Due cazzi grossi per il nostro piacere!

racconto erotico peni grossi

Io e la mia amica Giada, siamo da sempre come due sorelle. Abbiamo trascorso molti anni come amiche del cuore, sin dalle elementari all’Università. Poi, le cose della vita ci hanno diviso senza volerlo ma inesorabilmente: Giada aveva accettato un prestigioso incarico all’estero e le promesse di mantenerci perennemente in contatto tramite i social erano svanite solo dopo pochi mesi.Fu in una mattina autunnale che, rispondendo distrattamente ad un numero privato al mio cellulare, riascoltai la sua voce.
Era rientrata dopo la sua esperienza all’estero e non vedeva l’ora di presentarmi un paio di amici che l’avevano seguita in Italia per trascorrere un breve periodo di vacanza. Mi disse che aveva esplorato nuove emozioni e, conoscendo il suo grado di troiaggine che l’aveva sempre accompagnata, non mi fu difficile intuire a cosa si andava a riferire. Ad ogni buon conto, anche se al momento aveva preso un bilocale in un residence, mi aveva invitato da lei per la sera successiva chiedendomi, nel contempo, quale fosse la mia situazione sentimentale.

Al sapere che mi trovavo al momento single, mi salutò con una risatina beffarda aggiungendo un “ci penso io” che lasciava vagare la mia immaginazione.
C’è da dire che non ho mai avuto problemi nel trovare compagnia maschile grazie al fisico del quale madre natura mi aveva dotata e che faceva rigirare le teste di molti maschi. Anche Giada era, sotto questo punto di vista, ben messa: centosettantacinque centimetri di carne ben distribuita che si evidenziava in tette grandi e dure e da un culetto smorfioso.

Anche se nessuna delle due ci aveva dato molto peso, in gioventù avevamo anche avuto delle esperienze intime tra di noi pur piacendoci i duri uccelli dei nostri compagni di scuola e di Università e, di quelle saffiche esperienze mi era rimasto un più che gradito ricordo.
Approfittai della mattinata successiva per andare dal mio hair stylist per sistemarmi i capelli per essere tirata per la serata che mi attendeva.
Laconicamente Giada mi aveva accennato agli amici che l’avevano seguita in Italia anche se solo per una piccola vacanza e che sarebbero ripartiti, a differenza sua, dopo qualche giorno. La cosa mi aveva incuriosito: due ragazzi che dormivano con lei nello stesso letto? Era possibile, conoscendo la mia amica ma quel pensiero non mi sconvolse più di tanto.
Mi preparai di tutto punto indossando un abbigliamento intimo molto sofisticato e decisamente erotico dal momento che trasparenze e pizzi erano collocati in modo strategico. Inguainate le gambe nelle autoreggenti, infilatami le scarpe dal vertiginoso tacco a spillo ed indossato un tailleur poco impegnativo ma provocante, chiamai un taxi per raggiungere il residence indicatomi da Giada.
Un discreto portiere mi fece accomodare dopo aver citofonato alla mia amica per ottenere l’autorizzazione del caso.
Giada era raggiante e bellissima. I sui lunghi capelli corvini erano ancor più lunghi e folti di come li ricordavo e, stretta in un tubino bianco che invitava al sesso, mi abbracciò con forte trasporto.

Poi mi presentò i suoi amici: Dylan e Martin. Erano ambedue statunitensi ma molto differenti tra loro. Dylan lo potevi trovare in qualche spiaggia californiana a fare surf: fisico atletico, capello biondo, occhi color cobalto. Martin, invece, sembrava prelevato da qualche foresta tropicale della Giamaica: pelle color ambra, capelli crespi a mò di Rasta, occhi color carbone. Anche lui con un corpo da Bronzo di Riace.
Amabilmente ambedue mi salutarono come se fossi una loro vecchia conoscenza ritrovata dopo anni di assenza.
Giada sorrise di gusto e, dicendomi che i suoi amici non comprendevano nulla della lingua italiana, mi disse che se li era fatti tutti e due e che entrambi erano super dotati. Aggiunse che ci sarebbe aspettata una notte di fuoco e che non dovevo perdermi quella sorta di esperienza che mi avrebbe fatto toccare il cielo con un dito.
Non sono una femmina pretenziosa ma trovarmi tutto apparecchiato non mi da quella soddisfazione che solitamente cerco ma, tuttavia, non volevo essere la protagonista di una serata deludente.
Dopo aver sorseggiato un cocktail preparato da Dylan, Giada propose di incominciare la serata andando a cenare in un piccolo ristorante che si trovava in prossimità del residence che l’ospitava.
La cena che seguì fu più un pretesto per conoscerci che non una vera occasione di degustare chissà quale manicaretto ma, credo, a nessuno di noi pareva interessare molto la gastronomia in quel preciso momento.

Velocemente rientrammo al residence guadagnando quella intimità che cercavamo e, infatti, non appena varcammo la porta, Giada prese la testa di Dylan per dargli un bacio passionale. Cercando di essere discreta, non potevo non osservare con la coda dell’occhio quanto stava accadendo a pochi metri da me. Dylan aveva abbassato i pantaloni restando con l’uccello di fuori (non portava nessun tipo di mutanda) e devo ammettere che era un vero spettacolo. Almeno un 23 centimetri poderosi anche nella circonferenza e duri come un marmo che sparirono in un attimo dentro la bocca dell’amica. Mentre ero assorta a gustarmi la scena e a toccarmi, non mi avvidi del fatto che Martin si era totalmente denudato e lasciandomi ammirare un corpo che pareva scolpito nella roccia per quanto era perfetto. Ma ciò che strappò un grido di sorpresa fu il vedere le dimensioni del suo cazzo che erano mostruose tanto che quello di Dylan sembrava essere un innocuo pisellino.

Mi buttai a capofitto a gustare quell’inatteso regalo, succhiando avidamente una cappella così grande che a momenti neppure riuscivo a far entrare nella bocca. Non passò molto tempo che il mio partner esplose sulla mia faccia una vera colata di sperma che tracimò sul mio corpo. Affatto stanco, Martin mi prese per le gambe sollevandole delicatamente sulle sue spalle, penetrandomi in un modo che mai nessun uomo fino ad allora, era riuscito a fare con me. La grandezza e la lunghezza di quel suo uccello mi scuotevano fino al cervello e ci fu un momento nel quale mi pareva essere colta dalla sindrome di Stendhal.
Sicuramente fu così perché quando ripresi un po’ di quel barlume smarrito con il godimento, mi trovai Giada che mi stava succhiando il capezzolo mentre Martin continuava a stordirmi con il suo vieni e vai che mi aveva sfondata la fica e il bel Dylan se lo faceva succhiare da me. Non mi rendo ancora conto di quante volte sono venuta e quanti litri di sperma hanno bagnato il mio corpo, ma solamente ho ben presente un’appagante esperienza che mi ha liquefatta tutta.
Mi sono dedicata agli amici di Giada per tutto il soggiorno per non perdermi neppure una frazione di minuto di un godimento al quale non potevo proprio rinunciare.