Fotografami così, tutta nuda

racconto erotico fantasia fotografo diario

Di Madame Gisele

Non dirlo a nessuno, ti prego. Vabbè che sei un blog privatissimo e che quello che scrivo resterà qui, in un angolo segreto del web, bloccato da mille password tutte mie. Ma non ce la faccio: voglio raccontare tutto a qualcuno che non mi giudicherà.

E dire che è iniziato tutto con un piano perfetto.

Un piano con una sola regola, un po’ come nel Fight Club: non se ne deve parlare, penso mentre parcheggio l’auto a mooolta distanza dallo studio. Non se ne deve parlare, perché Lui non deve sapere, penso scendendo.

Ho parcheggiato a cinquecento metri dallo studio del fotografo: non solo non se ne deve parlare e lui non deve sapere, ma nessuno deve vedermi. Soprattutto Lui. Che poi è mio marito, Paolo. Ma prima cha vi facciate tutti una pessima idea di me, ve lo dico chiaro: non sono qui per tradirlo. Anzi.

Stringo la borsa di Victoria’s Secret. Non potevano darmi una borsa meno, insomma… esplicita? O forse sono io che ormai sono in paranoia totale. Già mi sono fatta mille problemi: la (lunga e laboriosa) ricerca di quello che c’è in quella borsa è stata una fatica, dato che non dovevo farmi beccare da Paolo. E quindi via a spippolare sul telefonino in pausa pranzo mia, in pausa pranzo sua, o quando crolla sul divano, la sera, guardando una brutta serie in TV. Ed ecco perché sei qui, penso.

Perché sono troppe sere che lui è spiaggiato sul divano a guardare la TV e non ti tocca da mesi. E tu vuoi fare qualcosa. L’ha detto anche la psicologa: datevi da fare. Per questo sono qui, penso, mentre suono il campanello dello studio del fotografo.

“Chiara, giusto? Entra!”.

Oh, almeno è simpatico. Anzi, no: è proprio bello. Capelli lunghi e un po’ mossi, maglietta, pantaloni cargo, occhialini alla John Lennon. Però la maglietta è bella stretta. E i muscoli… Chiara, concentrati, dai!

Mi porta nel suo studio: un seminterrato tra luci e riflettori, gelatine colorate e treppiedi. Tutto molto tranquillo. E noioso, alla luce di quei neon tristi. “Dimmi tutto!”, sorride lui, e io dico che voglio farmi fotografare.

“Fototessera?”.
“No”.
“Servizio?”.
“Più o meno”.
“Matrimonio? Ah, no, già fatto”, sorride guardando la mia fede al dito.
“Diciamo che è per… altro”.
E qui inizia a non capire. “Altro… cosa?”.
“Un servizio… con me. Me e basta”.
“Nuda?”.
“Ma no! Insomma… in lingerie”.
Ecco, finalmente ho confessato a un perfetto sconosciuto la mia fantasia erotica: mettermi un reggiseno da urlo, delle mutandine strepitose e farmi fare delle foto.

“Per mio marito… e per me”, mormoro.
“Ah, ho capito. Seguimi”.
Non so se vederlo così tranquillo mi irrita o mi eccita.
“Guarda che non sei la prima che me lo chiede. Tranquilla!”
Quindi ha visto altre donne che…

Il fotografo sposta una parete mobile dello studio. Che ora è molto, molto meno noioso. C’è un bel letto con la testiera rossa. Candele, rosse anche quelle. Nastri rossi legati alla testiera. Lui accende le luci e… altro che neon tristi. Ora sembra tutto diverso. Sembra una camera che ha visto di tutto.

“Puoi prepararti, c’è lo spogliatoio di là”.
E io, presa alla sprovvista, o forse fin troppo felice di obbedire, vado nello spogliatoio.
Chiudo gli occhi e penso che non sono più la Noiosa Chiara.
Adesso arriva Chiara, la Figa Imperiale.

Mi trucco gli occhi e mi ricordo che sono di un bel verde potente. Mi metto il rossetto, e rivedo le mie labbra che a Paolo piacciono tanto. Mi tolgo il maglioncino e i jeans, mi tolgo le mutandine slabbrate e lavate mille volte, il reggiseno un po’ liso. E allo specchio, mi ricordo che, se voglio, posso essere strepitosa. E che mi piace guardarmi, quando sono tutta nuda.
Mi metto le mutandine e il reggiseno nuovi. E le calze nere, col reggicalze. Sì, mi sono costati un sacco. Ma cazzo, sono una strafiga, così. E quando esco, lo nota anche lui. Lo vedo, che salta un respiro.

“Sciogliti i capelli”, dice solo.
Slego lo chignon e i miei capelli biondo rame scivolano sulle mie spalle piene di lentiggini.
“Uao. Adesso posso dirlo. Sdraiati”.
E qui inizia il difficile. Sono sexy, io? Non so cosa fare, non so come mettermi, non so come…

Ma lui mi parla nell’orecchio. Mi dice di stendermi. Di guardare nell’obiettivo. Non è difficile, dice. Basta pensare che oltre quel piccolo vetro c’è qualcuno che deve impazzire, quando ti vedrà. Qualcuno che deve pensare che non ti avrà mai, perché sei incredibile e irraggiungibile. Qualcuno che potrà solo guardarti e impazzire di voglia, di desiderio. E mentre lo dice, sento il suo respiro sul mio collo.

Dillo ancora, mi sorprendo a pensare. E mentre lo dice, mi sdraio. Butto le gambe in alto. Perfetto, sorride lui, e scatta. Mi metto supina, ma lascio che il mio culo delizioso si veda bene. Mi accarezzo i capelli. Lui scatta e dice solo che sono una gran figa. Poi però si avvicina.

Si mette sopra di me, a cavalcioni. Mi dice che quelle spalline del reggiseno sono di troppo. E io le abbasso. Sento quell’obiettivo che sta sopra di me e sorrido. Lo guardo come se fosse pronto a entrarmi dentro. Ed è allora che mi chiede di togliermi il reggiseno. Copriti col lenzuolo, dice. O meglio ancora, con le mani. Mi volto per slacciarmi il reggiseno, poi mi copro le tette con le mani. Lui continua a scattare. Sento tra le mie dita i miei capezzoli diventati duri.
“E ora, via quelle mani”, dice.

Non sono qui per tradire Paolo. Eppure, sposto le unghie con lo smalto rosso, la mia fede brilla in quella luce intima, e mostro le mie tette. Anzi, me le prendo in mano, gliele offro. Lui continua a scattare.
“Sei stupenda. Ma hai troppe cose addosso”.

Mi sfilo le mutandine, piano. Non gliela faccio vedere. Almeno, non subito. Gioco con quel pizzo delle mutandine sui piedi. Me le sfilo e gliele lancio.
“Gioca un po’ ”.
“Con cosa?”.
“Con te”.
E con l’obiettivo indica tra le mie gambe. Oddio, vuole che…

Passo le dita tra le mie grandi labbra. Sento il bagnato sotto i miei polpastrelli. Sento la fede che passa, metallo nella mia carne, mentre mi tocco e perdo il fiato.

Il fotografo punta l’obiettivo su di me. Quell’occhio di vetro continua a guardarmi, a dirmi che posso essere libera. Che potete guardarmi, tutti, libera e stupenda come sono. E che lui può guardarmi. Nuda.
Mi fa una foto mentre mi copro col lenzuolo. Poi me lo strappa di mano. Io mi copro con le mani. Lui mi sorprende proprio in quel momento, quando cerco un’ultima difesa dal suo sguardo, eppure le mie mani non nascondono quasi nulla. Poi posa la macchina.

L’obiettivo mi guarda ancora, mentre lui mi prende le mani e, con dolcezza, le sposta. Gli mostro la mia fica già pronta, le mie tette dure e sode. Lui mi lascia addosso solo le calze e la fede. Mi bacia. Mi porta alla testiera e mi lega i polsi a quei nastri rossi. Si toglie la maglietta, i pantaloni cargo, i boxer. Si getta su di me e io sento i miei capelli che si intrecciano ai suoi, mentre la sua bocca tocca la mia. Scende sul mio collo, poi passa alle mie tette. E io gliele offro. Hai guardato fino ad ora, penso: ora puoi toccare, leccare, succhiare. E lui lo fa, oh, se lo fa.

Succhia la mia carne più dolce, che diventa turgida e affamata, mentre le sue mani mi accarezzano tra le gambe, mentre le sue dita scendono dentro di me e io mugolo, poi grido, poi ansimo, mentre lui succhia le mie tette e mi penetra con le dita. Poi smette. Riprende la sua macchina fotografica. Solo adesso noto che ha un gran bel culo e un cazzo in piena erezione. Sistema la macchina su un treppiede. Quell’occhio mi guarda ancora. Ma ora, dice, niente foto: facciamo un video, ti va? Io dico un sì tra le labbra, mentre lui torna a baciarmi. Poi lo sento, mentre entra dentro di me e mi prende tutta.

Non ero venuta qui per tradire Paolo, penso. Ma lui si protende tutto nel mio corpo, mi riempie, e mentre mi scopa io guardo lui e lo bacio, stringo i nastri che mi legano a quel letto, guardo l’obiettivo. Lo guardo mentre lo sento diventare sempre più feroce nei suoi colpi, lo guardo mentre mi bacia il collo e succhia ancora un po’ le mie tette, lo guardo mentre vengo furiosamente e lo sento premere nella mia fica e lo sento scaricarsi tutto e penso che con Paolo non è così da un sacco, anzi non è mai stato così e…

…Ed è allora che riapro gli occhi.

Forse mi sono lasciata trasportare. O forse sono cascata nel più banale degli equivoci. Era tutto un sogno, dicevano in certe storie. Anzi: era tutto nella mia testa.

“Chiara, tutto bene?” Il fotografo bussa alla porta dello spogliatoio.
E io capisco che la fantasia è stata così forte che mi ha portato da un’altra parte. Così forte che mi ritrovo ad essere bagnata. Ma sono sempre io, no? Chiara. La Noiosa Chiara.
No. Chiara, la Figa Imperiale.
Esco e penso che sono davvero fantastica.

“Sei pronta?”, dice lui.
“Certo”.

Ora so cosa fare. Scioglierò i capelli. Abbasserò le spalline. Forse mi sfilerò anche le mutandine. Mi farò guardare e farò impazzire chi ci sarà dall’altra parte. Che sarà Paolo. Già mi immagino la faccia che farà quando lascerò una di queste foto tra le sue carte. Altro che divano e TV, dopo. E quello che farò, quello che ho sognato, lo farò solo per lui, dopo.

Magari il fotografo mi presterà quei nastri rossi.