Matilde e il sogno d’una notte di San Valentino lesbo

Racconto di San Valentino Lesbo

Sono ancora al letto, reduce da una notte estenuante di lavoro, ho concluso il quadro di Matilde, è il suo regalo di San Valentino.

Matilde è la mia ragazza, il mio sogno il mio unico desiderio, ci conosciamo da due anni, viviamo in due città diverse per ragioni di lavoro, io sto a Roma, mentre lei a Palermo. Il fine settimana è sempre nostro, questo San Valentino è speciale sono due anni che stiamo insieme, che condividiamo tutto come coppia, libertà di pensiero e d’azione.

Il nostro lavoro ci porta a stare separate, io a Roma lavoro per una Galleria d’Arte, produco quadri a commissione ho una media di dieci, quindici quadri al mese. La tecnica da me adoperata è la matita, carboncino, sanguigna, il chiaroscuro è il mio forte, la resa morbosa dei particolari. Dedico dodici ore del mio tempo ai quadri, le tematiche variano, dalle nature morte, ai ritratti o come in questo caso Matilde, lei vista di schiena, il tatuaggio di un lupo copre la sua schiena e una cicatrice profonda, sul lato sinistro del corpo ha i graffi ancora visibili dell’attacco di un lupo. Quando ancora giovane è riuscita a sfuggire per miracolo ad un branco di lupi.

Matilde ha la pelle dura ed è bellissima, è sempre rimasta traumatizzata da questo fatto, ma per esorcizzarlo si è fatta tatuare proprio lui, il lupo. Un meraviglioso animale dagli occhi glaciali, ogni volta che facciamo l’amore, accarezzo sempre la sua schiena, la sinuosità del suo corpo, la mia mano si ferma proprio li, sugli occhi, il tatuatore è riuscito a rappresentare la ferocia proprio negli occhi.

È quella stessa identica ferocia che ritrovo in lei quando siamo al letto, spesso ho la sensazione che sia proprio lei il lupo, pensando a questo mi viene da ridere, fare sesso con Matilde è un’esperienza unica, i nostri corpi, il nostro sudore e il nostro desiderio, rimaniamo sempre senza fiato, una accanto all’altra.

Questa sera è San Valentino e saremo di nuovo insieme, la rivedrò di nuovo per un intero fine settimana, le farò vedere il mio quadro, le farò vedere lei attraverso i miei occhi, oltre al quadro ho intenzione di preparare la cena a base di pesce, verdure passate in padella e vino bianco. Matilde, lavora a Palermo, è un archeologa e nel tempo libero si dedica alla caccia porta sempre con sè il rifle 30.06 Mannlicher-Schonauer, ereditato da suo nonno un ex militare cubano, la passione per le armi e la caccia, è qualcosa che l’accompagna fin dall’infanzia, conserva ancora gelosamente la 357 magnum in un cassetto, ha sempre la magnum carica. Mi ricordo ancora la sua volontà di insegnarmi a sparare, mi sono sempre rifiutata nonostante il mio amore per lei, trovo che le armi siano estremamente pericolose o per lo meno questa è la sensazione che ho sempre avuto.

Vado in cucina e comincio a cucinare, non manca tanto al suo arrivo, il quadro l’ho messo in salotto in modo tale che lo veda, la prima cosa che vedrà sarà proprio lei, mentre penso a questo immagino la sua sorpresa, il suo stupore è la prima volta che la rappresento. Mentre rifletto su questo, continuo a cucinare il pesce è quasi pronto, mancano soltanto le verdure passate in padella e il vino bianco ancora in frigo. La tavola è pronta, il pesce è quasi cotto, spengo il gas, mancano pochi minuti e Matilde sarà qui, infatti sento qualcuno salire le scale, è lei.

Mi avvicino alla porta e la apro, la vedo salire è proprio lei, le dico: Matilde, buon San Valentino, lei si avvicina a me e mi bacia, amore mio buon San Valentino anche a te, la lascio passare.

In salotto trova il suo quadro, si vede, si avvicina al quadro e con un dito sfiora la tela delineando i contorni dell’opera, le lacrime le scendono, è la prima volta che si vede, accarezza il volto di colui che gli ha lasciato una cicatrice indelebile per tutta la vita. Si gira verso di me e con un inchino mi dice: Sofia, sei proprio tu, sono i tuoi occhi, ti voglio così e mentre lo dice si avvicina a me, mi bacia intensamente, sei tu il mio sesso. Lascia cadere a terra la borsa e con entrambe le mani mi prende la testa, l’avvicina a sè e mi bacia sento la sua lingua e le sue lacrime bagnarmi il viso, il desiderio di avermi diventa incandescente, mi dice la cena può aspettare voglio averti adesso.

Con dolcezza mi toglie la maglietta, mi bacia con delicatezza, bacia i miei seni, la sua lingua la passa attorno al capezzolo mi morde, e mentre lo fa con la mano scende giù attraverso il mio ventre, infila una mano nei miei pantaloni apre la zip dei pantaloni comincia a palparmi.

L’eccitazione diventa sempre più forte, ci infila dentro un dito, sente che sono bagnata, il dito ci scivola dentro spinge con forza, ne infila un secondo di dito, mentre con il pollice mi masturba il clitoride, sa come eccitarmi, la pressione sul clitoride è quella giusta, mi sente ansimare. Allenta la morsa e mi porta in camera da letto, prima però passa in cucina e quando rientra vedo che in mano ha la panna montata, immagino che abbia qualcosa in mente.

Mi distende sul letto, mi sfila i pantaloni, rimango soltanto con gli slip, si avvicina a me e mi divarica le gambe, gli slip li prende in mano e tira, la stoffa finisce in mezzo alle mie labbra, sento la pressione del tessuto, è Matilde che continua a tirare si avvicina con la lingua alla mia figa e con la lingua mi lecca sento la punta della lingua sulle mie labbra, ci mette sopra della panna montata e continua a leccare, il liquido caldo fuoriesce.

Matilde si toglie la t-shirt, i suoi seni sono meravigliosi e sodi, si avvicina a me e appoggia il suo seno sulla mia bocca, io comincio a succhiare, la suzione la eccita, la sento godere, con entrambe le mani le tocco i seni sodi e continuo a succhiarla. Mi sollevo leggermente sul corpo, la giro su un fianco siamo una di fronte all’altra, il suo viso lo contemplo, l’avvicino a me e la bacio la mia lingua trema, le infilo un dito nella figa, ce l’ha bagnata continuo a spingere, questa volta è lei sotto di me, il dito ce l’ho ancora infilato nella sua figa larga e bagnata, mentre gliele infilo le dita le succhio il clitoride, so come farla venire, la succhio dolcemente, sento il liquido bagnarmi le dita, sono tre adesso le dita, mentre lo faccio è lei che si tocca i seni, si pizzica i capezzoli, io continuo a spingere, sento che sta per raggiungere l’orgasmo, la sento ansimare, la sento venire.

Matilde si solleva e mi infila un seno in bocca, io la succhio e mentre lo faccio mi masturbo il piacere che provo è indescrivibile, raggiungo l’orgasmo, il piacere caldo e unico, la guardo e le dico di amarla. Matilde mi bacia, mi vuole ancora, vuole ancora scoparmi, mi distende sul letto e con dolcezza mi divarica le gambe, finisce di leccarmi, dice di amarmi e mentre lo fa gode, resta così per almeno dieci minuti, si avvicina poi a me, e si addormenta di fianco a me. È stanca dal viaggio, io la lascio dormire, vado in cucina e comincio a preparare la cena, il quadro lo vedo in lontananza, il lupo è sempre presente.

Ti è piaciuta questa storia? Votala 5 stelle!