Era passato circa un mese da quando io e Mirella ci eravamo trasferite a Londra per il nostro corso estivo d’inglese. Amiche da sempre, non ci eravamo fatte sfuggire l’occasione di passare 4 mesi nella capitale inglese, cercando ovviamente anche di imparare una lingua che ci appassionava e ci stimolava ogni giorno.

“Perché no?”
Due ragazze spensierate e libere, appena ventenni, che potevano vivere appieno una delle città più belle del mondo.
Al mattino avevamo lezione mentre al pomeriggio potevamo tranquillamente organizzarci escursioni e shopping a nostro piacimento.
La convivenza con Mirella nella stessa stanza del nostro dormitorio, era divertente e rasserenante. In un luogo sconosciuto, la nostra amicizia si era rafforzata e col passare del tempo ci eravamo aperte a confidenze che prima di quel momento, non avevamo mai osato condividere con nessuno.
Parlavamo di ragazzi, di avventure e sentimenti: due amiche che si godevano quell’estate diversa e forse l’ultima prima di intraprendere una vita da adulte nel mondo del lavoro.
Avevamo spesso parlato di quanto fosse diversa la vita a Londra rispetto alla quotidianità italiana. Dall’abbigliamento alla libertà sessuale, ogni persona intorno a noi sembrava chiaramente vivere secondo i propri desideri senza farsi condizionare da scrupoli inutili e rimorsi martellanti. Avevamo anche noi potuto constatare che i ragazzi londinesi erano molto libertini e in un paio di occasioni ci ritrovammo a seminare letteralmente dei corteggiatori insistenti che ci avevano seguito per le strade della città.
Quel giorno, un lunedì afoso che ricordo molto bene, volevamo trovare riparo dalla calura in qualche parco deserto durante un pomeriggio lavorativo. Ci recammo verso Regent’s Park, ma proprio quando stavamo per entrare nello splendido giardino alberato, una via stretta e affollata attirò la nostra attenzione.
“Michela, che cosa succede là?” – mi chiese Mirella indicandomi il capannello di persone che sembravano animate da una musica lontana.
“Non lo so, ci sarà sicuramente qualche evento, vuoi andare?” e non feci tempo ad aspettare la sua risposta che vidi la mia amica correre ridendo verso quel vicolo tanto curioso.
Facemmo fatica a farci largo tra la piccola folla che si era fermata e quando finalmente trovammo un po’ di spazio per guardarci meglio intorno, capimmo quale era il motivo di tanto chiasso.
“Oh Dio” esclamai.
Una risata argentina alle mie spalle mi fece capire che Mirella aveva appreso in maniera umoristica quello che ci trovavamo di fronte.
Il negozio si chiamava “Gorgeous Passions” e … sì, era un sexy shop che inaugurava l’apertura proprio in quel giorno.
Tra le persone assiepate c’erano adulti, ragazzini, coppie e single, di ogni età, estrazione sociale, razza e nazionalità.
Tutti attratti da questo evento, tutti un po’ ingolositi dalle vetrine di quello che offriva un negozio di questo genere.
Scambiai un’occhiata con la mia amica.
“Perché no?” – mi disse lei. “Potrebbe non capitarci più, io non sono mai entrata in un sexy shop e dubito che nel paesino di provincia da dove arriviamo sia in programma un negozio del genere.”
Appena entrate non potemmo fare a meno di sentirci in imbarazzo. Probabilmente, penso io, in alcuni momenti facemmo finta di provare timidezza e disagio mascherandole con ironia. In fondo però, penso che entrambe fummo attratte e un pochino eccitate dalla vista degli oggetti in vendita. Solo che nessuna osava ammetterlo.
Un oggetto in particolare, tra gli scaffali di abiti sexy, video hard e ninnoli erotici, attirò la nostra attenzione. Era pubblicizzato come un nuovo modello di vibratore ormai famoso negli Stati Uniti.
Era rosa, piccolo e, secondo quanto indicato dal tagliando informativo esposto, dotato di 4 velocità di vibrazione per un piacere intenso mai provato prima.
Ridemmo di gusto ma entrambe provammo con la mano la sensazione che dava il vibratore di prova esposto al pubblico. Ci guardammo e quando azionammo la massima velocità scoppiammo a ridere imbarazzate e lo posammo subito.
“Io lo prendo” – affermò con tanta enfasi Mirella da lasciarmi di sasso.
“Ma…” stavo per dire qualcosa ma vidi che la mia cara amica ne aveva ormai prese due confezioni e si stava dirigendo alla cassa.
“Cosa stai facendo?” dissi divertita.
Mi spiegò che non c’era niente di male e che se per le donne americane era stato un successo, non vedeva come non potesse andare bene anche per noi.
Al parco, destinazione finalmente raggiunta dove potemmo rilassarci all’ombra di un grande albero, non c’era anima viva.
E’ vero, Mirella è sempre stata molto più stravagante ed audace di me, ma quando la vidi estrarre dalla confezione il vibratore guardandosi in giro con circospezione, non potei fare a meno di rimanere piacevolmente scioccata.
“Ma che fai?” chiesi quasi con la salivazione azzerata dalla strana euforia che mi stava pervadendo l’intero corpo.
Vidi che mi sorrise, mi fece l’occhiolino e mi disse di fare da palo, di controllare che non arrivasse nessuno.
Fu un momento assolutamente irreale. La guardavo eccitarsi e muoversi e nonostante la situazione rimasi immobile, incapace di dire qualsiasi cosa.
La vidi diventare rossa in volto, poi sempre più languida.
“Vale ogni soldo speso” – esclamò Mirella esausta.
La guardai intensamente e con una punta di malizia mi sedetti accanto a lei, pensando che tutto sommato, il viaggio da lì in poi, avrebbe preso una piega decisamente interessante.

