Nota dell’autrice: le righe che stai per assaporare le ho scritte per il mio schiavo. Lui adora i racconti bdsm da leggere, adora fantasticare grazie alle esperienze degli altri, gode a scegliere i migliori e mandarmeli. E io? Io mi eccito a scriverli per lui: lo posso stuzzicare e so per certo che per giorni e giorni si chiederà: la mia Mistress mi farà davvero vivere queste avventure o saranno un dolce e amaro sogno? Chissà…
È Sabato sera. Sono sul divano con un calice di vino bianco ad allietarmi lo spirito. Indosso ancora il pigiama, non mi sono nemmeno vestita oggi. Avevo voglia di riposo, voglia di stare tra me e me. Guardo il mio riflesso nel vetro del bicchiere e mi chiedo dove cazzo sei. Dovevi essere qui con me in questo momento. Mi hai dato buca perché avevi un appuntamento con una ragazza. Lo so: è nei nostri accordi, tu sei mio, ma puoi incontrare chi vuoi, non ho l’esclusiva sul tuo uccello. Sia chiaro comunque che il tuo uccello è l’ultimo dei miei pensieri, perché ci sono giochi più interessanti che mi piace fare con te. Se tu fossi qui per esempio, invece di essere a fare l’aperitivo con una stronza qualsiasi pescata su Tinder, io saprei esattamente cosa fare con te.
Per prima cosa non staresti indossando quei jeans da fighetto che, so per certo, stai portando ora. Se ti immagino di fronte a me, hai il tuo petto muscoloso nudo, duro e senza peluria. Profumi di caffè e arancia, con un pizzico di cannella. Sotto porti un paio di pantaloni in pelle. Senza boxer. Al collo hai il collare, quello nero con le borchiette che ti ho regalato io. A dire il vero, spero vivamente che il collare tu lo stia mettendo in mostra anche ora. È scritto nel nostro contratto che non puoi uscire di casa senza. Le tue chiappe bruceranno sotto le mie mani se scopro che mi hai disubbidito.
Di fronte ai miei occhi che ti scrutano, hai un’erezione che ti esplode. Mi sembra quasi di vederla, costretta nei pantaloni aderenti. A questo punto prendo il mio frustino, quello lungo, rigido e nero, e mi diverto a darti qualche colpetto all’uccello. Tu sei immobile, perché tu lo sai, non-ti-devi-muovere. Dopo aver giocato con la tua rigidità, ti ordino di voltarti. Voglio frustare il tuo culo così, senza motivo. Mi va di farlo, e mi eccito quando con la mano faccio un movimento rapido e deciso fino a far battere la punta di pelle del frustino sul tuo didietro.
«Conta.» ti dico. E tu lo fai. 1, 2, 3… Ogni colpo tu conti e io continuo. Ogni tanto più forte, ogni tanto più piano. Fino a che non mi stanco. Ti chiedo di inginocchiarti, sempre dandomi le spalle. Mi alzo dal divano e ora sono dietro di te, voglio toccarti, tastare i tuoi addominali scolpiti. Morderti…
Hai un breve sussulto insieme a un gemito rumoroso. Mi piace che tu reagisca al mio tocco, ma baby, non voglio sentirti parlare. Prendo da un cassetto una ball gag, ti infilo la pallina rossa dentro la bocca e stringo i lacci dietro la tua nuca. Voglio vederti sbavare così tanto da inzuppare il tappeto che sta sotto le tue ginocchia.
Decido di spostarmi di fronte a te, di togliermi i pantaloni del pigiama e le mutande. Il maglione morbido invece me lo tengo addosso. Quello che voglio è piazzarti la mia figa davanti, fartela annusare, mentre la tua boccuccia non può toccarla, né leccarla. Puoi solo sbavare per me, come una cane.
Ti spingo a terra, accompagnando il tuo movimento fino a che sei disteso sul tappeto e mi metto a cavalcioni sopra il tuo faccino costretto dalla ball gag. Mi ci siedo sopra la tua faccia e, poverino, non puoi far altro che essere usato. Non voglio darti il gusto di potermi sfiorare con la lingua.
Mi struscio su di te e con i miei umori ti bagno tutto il viso. Muovo il bacino velocemente, strofinando la mia fichetta su di te. Il mio orgasmo ti scoppia addosso. Mi godo il senso di pace e liberazione qualche secondo. E poi mi alzo. Mi rimetto i pantaloni e siedo sul divano con il mio calice di vino.
A questo punto dovresti godere tu. Ma tu sei con la stronza a darti un tono sperando di fare una scopata mediocre. La tua faccia l’ho immaginata nella mia mano mentre la usavo per stimolarmi il clitoride. A modo tuo, mi hai fatto godere. Peccato che a te, per qualche settimana, non spetterà nessuna ricompensa.

