di Madame Gisele
Caro Diario,
hai presente quando dicono “una tempesta in un bicchier d’acqua”? Ecco, ti confesso una cosa (e non sarà la prima!): non ho mai capito cosa volesse dire. Nella mia testa mi ero convinta fosse una cosa tipo “le cose enormi iniziano da qualcosa di minuscolo”. Non è proprio così (lo so, sono andata a cercarmelo su Google). Però nella mia testa è rimasto così: la tempesta che inizia da un bicchier d’acqua. O da una cazzata che dici a una tua amica.
Ero al bar con Sara: il nostro piccolo rito prima di iniziare un’altra, noiosissima giornata di lavoro. Lei mi racconta di quando a sedici anni andava a scopare in macchina col suo ex, su una Punto grigia. “Se non altro, il bello di abitare in un posto in culo ai lupi come il nostro”, dico scherzando, ”è che è pieno di posti dove andare in camporella”.
E in effetti, abitiamo davvero in culo ai… insomma, hai capito: paese piccolo, montagne, tanti boschi, la prima città importante a almeno cinquanta chilometri di distanza. A quel punto, Sara diventa tutta rossa e mi dice che ho proprio ragione. Quando Sara fa così vuol dire che vuole assolutamente dirti qualcosa, ma non osa farlo. Ma so già che basterà poco per farla confessare. Sara sorride maliziosa e lo dice: “Sai il parcheggio prima del parco, quello tra i boschi?”.
Certo che lo so. Quello degli scambisti. Ho sentito anch’io quelle voci. Ma non ci ho mai pensato: siamo in provincia e in provincia, fidatevi di una che ci vive da sempre, di sesso se ne parla tantissimo, ma se ne fa pochissimo. Sara, però, sembrava convinta. Anzi, peggio: sembrava una che parla per esperienza diretta. Mi ha fatto un sorriso enigmatico e, con un dito, ha leccato il cioccolato dal piattino dove aveva appena finito il suo croissant alla nutella. Io ho detto qualche scemenza per cambiare discorso e poi siamo andate a lavorare.
Quel sabato sera io e Max ci siamo vestiti bene, perché ogni tanto ci vuole, no? Abbiamo detto: andiamo in città e vaffanculo al solito paese dove alle nove è già tutto chiuso! E una volta tanto, ci mettiamo in tiro! E infatti mi metto quell’abito rosso che mi fa un culo delizioso e senza reggiseno. Mi sono sistemata i capelli biondi, mi sono truccata. E anche lui si è messo il completo figo, giacca e cravatta. Andiamo a divertirci in città!
E invece piove. A dirotto. Altro che città: non si vede a un metro. Persino l’autostrada è chiusa: ci fanno deviare mille volte e, alla fine, chi cazzo ha ancora voglia di andare in città? Fermiamoci qua, dice deluso lui, e aspettiamo che smetta. Sento battere feroce la pioggia sul tetto della macchina, guardo fuori e mi accorgo con molto, molto ritardo, che siamo nel parcheggio prima del parco. Quello tra i boschi.
Dico a Max, “Ma hai capito dove siamo?”. E lui risponde: “Be’, sì, ma…”.
In quel momento, una BMW rossa accosta proprio vicino alla nostra utilitaria. È un macchinone strepitoso, sembra che le gocce di pioggia neanche la tocchino. Il finestrino si abbassa e qualcuno ci fa un cenno. Anche Max tira giù il finestrino. E vedo lui.
Ah, però, mi viene da dire. È bello. Capelli neri, occhi azzurrissimi. Accanto a lui fa capolino una mora che sembra una figa stratosferica, al livello di lui. Che è, penso, siamo finiti nello stesso parcheggio di Jacob Elordi e Dua Lipa? Jacob, cioè, lui, dice solo una cosa.
“‘Annoiati95’?”
Ora, qui io dovrei capire tutto e Max pure. Quei due pensano che siamo una coppia che, insomma, ecco. Qui io e Max dovremmo declinare l’offerta. E invece…
“Siamo noi”, dico io. Jacob (ormai lo chiamo così) sorride tutto contento. Max mi guarda per un attimo. Poi guarda Dua Lipa là, nell’altra macchina. È un attimo in cui io e mio marito dovremmo parlarci, angosciarci, arrovellarci, farci problemi di coscienza e alla fine negarci tutto in nome della morale, del buoncostume e di quegli anelli d’oro che ci brillano alle dita.
E invece, caro diario, non diciamo proprio niente.
La porta della BMW si apre e la sosia di Dua Lipa scende. Viene da me. Io scendo. Piove. Ci guardiamo appena – lei è bellissima, cazzo! – e poi io corro nella BMW e chiudo la portiera.
Oddio, è la prima volta che sono in macchina con un uomo che non è mio marito da, quanto, mille anni? Per un attimo divento tutta rossa. Lui sorride e ora noto che è in smoking, quel tipo di chic degagé che mi fa impazzire. Lui si avvicina e mi bacia. Sa di menta e cioccolato. Lo bacio anch’io. Le sue labbra sono morbide, la sua lingua tocca la mia. Sto baciando un altro, caro diario. Sto. Baciando. Un. Altro. Uomo.
Per un attimo mi tiro indietro. Guardo nella nostra macchina. Non vedo cosa succede: vedo solo due mani che si intrecciano e dei capelli neri e lunghi. Jacob mi sorride ancora, poi punta al mio collo. Mi bacia e scende sulle mie spalle nude. Piano piano arriva al mio seno. Con l’abilità di uno che deve averlo fatto molte volte, apre il mio vestito rosso quel tanto che basta per far uscire le tette. E con la sicurezza di chi sa cosa fare, le succhia una dopo l’altra.
Dio, è bravissimo. Io salto qualche respiro mentre la sua lingua mi titilla i capezzoli che ora sono duri come il marmo. La pioggia che martella sui vetri dell’auto diventa un suono lontano, ovattato, mentre sento la mano di lui che passa tra le mie cosce e incontra il pizzo nero delle mie mutandine. Con un solo gesto abbassa il sedile e tutti e due passiamo dietro.
Gli sbottono i pantaloni e glielo tiro fuori dai boxer. Ah, però, dico di nuovo. Lui mi fa capire cosa vuole, e allora io abbasso la testa e me lo metto tutto in bocca – okay, non tutto, è bello grosso, caro diario. Glielo succhio un po’ e lo sento diventare ancora più forte, più potente.
È allora che lui mi alza il vestito e mi sfila le mutandine.
Io salgo su di lui e mi faccio prendere tutta, mentre lui mi accarezza le tette, se le rimette in bocca, poi mi stringe il culo mentre mi entra tutto dentro. Io lo cavalco con gioia, mentre mi tengo alle sue spalle e lascio che le mie cosce lo prendano tutto, che la mia fica bagnata lo faccia entrare e uscire, entrare e uscire. Ansimo e i capelli mi vanno dappertutto, lui mi tiene le tette e sento il metallo della fede al suo dito e penso: ah, anche tu.
Lui mi entra dentro sempre di più e io lo cavalco sempre più forte, perdo le scarpe, mi sa che mi si strappa anche un’autoreggente, ma chissenefrega, lui mi stringe le tette che ormai sono belle dure, poi mi bacia proprio mentre vengo, urlando. L’ultima volta che l’ho fatto in macchina avevo vent’anni. Ed ero con Max. Ora, invece, sento lui che mi dà gli ultimi colpi e mugola di piacere, poi penso che non venivo così da secoli.
Crollo su di lui, che ne approfitta per baciarmi di nuovo e per dare due baci anche alle mie tette. Finalmente mi stacco dal suo cazzo ancora duro, e me lo rimetto in bocca. Sento la sborra di un altro uomo che mi inonda fino alla gola. Lo sento scaricarsi tutto dentro di me, il sapore del suo seme sulle labbra. È tutto finito – purtroppo, mi ritrovo a pensare, caro diario.
Ritrovo le mutandine e guardo la mia fede che brilla nella poca luce del parcheggio. Mi sistemo il vestito. Restiamo un attimo così, io e questo sconosciuto, a riprendere fiato. Lui sorride. Anch’io. Intanto, ha smesso di piovere. Esco e sento l’aria fresca della sera sulle spalle. Anche la nostra Dua Lipa esce dalla macchina.
Ha il rossetto sbavato, un bel succhiotto sul collo e mi sembra quasi di vedere l’impronta delle mani di mio marito sulle sue tette. Anche lei sembra molto, molto contenta. Ci sorridiamo. Io torno in macchina da Max. Nessuno dice niente. Anzi, no, Jacob qualcosa lo dice.
“Sabato prossimo?” Io faccio cenno di sì. E anche Max. La BMW riparte. Io e Max ci guardiamo. Per un attimo ci viene l’ansia: è tradimento? Siamo due persone orribili? Lui un porco e io una troia? Non ci diciamo niente, però. Non ci chiediamo com’era lui, com’era lei. È successo e basta. Ci diamo un solo bacio. Abbiamo ancora addosso il profumo del cazzo di lui, della fica di lei.
Non diremo nulla, per tutta la settimana.
Stranamente, però, il sabato dopo ci vestiremo tutti carini. Io col vestito rosso, lui col completo. Io con le mutandine nere di pizzo e niente reggiseno. Sbaglieremo strada di nuovo. Non andremo in città. Andremo al parcheggio prima del parco. Quello tra i boschi.
E lì, caro diario, ad aspettarci, ci sarà una BMW rossa.

