Una donna vogliosa

Racconto di una donna vogliosa

racconto di Madame Arya

Dalla provincia bigotta alla metropoli: come cambia la vita sessuale di una donna vogliosa

Voglia. Voglia di vivere l’esistenza in maniera totalizzante, scevra del perbenismo imperante della borghese provincia cuneese, talvolta ipocrita e fintamente perbenista. Voglia di evadere, di fare ciò che più mi aggrada e appaga. Sono cresciuta con questo spirito ribelle, anticonformista, che non ho mai potuto godere appieno finché ho vissuto in provincia. 

L’occasione d’oro per svoltare la vita, però, la ebbi al termine delle scuole superiori, trascorse in un istituto rigorosamente femminile. Mio padre, d’altronde, era un uomo d’altri tempi, geloso e possessivo come se io, sua figlia, fossi un bene di sua proprietà. Anche le scuole medie le frequentai in un istituto femminile, dove le suore mi crearono un moto di forte ribellione verso la religione cattolica e le regole da esse imposte. 

Quanto mi eccitavano i timidi ed impacciati….

Come avrete capito, mio padre ha fallito in pieno la sua missione: sono atea convinta, rigetto tutte le regole fintamente perbeniste imposte delle religioni (di qualunque credo) e vivo la vita come mi pare. L’università era la mia grande occasione, Torino il luogo dove, finalmente, potevo allacciare rapporti con persone dalla mentalità più aperta, lontana dai cliché tipici della provincia italiana. 

Una metropoli solo apparentemente calma e piatta, che è in grado, invece, di regalare emozioni forti. Grazie agli studi universitari ebbi modo di conoscere tanti uomini. La mia voglia di esplorare il mondo maschile era immensa: dopo otto anni di istituto femminile, finalmente avevo la possibilità di rapportarmi col genere maschile. Era davvero una cagna in calore, vogliosa, aperta, disponibile. E la mia avvenenza fisica, accompagnata da uno sguardo dolce e malizioso al tempo stesso, giocava ampiamente a mio favore. 

Tantissimi uomini iniziarono a ronzarmi attorno, mi invitavano a bere un caffè, a un apericena o ad uscire per una salutare passeggiata a Parco Valentino. Io accettavo quasi sempre: avevo troppi arretrati da recuperare. Mi piacevano quelli più timidi, impacciati: adoravo metterli in difficoltà ulteriormente con qualche sguardo malizioso o mossa audace, come passarmi la lingua sulle labbra o mostrare, senza troppe remore, la vertiginosa scollatura della mia terza abbondante. 

E più li vedevo rossi in volto, più cresceva in me la voglia di domarli, di scoparli e renderli felici. Pensavo che sotto quel candore, quel goffo modo di porsi, si nascondesse una immensa voglia di sesso. E spesso, non lo nego, così fu. Ero irriverente, sfrontata, ma sapevo mettere a mio agio l’interlocutore: le nerchie erano sempre belle dritte e turgide. Quanti gustosi pompini, che bei cazzi ricevettero la mia calda vagina e il mio culo accogliente e naturalmente lubrificato. 

Gangbang: il naturale approdo per la mia irrefrenabile voglia di maschio 

Più passava il tempo, più desideravo fare sesso. Non mi bastava solo essere la donna sfrontata pronta a rendere meno impacciato il ragazzo di turno. Volevo essere anche presa e fottuta da un uomo forte, vigoroso, che mi possedesse senza limiti. In altre parole, mi piaceva sentirmi anche umiliata, mi faceva sentire più troia che mai. Ed essere troia, francamente, rispecchia appieno il mio animo. 

La voglia di sperimentare era continua, irrefrenabile. Il passo verso le gangbang, a quel punto, non fu altro che la logica conseguenza della mia maturazione sessuale, di quella immensa voglia di godere ed essere sbattuta senza alcun limite. Mi piacciono i cazzi, sentirli sbattere in faccia con vigore ed ardore, prenderli simultaneamente in vagina e nell’ano, terminare le ammucchiate ricevendo tanto nettare in faccia ed ingoiarlo per assaporarne appieno il gusto

Passavo tutto il giorno, di fatto, ad organizzare la mia quotidianità sessuale. L’università, ormai, era diventata di secondo piano. Dopo aver faticosamente ottenuto la laurea in sette anni, un inferno dal punto di vista morale per mio padre, decisi che quella straordinaria passione doveva trasformarsi in qualcosa di più. Ed oggi, che sono la regina delle escort di Torino, posso dire che il mio sogno è diventata una splendida realtà: godo da impazzire e, soprattutto, faccio godere tantissimi uomini, pronti ad inondarmi di schizzi della loro libidinosa virilità.