La Dea del sesso: un intrigo di potere

La mia laurea in Mediazione Internazionale mi aveva portato a conoscere luoghi lontani e a viaggiare in un lungo e in largo per il globo.
Mi ero sempre impegnata molto e vedere oggi quello che ero riuscita ad ottenere mi faceva sentire viva.

Avevo trovato un impiego subito dopo l’università e quello era stato uno dei motivi per i quali i miei amici di sempre si erano piano piano allontanati. Forse per gelosia, forse per il poco tempo che potevo dedicare alle nostre uscite, dopo poco più di un anno, mi ritrovai pressoché sola e alla fine, anche se un po’ sconsolata, mi concentrai unicamente sulla mia carriera.

giochi di potere sessuali
“Vuol dire che sei la più bella creatura che gli Dei potessero creare”

Fu quando dovetti partecipare alla riunione di classe degli ex alunni che capii quanto in realtà ero fortunata, profondamente invidiata da tutti e completamente appagata dalla mia nuova vita.

Vedere tutte quelle persone così bramose di sapere che fine avevo fatto e osservare con i miei occhi quanto fossero malignamente inviperiti dal sapermi una donna di successo, mi spinse ad abbandonare per sempre il paesino di provincia in cui ero cresciuta e i pochi legami che ancora mi tenevano unita ad esso.

Abitavo ormai a Boston, avevo un ufficio ad angolo con un’ampia vetrata che mi consentiva una vista quasi a 360° sulla splendida metropoli del New England ed ero a capo di una delle maggiori delegazioni di politica internazionale dell’intero paese. Il nostro lavoro consisteva nel trattare con i capi di stato, nello stipulare contratti per scambi con i paesi emergenti e avevamo un filo diretto con Washington visto che rispondevamo solo all’ufficio del Congresso.

A neanche trentanni, ero pronta a scalare la piramide delle lobbies americane intrecciando rapporti e conoscenze con le più alte personalità in campo economico, politico e sociale.

Non avevo certo trascurato volontariamente la mia vita sentimentale, ma con i pazzeschi orari lavorativi ai quali mi sottoponevo, risultava difficile trovare tempo per delle storie d’amore.

Ero a Pechino quando mi accorsi che tutto sommato, forse, avrei potuto trovare il modo per conciliare una relazione con il duro lavoro.
Giacomo. Il mio unico capo, se così si può chiamare, visto che eravamo entrambi alti dirigenti. Avevo avuto occasione di cogliere il suo sguardo curioso quando duranti i vari party aziendali o nel corso delle lunghe riunioni, avevo ottenuto come spesso accade, il centro della scena con i miei discorsi accattivanti. Mentre tutti mi osservavano curiosi, però, ebbi modo di vedere che dagli occhi del mio prestante collega single e affascinante, il suo interesse andava oltre alla mera conversazione informale.

Una donna capisce subito quando un uomo la osserva con occhi maliziosi e provocanti. La risposta al mio dubbio, arrivò proprio in Cina, durante una formale cena all’Ambasciata Americana.

Era consueto per noi partecipare ad eventi sociali di alto livello, per questo motivo avevo sempre in valigia qualche abito da sera. Quella volta indossai un capo di Armani, blu mare avvolgente che lasciava le spalle scoperte con una scollatura profonda sulla schiena.
In molti mi dissero quanto fossi bella quella sera, ma Giacomo non si lasciò andare a nessun complimento verbale. I suoi occhi, però, dicevano ben altro.

Stavo quasi per prendere un calice di Champagne, quando una voce bassa ma decisa, mi sospirò all’orecchio una frase in una lingua sconosciuta.
Mi voltai di scatto e Giacomo rimase a fissarmi con un sorriso sornione.
Vuol dire che sei la più bella creatura che gli Dei potessero creare“, mi spiegò. Mi disse che era mandarino antico e che no, non era un linguista, ma si era fatto tradurre quella frase da un nostro collaboratore a Pechino. Rise spiegandomi la scusa che dovette inventare per non destare sospetti tra i colleghi.

La mano che mi mise sulla schiena mi riempì improvvisamente di brividi ed eccitazione. In effetti non avevo rapporti intimi con un uomo da molto tempo e quel tocco fugace risvegliò una parte di me che era rimasta assopita per un periodo forse troppo lungo.

Andammo in camera sua, senza dire una parola, senza rovinare quel momento magico con stupide ed inutili frasi di circostanza. Mi disse solo che ero un sogno da molto tempo e che si era immaginato quella scena nella sua mente parecchie volte. Ero per lui una Dea che andava idolatrata e servita.
Quella notte fece di tutto per farmi sentire la sua Dea del Sesso ed io chi ero, in fondo, per contraddirlo?
Il giorno dopo mi svegliai così appagata che neanche mi accorsi di essere in ritardo e con due ore di sonno alle spalle.

Da quel momento, tra notti insonni in ufficio, meeting posticipati per i nostri favolosi incontri segreti e telefonate soffocate per celare la nostra presenza agli altri, intrecciammo un rapporto unico.
Una relazione nella quale non esistevano logiche di corteggiamento o promesse di un futuro insieme.
Esistevano solo i nostri corpi da viziare e coccolare, da solleticare e scoprire di volta in volta.

Una relazione perfetta che non chiedeva niente in cambio, solo ogni tanto, qualche occhiata fugace tra le carte sparse nei tavoli delle riunioni.
Occhiate provocanti che solo noi potevamo capire e voglie silenziose che solo noi potevamo soddisfare.