Di Madame Gisele
Scavalco in un attimo l’inferriata e sono nel giardino della villa. Faccio palestra tutti i giorni: figurati se è un problema. Mi guardo intorno, tendo le orecchie. Silenzio. Niente cani che abbaiano e fanno casino: ottimo. Cammino nel giardino, passando tra le ombre degli alberi.
È una notte di piena estate, ed è perfetta: niente luna, un vento fresco che sento anche sotto il passamontagna che mi nasconde la faccia, sotto la maglietta e i pantaloni neri. Mi guardo intorno e penso solo una cosa: certo che questi se la passano bene. Guarda che villona. Moderna, con tutti i comfort. C’è pure la piscina. Ma a me non interessa.
C’è un allarme – ma l’hanno lasciato spento. Bravi. Mi avvicino alla grande porta-finestra e sento delle voci. Non è che hanno invitato qualcuno? Andrebbe tutto a puttane. No, è la TV. Guardo dentro, senza farmi notare. Nel salotto, anche questo grande, elegante, c’è un divano.
E sul divano c’è un uomo, perso in qualche film scemo. Sembra abbastanza giovane e forte per darmi dei problemi, anche in maglietta e pantaloncini com’è. E anche se è svaccato sul divano, non posso fare a meno di notare che è bello. Ma anche questo non mi interessa.
Entro piano. Passo dietro di lui, nell’ombra. Quando si accorge che sono entrato, è troppo tardi. Gli metto una mano sulla bocca e gli dico di non fare un movimento – e se urla, peggio per lui. Gli lego le mani con una fascetta di plastica e gli chiedo dov’è la cassaforte.
“Di sopra” dice “In camera da letto. Ma c’è anche…”. Non gli lascio il tempo di parlare, gli ficco in bocca un fazzoletto. “Dov’è?”, gli dico. Lui, a cenni, mi indica le scale. Salgo con lui e arriviamo in camera. E qui c’è lei.
Sembra presissima a leggere un libro. Ma il libro è l’ultima cosa che noto. Guardo le sue cosce lisce e abbronzate. Guardo la maglietta usata di qualche vecchio concerto che usa per dormire, ma che non riesce a nascondere quelle che sembrano due tette sode. Guardo i suoi capelli neri e la bocca piena, gli occhi nerissimi che dardeggiano di paura quando mi vede e il libro le cade di mano. Guardo le mani lunghe e la fede al dito che brilla alla luce dell’abat-jour. Lei non grida: perde solo un respiro. Chiedo dov’è la cassaforte. Lei non lo sa. O non lo vuole dire.
Sbatto il marito per terra: legato e imbavagliato, non può fare niente. Già, penso: non può fare niente. Proprio niente. Chiedo di nuovo dov’è la cassaforte. Lei ora prende coraggio, fa la dura: e non me lo dice. Ah, sì?
“Spogliati”, le dico.
Lei esita. Io non mi muovo. Vediamo chi crolla prima. Lei si alza dal letto. Si toglie la maglietta e le rivela. Sì, ha delle tette incredibili: grandi, sode, piene. Le faccio un cenno e lei si sfila anche le mutandine. La sua fica è un cespuglio ben rasato. Mi sbottono i pantaloni e lo tiro fuori. Lei però dice una cosa.
“Polizia.”
Io mi fermo. Ma non perché sento sirene o altro. Lei indica il marito, a terra.
“Se lo metti così, lui non vede niente.”
“Polizia” è la nostra safe word. Tiro su il marito e lo sistemo sulla poltrona davanti al letto. Così potrà vedere tutto. Legato e imbavagliato, come piace a lui. E come piace a lei. Torno da sua moglie. La butto sul letto. Lei sorride, pronta. Mi tolgo il passamontagna e tuffo la faccia tra le sue gambe. Gliela lecco, passando tra le labbra e infilando la lingua più che posso.
Lei mugola di piacere, mi accarezza i capelli, sento le sue dita, sento il suo respiro. Poi salgo, mi permetto qualche bacio sull’ombelico. Poi assaggio le sue tette deliziose. Succhio i suoi capezzoli e la faccio impazzire. Sento la sua carne sulla mia lingua, la sento diventare turgida mentre prendo in mano quelle tette fantastiche e continuo a succhiarle. Guardo suo marito, che si gode lo spettacolo – e ha i pantaloncini belli gonfi anche lui.
Mi tolgo maglietta, pantaloni, mutande. Mi butto nudo su di lei, nuda e stupenda. La bacio tra le tette, sulle spalle, sul collo. Lei mi butta la lingua in bocca, mentre con la mano sinistra scende tra le mie gambe e prende in mano il mio cazzo duro. Sento il metallo della sua fede mentre le sue dita accarezzano il mio pezzo di carne. In quel momento, entro dentro di lei. Lei urla di piacere.
Suo marito non si perde un attimo, e io sorrido mentre mi tuffo ancora tra le tette di lei, mentre me la scopo fino in fondo. Le tengo i polsi mentre le do un colpo dopo l’altro, lei mi guarda, vinta, felice. La bacio mentre continuo a sbatterla, sento il profumo dei suoi capelli mentre lei ansima. Mi inarco e vedo suo marito che si gode il momento. Lo guardo mentre prendo sua moglie, sorrido, esco e la giro: la metto a novanta, lei con la faccia tra le lenzuola, io che glielo rimetto dentro e torno a prenderla. Lei grida di piacere e si scatena, viene, urla, viene ancora e ancora. Io mi scarico dentro di lei, fino in fondo.
Lei riprende fiato, poi si alza dal letto. Va da suo marito. Gli abbassa i pantaloncini. Gli prende il cazzo in mano. Glielo accarezza e poi se lo mette in bocca. Glielo succhia un po’, e lui viene quasi subito. Stavolta sono io, seduto sul letto, che guardo lei, nuda, la sua schiena perfetta, il suo culo delizioso, mentre succhia il cazzo a suo marito, fino in fondo.
E dire che lui è il mio capufficio e lei la sua segretaria, oltre che sua moglie. Ma non credo che ne parleremo al lavoro, lunedì. Del resto, questo è il nostro gioco: io sono il Ladro e loro la Coppietta Inerme. A volte cambiamo le cose: mi metto un passamontagna diverso. Lei, soddisfatta, si rimette le mutandine e la maglietta. Io mi rivesto e sto per andarmene, ma lei mi ferma. Si avvicina e sento di nuovo il profumo dei suoi capelli. Mi chiede se mi va di effettuare un’altra “rapina”.
Io sorrido e penso che domani è domenica, ho tutto il tempo. Lei si alza la maglietta e rivedo le sue tette strepitose. Lei dice che stavolta, però, è la coraggiosa moglie che riesce a catturare il ladro.
E prende dal cassetto del tavolino da notte un paio di manette. Io sorrido, mi spoglio di nuovo e mi sdraio sul letto. Lei mi ammanetta alla testiera. Me lo prende in mano, me lo accarezza. Me lo succhia un po’. Sono di nuovo pronto. Lei sale su di me e mi fa entrare. Lei sorride, ubriaca di piacere, e inizia a cavalcarmi.
Suo marito resta lì, legato. A guardare. Ma, anche se è imbavagliato, sorride.

