Non era una segretaria quella in linea!

Racconto Segretaria particolare

Quando me l’hanno presentata ricordo solo che non riuscivo a staccarle gli occhi dalla camicetta. Era una di quelle camicie bianche, eleganti, firmate. Aveva i bottoni piccoli e dorati. Era sicuramente di seta, perché la morbidezza con cui si muoveva il tessuto era la stessa morbidezza della pelle che affiorava dalla sua scollatura. C’era un seno così pieno e giovane tra le pieghe del tessuto. Se ne potevano vedere di rado, in ufficio, di seni sodi e sostenuti come quello.

È imbarazzante per un uomo della mia età sentirsi così vulnerabili di fronte a una donna che ha quasi vent’anni di meno, per non parlare di come mi sarei sentito inizialmente quando avrebbe aperto il dialogo con la linea erotica dal vivo. Una ragazzina sui tacchi, mi sarebbe venuto da da dire, ma poi che vuol dire ragazzina? Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo.

Era così decisa e forte, la sua mano, quando me l’ha stretta! Ho cercato di restituire quella stretta al meglio delle mie possibilità, mantenendo un atteggiamento professionale, ma il profumo che aveva addosso sembrava volermi suggerire che c’era qualcosa di più fra di noi, che ci poteva essere, che ci sarebbe stato. Era il profumo della sua fica, quello che sentivo. L’avrei scoperto soltanto più tardi.

Sento ancora il calore tra le sue cosce mentre le nocche della mia mano si fanno strada su quella pelle morbidissima. Ogni volta che mi porto le dita al volto, anche adesso che sono al telefono, il suo profumo è lì, sull’indice e il medio. Il calore tra le sue labbra, il velluto bollente dei suoi umori non mi lasciano più.

Ricordo come fosse ora quella prima stretta di mano, il modo in cui lei me l’ha data, il modo in cui dopo la stretta c’è stato un rilassamento e le nostre mani sono rimaste lì, come sospese in una carezza.

Abbiamo passato tutta la riunione a guardare gli altri, a sfogliare Powerpoint, a scrivere sui nostri tablet degli appunti che non sapevano di niente.

Quando mi diedero la parola per affrontare i nuovi investimenti nella sede portoghese della multinazionale lei evitava il mio sguardo, giocava con la penna del tablet e se la metteva in bocca come una studentessa che spera di non essere chiamata alla lavagna dal professore. La vita però ci aveva invertito le parti: ero io quello che sarebbe stato valutato da lei. Io ero lo studente ripetente e lei la giovane professoressa.

Chissà se poi ha dovuto scrivere sul suo tablet anche il voto per come l’ho scopata. Prima in ufficio, poi nell’albergo dopo la convention e di nuovo in macchina la mattina successiva.

La parte più difficile è stata l’iniziale indecisione su come impostare la nostra comunicazione. Inizialmente non ero convinto che il mio portoghese bastasse per poterla sedurre, poi ho capito che l’unica lingua che sarebbe servita e l’unica che interessava a entrambi era la mia lingua fra le sue gambe.

Alla fine della riunione non ci stringemmo la mano, ci alzammo entrambi dalle poltrone e io riuscii a ignorare le sue gambe tornite per non sembrare un vecchio bavoso. Anche per questo, magari, mi chiesero di farle fare un giro della sede.

Ci allontanammo insieme fra i corridoi stretti dell’amministrazione. Fu lei a proporsi in un modo che ancora mi lascia sgomento. Finse di chiamare la sua segretaria in vivavoce mentre era nella stamperia. Quella che sentii poco dopo, però, non era una vera segretaria, era una linea erotica alla quale rispose una donna che parlava tutte e due le nostre lingue.

E lei, l’Area Manager di tutto il Portogallo, fece fare il primo passo per scoparmi alla donna al telefono. Incredibile. Eccitante. Mai visto prima.

Si scusò perché aveva sbagliato numero, non intendeva chiamare quella segretaria così particolare, ma la voce al telefono disse a entrambi di rilassarsi, che potevamo scopare se volevamo. Lei annuì, io anche. Era come se la voce all’altro capo del telefono ci desse la sua benedizione, cominciò a proporre alla ragazza di sedersi sulla scrivania e di aprire le gambe. Poi aggiunse che io avrei dovuto avvicinarmi, sfregare il mio cavallo dei pantaloni contro le sue mutandine, mentre dall’altro capo già la voce ansimava, la donna che credevo una ragazza era bagnata, grondante. Quando sentimmo che i nostri colleghi ci cercavano lei spense il cellulare e pensavo che fosse finita lì. Invece strinse la penna del tablet fra i denti per non fare rumore e portò le mie dita dentro di lei finché non ebbe un orgasmo così intenso che mi fece venire nei pantaloni.

Ancora adesso mi piace chiamare una linea erotica come quella volta e godere ripensando alle 24 ore più eccitanti della mia vita.