Una sveltina con la gemella di mia moglie

racconto erotico gotico con tradimento della moglie con la sua gemella

di Madame Gisele

Piove furiosamente, sul castello di C. I fari della BMW di Marco illuminano il cancello di ferro scurito dai secoli, mentre l’auto corre sul vialetto sterrato. Le rovine lì accanto sono crollate, ma la grande torre no. La Torre della Bella Perduta, pensa Marco, ricordando per un attimo tutti i decenni di battaglie che hanno abbattuto, ricostruito e di nuovo distrutto quel posto. Le ha pure studiate a scuola, a otto anni: lui è del paese, sono storie che raccontano tutti.

Qual era la storia più famosa? Ah, già, la Bella Perduta. La ragazza virtuosa che viene molestata dai soldati del feudatario, che vogliono costringerla a uno jus primae noctis. Lei, allora, sale sulla torre più alta del castello – l’unica ancora in piedi – e si lancia. Ma un alito di vento – un intervento divino, forse? – la salva. E lei vola via, finisce chissà dove. Secondo alcune versioni, gli armigeri le strappano di dosso tutti i vestiti, e la Bella Perduta sale su quella torre tutta nuda: un’idea che al Marco di otto anni piaceva parecchio.

Il Marco di oggi sorride: guarda tu se deve ricordarsi queste scemenze, pensa, mentre si guarda nello specchietto retrovisore. Capelli neri pettinati all’indietro, giacca e mantello e i tipici denti finti. Un Dracula del LIDL, pensa. Ma tant’è. Si toglie subito i canini posticci: troppo ridicoli. Marco controlla sul telefonino: un Whatsapp dal numero “Anna Amore”, con tanto di emoji della fede nuziale. “Passo da Sara, ci vediamo direttamente alla festa”.
Okay, pensa Marco: Sara è in un periodo un po’ così, l’hanno appena mollata, ci sta. Marco esce dalla BWM e corre sotto la pioggia fino all’entrata.

Il Castello di C., nota Marco mentre sale su quello che una volta era il ponte levatoio, è cambiato parecchio da quando lui ci veniva coi suoi amici a giocare. Adesso è, come dice l’insegna, un “Feudo Resort”. E stasera non mancano le ragnatele finte e le lanterne con le zucche. Goth Party, dice un’altra insegna. E sia, pensa Marco. Facciamo ‘sta cazzata della festa gotica: e non è neanche Halloween. Ma ad Anna piacciono, queste cose, per cui.

Marco entra nella sala, dove un DJ chiaramente ha messo i Cure e c’è un sacco di gente. C’è un cretino vestito da mummia, qualche pessimo Frankenstein, un Dracula anche più elegante di lui… e c’è una ragazza bellissima al centro della sala. Marco la guarda e si sente pieno di orgoglio. Bisogna dire che sua moglie Anna, in queste cose, si dà da fare parecchio: un talento da costumista mancata.

Una lunga gonna nera e una scollatura ampia il giusto, che fa risaltare i seni bianchissimi, sottolineati da una collana, chiaramente di perle nere. Il velo sui capelli biondi e il trucco forte sugli occhi azzurrissimi. Marco va da Anna e la bacia sulle labbra, nere anche quelle. Ho una moglie veramente figa, si sorprende a pensare.

Lei gli sorride e non dice niente. Lo prende per mano e balla con lui. Lo sanno tutti e due che sono i Cure e non un valzer, ma non gli importa. Anna gli dice che sua sorella Sara non sta bene e non viene. Marco, per un attimo, ha un senso di… dispiacere? La cognata non gli dispiace, in fondo. Anzi, si è pure sorpreso a fare delle fantasie su di lei. Soprattutto in queste settimane, in cui Anna gli è sembrata un po’ chiusa.

Va anche detto che la sorella di Anna, con lui, è sempre un po’ strana. Hanno un rapporto stretto, dice sempre lei. Pure troppo, pensa a volte lui. Che però torna a guardare sua moglie, che è davvero strepitosa. La fede al dito di Anna brilla sotto il guanto di pizzo nero e le unghie lunghe – sempre nere. Goth Party, davvero. Poi, però, Anna gli dice qualcosa nell’orecchio.

Marco si blocca per un secondo. Ma dai, pensa. E se ci vedono? Anna gli dice qualcos’altro, nell’orecchio. Marco arrossisce – perché lui è un tipo che arrossisce ancora, anche dopo anni che sono sposati. Lei lo prende per mano con la sua mano bianchissima e lo porta via, mentre i Cure continuano con Lullaby.

Due rampe di strette scale a chiocciola (ma come facevano a non rotolare giù ogni volta, nel Medioevo?, pensa Marco) e Anna lo porta nella torre della Bella Perduta. O meglio: nella Suite Bella Perduta, come la chiamano oggi. La porta è aperta e Marco vede un grandioso letto a baldacchino, tra i muri di pietra e gli arazzi d’epoca.

Il caminetto è grande e crepita, illuminando la scena. Anna non dice una parola, chiude la porta e lo fa sedere sul letto. Poi lo bacia. A lungo. Marco la sente affamata, la sente… più feroce del solito, forse? Bramosa di lui. E la cosa gli piace. Lei si slaccia la grande gonna e ne scivola fuori, rivelando il corsetto nero, le mutandine di pizzo e le calze. Alza una gamba, poi l’altra, sfilandosi le calze nere con studiata lentezza. Infine, si volta. Vuole che sia lui a sfilarle il corsetto. Un filo, poi un altro, e un altro.

All’ultimo, Marco si sente mancare il respiro. E quando cade e vede la schiena sinuosa di sua moglie, i capelli biondi che le cadono fin quasi ai fianchi, sa solo che la vuole, ora. Le bacia il collo, passando le mani ad accarezzare, poi a stringere, i suoi seni. Poi lei si siede su di lui e lo bacia ancora, e ancora. Lei si copre i seni con le mani. Lui vede le unghie nere e lunghe e la fede d’oro che brilla, a coprire quelle tette sode. La butta sul letto e le stringe i polsi. Lei, vittoriosa nella sua sconfitta, si offre.

Lui succhia i suoi capezzoli e lei ansima. Lecca le sue areole e le sente turgide. Poi si alza e si spoglia, rapido. Lei aspetta che resti in boxer, poi appena è nudo glielo prende in mano. Lo solletica con la sua lingua e lui è già duro, pronto. Se lo mette in bocca e lo guarda, la bocca piena del suo cazzo.

Lui la butta sul letto e le strappa le mutandine.
Ed è allora che lo vede.
Un neo.
Proprio lì, sopra la sua fica bagnata e pronta.
Un neo che non dovrebbe esserci.
Marco si blocca. Lei fa una smorfia di disappunto.

Guarda la ragazza bellissima e nuda. “Sara”.

In un lampo, ripensa a quella volta in palestra che ha sbirciato nello spogliatoio e ha visto una ragazza bellissima uscire dalla doccia e solo dopo ha capito che era Sara e non Anna. Proprio per quel neo tra le gambe.

E non nega che, su quel dettaglio, ci aveva fantasticato parecchio. Poi pensa ancora alla Bella Perduta. Al fatto che ha sempre voluto essere uno di quei soldati, quelli della leggenda.

La guarda: lei è perfetta e bellissima. Gli mette le mani sul collo e lo attira piano a sé, sussurrandogli all’orecchio: “Lei non lo saprà mai” e mordendogli il lobo.

Torna a baciarla sui seni. Sente una mano decisa che lo accarezza tra le gambe e la voglia lo travolge. Abbandona ogni delicatezza e le morde il collo, novello Dracula, mentre le mani, fameliche, le stringono il culo. Lei gli si avvinghia, gli morde la lingua e rotolano insieme.

Si trova disteso, mentre la bocca di Sara glielo succhia, la lingua lo accarezza ancora e poi sale sul petto.

Si abbandona mentre Sara sale su di lui, si mette comoda e inizia a cavalcarlo con furia. Dentro e fuori, dentro e fuori, senza mai uscire davvero. Lui sente quel corpo snello e sensuale che si ciba di lui, che si fa prendere mentre lo prende.

Sente le sue mani sui suoi seni morbidi, i gemiti di sua cognata, così simili a quelli di sua moglie, le sue mani bianche che lo stringono. Marco asseconda i suoi movimenti e si prepara a farla godere.

Sente che l’onda sta per arrivare: lei lo stringe più forte con le cosce e butta la testa indietro. Allora, fulmineo, si rigira e la ributta di schiena sul letto. Ora è lui a dominarla e a prenderla, forte, sempre più forte, come non può mai fare con Anna, che vuole sempre delicatezza, finché lei non caccia un urlo e viene, e mentre lo fa lo morde sulla spalla.

Poi si abbandona, inerte come una bambola. Ma Marco non si ferma: continua a spingersi dentro di lei e a scoparla con forza, godendo dei suoi gemiti, finché non esplode anche lui, venendo con un ruggito e riempiendola tutta. Poi, esausto, si lascia cadere sui suoi seni, mentre lì sotto un concerto di percussioni continua a suonare a intervalli regolari.

Si solleva quel tanto che basta a guardarla negli occhi.

“No, non lo saprà mai”.