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La finestra era aperta ed entrava l’aria fredda di un autunno precipitoso. Il cielo quasi color del fango e la luce debole la rendevano malinconica, mentre spalmata sul letto giaceva immobile e nuda, legata mani e piedi. Osservava il foulard di seta annodato attorno al polso destro, le linee blu che si deformavano e i piccoli fiori color ciliegia che sbucavano tra le pieghe, percorrendo la striscia di stoffa tesa fino all’estremità del letto. L’ultima volta che l’aveva usato era in occasione dell’aperitivo dello Studio, un paio di settimane prima, mentre indossava gli abiti formali da lavoro.
Guardando l’orologio sulla cassettiera notò che ormai Luca era uscito dalla stanza da due ore, lasciandola in attesa, eccitata, ad aspettarlo. Passavano i minuti e sentiva il clitoride che si gonfiava, finché non iniziò a strofinare le natiche sul lino ruvido delle lenzuola, inarcando la schiena per riuscire a masturbarsi. In quel momento entrò Luca, ancora in giacca e cravatta, e si sedette di fianco a lei, infilandole una mano in mezzo alle gambe, per sentire quanto fosse bagnata. Il viso si aprì in un’espressione compiaciuta e si chinò sulla sua figa non troppo depilata. Accarezzò i riccioli scuri che le incorniciavano le grandi labbra e aprendole leggermente con il pollice e il medio, iniziò a stuzzicare il clitoride con l’indice, dapprima con piccoli movimenti circolari e leggeri, finché Mia non accorciò il respiro piegando leggermente le gambe. A quel punto Luca aumentò la pressione e la velocità, osservandola mentre si contorceva e contraeva le natiche, ma appena intuì il sopraggiungere di un orgasmo si fermò.
Entrambi in apnea si guardarono, come se quel gioco fosse stato ripetuto troppe volte, come se questa volta si sentissero intrappolati in una ruota per criceti.
Erano stufi di giocare, di stuzzicarsi finché i genitali non fossero sul procinto di esplodere, come due adolescenti ormonosi e imbranati.
Luca slacciò dolcemente i nodi che deformavano i fiori blu e, bloccandole i polsi con le mani, si avventò su di lei baciandola. Era la prima volta che accadeva, perché fino a quel momento il loro rapporto era stato regolato da un accordo piuttosto semplice, quanto rigido: no tenerezza, no baci, no carezze. Stimolazione alternata a privazione e l’orgasmo non doveva avvenire mai per mano altrui.
Quel giorno avevano deciso di rompere il patto.
Mia gli sbottonò la camicia e i pantaloni tirandogli fuori il cazzo e maneggiandolo velocemente se lo infilò dentro mentre Luca, portandole le braccia sopra la testa, iniziò a leccarle i seni fino ad arrivare alle spalle e al collo. Perlustrava con la bocca la sua pelle arrossata e affondava dentro di lei con colpi energici, fino in fondo, fino a sentire la cappella bruciare. Ad ogni penetrazione le tette oscillavano come budini e con la mano le strizzava, prendendo in bocca un capezzolo. Con grande stupore si ritrovarono sempre più stretti, sempre più annodati e l’orgasmo di Mia non tardò. Lunghissimo, intenso e spossante.
Madame Elizabeth
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