Passione al Comics tra il Pipistrello e la Gatta

Racconto crossdresser in cosplay

di Madame Gisele

I miei amici me l’avevano detto: a Lucca Comics piove parecchio. Si sbagliavano: piove tantissimo, tipo tempesta tropicale. Per fortuna, sono coperto. Ma non come pensavo. Sì, è una storia lunga. No, non ve la racconto. Okay, ve la racconto. Devo pur spiegarvi perché io, che nella vita reale sono un normalissimo copywriter, sono vestito da gatta sexy.

I miei amici, Luca in testa, me l’hanno menata fin dall’estate: vieni con noi al Comics, facciamo un gruppo di cosplayer fighissimo! Tema: la Rogue’s Gallery, i cattivi insomma, di un certo supereroe vestito da pipistrello. Be’, ci sta, penso: di cattivi ce ne sono tanti. Tra pagliacci, coccodrilli, cappellai – sì, leggo i fumetti, sono un nerd anche se sono alto, magro e palestrato, cosa credete, non rispondo così tanto allo stereotipo! – ci sarà un costume divertente da mettersi.

E invece, alla fine, quegli stronzi hanno confessato.
I costumi da uomo erano già tutti presi. Gli mancava quello da gatta sexy.
Ha pure tentato una giustificazione, Luca: se c’è qualcuno che riesce a infilarsi in quel costume, sei tu, figo come sei. E io, che mi piaccio e che so di avere un bel fisico, ci sono cascato.

E così eccomi qui, per le strade di Lucca in una sera di fine ottobre. Piove a dirotto da stamattina. I miei amici hanno tentato di salvarsi con gli ombrellini comprati a cinque euro dal primo ambulante, ma è stato tutto inutile. La nostra compagnia al momento conta un pagliaccio fradicio con parrucca verde bagnata, un fanatico di enigmi con la bombetta di gommapiuma intrisa di acqua e umidità, altri cattivi di second’ordine coi costumi di cartapesta che cadono a pezzi… e poi ci sono io. Va detto che con questa tuta di latex la pioggia scivola sulle mie braccia e sul mio cappuccio con le orecchie.

E più di una ragazza – e qualche ragazzo – si sono fermati a guardarmi il culo, che un costume come questo esalta non poco.
Ho persino gli artigli, che si sono rivelati pure belli affilati (scusa, cosplayer di Sailor Moon a cui ho strappato la manica passandoci vicino).

Ma siamo tutti fradici e, dopo uno spritz in piazza Anfiteatro, è davvero ora di tornare a casa. “Casa”: l’appartamento che Luca ha trovato per i giorni della fiera, a un prezzo effettivamente incredibile. Ci siamo già passati, ma dopo due spritz (okay, lo ammetto, erano tre) ci perdiamo per i vicoli medievali della città e lo ritroviamo solo per puro culo. Penso solo che vorrei tanto togliermi di dosso questa gomma e questo trucco da gatta, con la faccia pallida e gli occhi e le labbra nere. Che poi, mi sono guardato in una vetrina e sto da dio. Non che abbia tendenze o cosa: però sto da dio. Come donna farei la mia figura.

Facciamo tre rampe di scale e finalmente rientriamo nell’appartamento. Ed è allora che capisco perché quel posto costava così poco: perché nelle altre stanze c’è altra gente.

Un altro gruppo, anzi. E quando entro in quella che dovrebbe essere la mia stanza, accanto al letto, alla finestra, ci trovo lui. L’uomo pipistrello in persona. Si volta, alla luce di una lampada, e il suo effetto lo fa. Alto, il mantello, le orecchie. Però… sembra più magro: non è la montagna di muscoli che ti aspetteresti. Poi guardo meglio le sue labbra sotto la maschera di latex. Sono bellissime… e non sono quelle di un uomo. Proprio no. Guardo meglio e mi accorgo che sotto quel perfetto travestimento c’è una ragazza. E mi viene naturale.

“Guarda che c’erano anche i costumi da Donna Pipistrello e da Ragazza Pipistrello.”
“Lo so”, sorride lei. “Ma a me piaceva essere lui. Con quel potere, con quel senso di… minaccia. A te piace essere una gatta?”
“Mi sta piacendo. È la tua camera? Perché dovrebbe essere la mia.”
Lei viene alla luce e mi mostra gli occhi, azzurrissimi sotto il trucco nero della maschera.
“No, è la mia. Un classico conflitto tra supereroi, no?”
“Uno stallo.”
“Ma possiamo risolverlo.”
“Sai che dovrei acchiapparti, vero?”, ammicca lei.
“Già. Nei fumetti, la gatta scappa e il pipistrello lo insegue.”
“Se ti va di scappare, okay. Ma fatti prendere, alla fine.”
Sorrido e mi avvicino. Le sue labbra sono bagnate. Anche il suo costume è bagnato. Gocce sulla gomma, sulla plastica, sulle cerniere.
“In molte storie, lei si fa acchiappare senza fare resistenza.”

Guardo le sue labbra morbide e gli occhi che brillano. Non resisto e la bacio. Lei nel suo costume da uomo e io nel mio costume da donna. Ci baciamo ancora, assaggio le sue labbra mentre è lei che mi sbatte contro la porta. Ma sono io che la chiudo a chiave. Tiro fuori i miei artigli e li passo sul suo petto. Lei prende la mia mano e la porta dove ci sono le cerniere. Si sfila i guanti neri mentre io slaccio il corpetto e scopro prima una pelle bianchissima, poi due seni sodi, appena bagnati di sudore.

La bacio sul collo mentre lei slaccia la maschera quel tanto che basta a liberare i capelli rossi. Scendo a baciare i suoi seni e mi accorgo che sono pieni di lentiggini. Li assaggio con le labbra ancora dipinte di nero, li succhio. Al pipistrello piace. Le tolgo gli stivali e con gli artigli le apro i pantaloni. Resta quasi nuda, con le mutandine e la maschera. Poi mi bacia e stavolta è lei a scendere. La aiuto a staccare il costume, pezzo per pezzo. La gomma scivola via e lascia il posto al mio corpo nudo.

Prima di togliermi il pezzo sotto, accarezza le mie natiche e poi libera il mio sesso. Mi assaggia e sono già duro, mentre lei, morbida, mi fa sentire le sue labbra e la sua lingua. Ci abbandoniamo sul letto. Lei sta per togliersi la maschera, ma le faccio cenno di no. Lei si distende e io apro gli artigli. Passo la mano artigliata sotto il cotone delle mutandine e lei mugola di piacere. Poi le strappo con un colpo solo. Ora è nuda, porta solo la maschera. È bianca e bellissima, con le lentiggini sulle tette e un ciuffo rosso tra le gambe.

Scendo dritto su quel ciuffo e la faccio godere. Poi prendo quello che resta del mio costume. Gomma e plastica. Lo uso per legarla alla testiera del letto. Lei, docile, mi lascia fare. “Il pipistrello è stato catturato dalla gatta”, dico.
“E ora, nei fumetti, cosa succede?”, sorride lei.
“Lui resta legato molto, molto a lungo”, le mormoro in un orecchio. Poi entro, tutto, dentro di lei.

Quella notte, il pipistrello e la gatta hanno lottato a lungo. Alla mia donna pipistrello è piaciuto farsi legare al letto e farsi torturare con una delizia dopo l’altra, con la mia bocca, con le mie dita, col mio sesso. Ma c’è stato anche un colpo di scena: improvvisamente, lei si è liberata e ha legato me al letto. E allora è stata lei a comandarmi, deliziosamente, sopra di me, nuda e bellissima. È stata lei a torturarmi nel modo più dolce, tenendomi tra le sue gambe e nella sua bocca.

Al mattino, ci siamo guardati. Nudi, stanchi, felici, coi nostri costumi di gomma e plastica tutti strappati, coi nostri trucchi sbavati dal sudore e dalla pioggia. Lei si è tolta la maschera da pipistrello. È bellissima anche così. Io mi sono tolto la maschera da gatta. E lei mi ha baciato. “Non ci siamo neanche detti i nostri nomi”, mi accorgo io.
“Non sei Selina, tu?”
Rido. “E tu sei Bruce.”
Ride anche lei. “Però”, ammicca, “il bello di questi fumetti è che le cose cambiano di continuo.”

Prende la sua maschera da pipistrello e me la mette. Mi sta alla perfezione. Io prendo la sua maschera da gatta e gliela metto. A lei sta ancora meglio. “Allora, la battaglia può continuare.”
“Certo”, dice lei aprendo le gambe e offrendosi ancora una volta. “Ma non mi prenderai mai, pipistrello.”
Mi butto su di lei, le blocco i polsi e bacio ancora una volta le lentiggini tra i suoi seni.
“La vedremo, gatta.”