Volevo solo scoparla

amore e sesso racconto

Volevo solo scoparla. Non volevo sentire nemmeno una parola. Nemmeno una parola sospirata. Volevo solo che stesse zitta, che godesse per me, in quella notte silenziosa che profumava di rose rosse e vino bianco. L’amavo, l’avevo sempre amata. Ma quella notte era diverso. Volevo solo scoparla, sentirla godere. Sentire la sua figa pulsare attorno al mio cazzo turgido. L’amavo, l’avevo sempre amata. Ma certe volte il sesso non ha bisogno di amore.

Il sesso ha bisogno di sudore, odore, unghia. Ha bisogno di baci e di schiaffi, di strette di mano e di intrecci di corpi. E quella sera le nostre lingue si scontravano, si abbracciavano. E non c’era bisogno di parole. Non c’era bisogno di nemmeno una parola. Mi bastavano i suoi occhi. Quegli occhi che mi guardavano dal basso e mi imploravano di scoparla. Di scoparla ancora. Per tutta la notte. Una lunghissima notte. Una notte meravigliosa.

“Godi, puttana”, le dicevo. E lei godeva.

Godeva ad ogni mio colpo dentro di lei. Con le mani le afferravo i fianchi. Le schiaffeggiavo il culo tondo e sodo. Le afferravo quelle natiche in modo deciso, senza che potesse scostarsi dalla mia presa. “Stai godendo? Urlami che stai godendo”. E lei godeva. Eccome se godeva.

Quando mi aveva preso il cazzo in bocca avevo visto le stesse. Mi succhiava senza sosta, spingendosi da sola il mio membro fino in fondo alla gola. La sentivo ansimare e la bava le colava dalle labbra. Le lenzuola si erano inumidite. Ma non importava. Il sesso certe volte non deve essere pulito. Ha bisogno di carezze, quelle sì, ma non deve essere sempre pulito. “Fammelo succhiare”, continuava a dire lei. E cosa le dovevo dire? “Succhia, troia”. E lei succhiava. Mi leccava le palle, si strusciava la cappella sui denti. Lo afferrava di lato con le labbra come una cagna tiene tra le labbra il suo osso. L’amavo. L’amavo così tanto. Ed è questo il bello dell’amore. Che quando è vero, puro, completo, può essere anche terribilmente sporco. “Me lo metti nel culo?” mi aveva detto mettendosi a pecora davanti a me. “Mettimelo dentro dai, voglio godere ancora”. E così avevo fatto, me l’ero preso in mano e dopo aver cambiato preservativo glielo avevo ficcato dietro. Lei godeva. Urlava. Gemeva. Allora le avevo messo la mando davanti alla bocca perché stesse zitta.

Certe volte nel sesso bisogna stare in silenzio. Ma solo per qualche secondo. Per poi urlare di nuovo di dirle “Ti vengo nel culo, stronza”. E invece la stronza, la mia stronza, con un sorriso si era voltata e stesa nel letto. Si era stretta le tette con le mani. “Mettiti in piedi e vienimi addosso, ti prego”. Quella sera era nuda, bellissima. Col suo fisico morbido e quella seconda di tette che sembrava sempre straripare.

Quella sera ero in piedi sul letto sopra di lei. Volevo solo scoparla. Volevo solo venirle addosso. Lei giocava con i sui capelli, sfregava le gambe, si toccava la figa guardandomi negli occhi. E io tenevo in mano il cazzo. E alla fine ha vinto lei. Mentre le ginocchia mi si piegavano, lo sperma bianco cadeva a fiocchi sul suo seno nudo.

Certe notti il sesso non ha bisogno di amore. Ma, quando c’è, l’amore, è quel sorriso. Quello che aveva lei, quella notte, in cui non c’era bisogno di parole.

(un po’ di romanticismo nel racconto di oggi. Ogni tanto ci vuole, no? <3)