Ricordo che la prima volta che ci siamo incontrati è stato scioccante. Ero molto turbata per quello che avevo visto e nonostante questo non riuscivo a togliermelo dalla testa.
Marco l’ho conosciuto in clinica. Venne a fare una visita di controllo generica e quando gli chiesi di spogliarsi e rimanere in mutande lui non voleva.
Mi sono capitati già uomini timidi in vita mia. Sono una delle più giovani laureate italiane che abbia ereditato una clinica privata. Mio padre ha pensato bene di scappare in Thailandia con la sua segretaria svuotando le casse di famiglia al grido di: “Adesso pensaci tu, amore di papà!”.
Amore un corno. Anzi due corna.
In ogni caso questa cosa di essere la proprietaria e di lavorare all’interno della clinica aveva i suoi vantaggi.
Sono giovane, sono in forma, mi alleno quattro volte alla settimana, ho un’alimentazione sanissima e due tette da ventimila euro montate con sapienza dal nuovo compagno di mia madre. Il miglior regalo che potessi desiderare per il successo al mio esame di Stato.
Sono sicura di me, sono molto più forte della maggior parte degli uomini che frequento e in ospedale ho una serra di cazzetti pronti a rizzarsi a ogni mio momento di noia.
No, non l’avevo mai fatto con un mio paziente. E certo non immaginavo che ne sarebbe nata una relazione.
Marco ha qualche anno in più di me, ma mi sono sempre piaciuti i tipi più maturi. Mi piace scopare e quindi diciamo che devono essere maturi al punto giusto, sotto devono riuscire a reggersi bene per tutto il tempo che serve.
L’esperienza in questo caso aiuta, ma la vecchiaia no.
Mi mantengo sul quarantacinquenne sportivo, di solito. Marco non è sportivo ed è pure un po’ sovrappeso, ma ha due cose che gli hanno dato vantaggio appena le ho viste. Il suo sorriso e il suo cazzo, che sembra un tronco d’albero nero, venoso, pulsante. Scopare con lui profuma di foresta e di foglie bruciate.
A questo punto ti chiederai se quello che mi ha scioccato di Marco sia stato il suo cazzone. No, in rubrica ne ho altri, c’è qualcosa di più. Qualcosa che ho scoperto così eccitante da ossessionarmi.
Quando Marco alla fine decise di spogliarsi davanti a me scoprii che indossava un paio di mutandine da donna che non riuscivano ovviamente a contenere la massa poderosa del suo cazzone. La bestiola era già bella barzotta quando la vidi sbucare da una brasiliana fucsia di Victoria’s Secret.
Ero interdetta. Ero schifata. Ero bagnata.
Marco mi spiegò che si trattava di una sua passione, che gli piaceva vestirsi con gli abiti delle sue donne. Quindi quella mutanda era di un’altra donna?
E c’era di più. La donna in questo momento stava indossando i boxer di Marco. Questo pensiero mi provocò un calore alla vita che quasi mi faceva male, la mia fica era talmente aperta che avrei rischiato di infilarci il sellino della bici senza accorgermene.
Rimasi a guardarlo per un po’, studiai le pieghe della carne tra le pieghe del tessuto fucsia e senza nemmeno pensarci mi ritrovai ad accarezzargli il cazzo.
Marco cercò di destarmi, ma io ero ipnotizzata. Il tessuto morbido delle mutandine e la pelle ruvida di quel tronco massiccio mi stregavano. Lo volevo in bocca, lo volevo dentro.
Chiusi la porta dello studio, abbassai la saracinesca delle tende e mi aprii camice e camicetta. Le mie tette nuove calzavano a pennello il sesso di Marco che gli passava attraverso per finire la sua corsa nella mia bocca. Tutto quello che riuscivo a pensare era davanti a me. La brasiliana fucsia che esplodeva di cazzo… fino a che anche il cazzo mi è esploso in bocca lasciandomi il suo sapore colante dalle labbra che mi tremavano.
Ero così eccitata che mi buttai sul lettino, gli montai sulla faccia e gli strusciai la figa addosso fino a venirgli sulla barba folta e ben curata.
Lui venne di nuovo così, senza che neppure gli sfiorassi l’uccello. Sembrava un vulcano tozzo e fiero. Schizzò lava ovunque.
È da allora che ci scambiamo i vestiti, soprattutto le mutande. Io indosso le sue, lui le mie, e questo mi basta per restare bagnata tutto il giorno.

