirà.
«Lecca il cellulare, immagina che sia la mia fica rasata».
Per un secondo trattengo il fiato, ma ormai sono troppo eccitato per pensare ad altro. Faccio come mi ha ordinato la Mistress.
Lecco il cellulare poggiato a terra, forse lei lo riesce a sentire. Anzi, adesso lecco con più foga perché voglio che senta che lo sto facendo.
«Mmh la senti la mia fica che si è tutta bagnata? Perché non la mordi come piace a me.»
Ho il cazzo che esplode, il culo per aria e mi viene da provare a mordere il cellulare di Alice.
«Succhiamelo, adesso» le dico senza controllo.
«Ooh il mio schiavetto ha dimenticato le buone maniere. Continua a leccare, sei il mio verme. E con l’altra mano puoi menarti l’uccello. MA NON PUOI VENIRE. Te lo proibisco, verme.»
Faccio come dice. Sono in preda a un’eccitazione profonda.
D’improvviso sento che la doccia nel bagno non fa più rumore. Alice probabilmente si sta asciugando e tra poco entrerà in camera.
«Fammi venire Signora, ti prego…» chiedo il permesso alla Padrona.
«Vieni qui dove mi hai leccato la figa, e poi lecca tutto. Pulisci per bene. Non lasciare nemmeno una goccia.»
Ansimo. E vengo.
«Lecca tutto, adesso. TUTTO» dice la Padrona.
Con tutta la lingua raccolgo il mio sperma. Lo mando giù. Mi tiro su i boxer, prendo il telefono ancora umidiccio e lo porto all’orecchio, ma Pamela ha riattaccato.
Sono stremato dalla potenza dell’orgasmo. Faccio due passi a gattoni e mi rialzo.
Ho ancora il cellulare di Alice tra le mani quando la porta della camera si apre. Il mio cuore salta un battito per l’agitazione.
Alice è entrata nuda in camera e io sono sulla soglia del guardaroba.
«Ti stavo mettendo il cellulare in carica,» balbetto.
«Chissenefrega del cellulare. Ho voglia…» e mentre lo dice mi prende il suo cellulare di mano dove pochi secondi prima avevo leccato il succo denso del mio piacere.
«Devo ripulire, mi sarà caduta la coca cola in cucina… È tutto appiccicoso…»
Sorrido: le cingo i fianchi. Adesso giochiamo, penso. «Voglio essere il tuo padrone, amore mio.»
Lei mi sorride complice, si inginocchia e mette i palmi verso l’alto in attesa che io faccia di lei quello che voglio.