Da sola al sexyshop per la prima volta

Racconto Erotico Donna Da Sola Al Sexy Shop

Un’alternativa divertente

Sono una ragazza solare alla quale piace divertirsi senza troppi problemi. Per mia scelta, non ho vincoli in ambito sentimentale e questo è un grande sollievo. Se mi manca l’amore? No, non troppo. Almeno per il momento voglio essere scevra da qualsiasi condizionamento e, se e quando arriverà colui che mi farà innamorare, lo accetterò senza problemi.

Quel giorno ero annoiata e anche un po’ irritata. Uscita come sempre dall’ufficio alle 18, non avevo ancora voglia di rinchiudermi in casa e ho preso a girare per le strade della mia città.
Sentivo che dovevo soddisfare l’esigenza di fare qualcosa di nuovo ma tutti i miei conoscenti, chi per un motivo e chi per un altro, parevano non essere disponibili.
Ciondolando pigramente, scivolavo da una vetrina ad un’altra ma senza troppi stimoli. D’altronde conoscevo già quanto era esposto, avendo fatto quel giro praticamente ogni giorno.
Mentre camminavo in modo automatico mi resi conto che c’era un negozio dove non ero mai stata. Si trattava di un sexy shop che aveva aperto da poco tempo e che solo in questo pomeriggio, aveva attratto i miei stimoli di curiosità.

Attraversai la via per osservare l’unica vetrina che c’era. Non c’era molto da guardare: un paio di manichini femminili ai quali avevano fatto indossare lingerie trasparente e in pizzo e qualche altro indumento sistemato per terra. La vetrina era protetta da un telo nero che impediva allo sguardo di attraversarla per vedere all’interno del negozio per cui, per soddisfare una eventuale curiosità, l’unica cosa da fare era varcare la porta a vetri anch’essa debitamente oscurata per assicurare la privacy.
Non avevo nulla da perdere a parte il tempo e, così, mi sono decisa ad entrare.

Ma proprio lui dovevo incontrare?

Un delicato suono di campanello scosse l’immobile aria non appena si richiuse la porta d’entrata. Segno evidente che lo scopo era quello di avvertire chi fosse dentro al negozio dell’arrivo di un nuovo cliente.
Ebbi modo di osservare l’esposizione che c’era ben sistemata all’interno di un bancone a vetri e sulle mensole che dominavano tre pareti del negozio. Praticamente, ogni capriccio erotico era stato ben considerato: giganteschi dildo di ogni foggia e tipo, strapon, palline vaginali, frustini, body in latex, manette, collari, palette per sculacciare, cazzi in gomma, biancheria intima, bambole gonfiabili, creme, preservativi, oli profumati, pillole rigeneranti e molto altro ancora. Mentre ero intenta ad ammirare questa incredibile gamma di oggetti creati per dare piacere, si aprì la tenda che portava di certo in un altro locale del negozio e con mia somma sorpresa, riconobbi Marco.
Marco, un mio amico di quando frequentavo l’Università e del quale respinsi le avances di quel tempo ma non perché non mi piacesse (è un bel ragazzo) ma in quanto allora non mi interessava aprire alcuna relazione con nessuno.

‘Luisa! Ma che bella sorpresa! – disse riconoscendomi subito – Ma quanto tempo è trascorso? Un paio d’anni? Tre?’ aggiunse.

La sorpresa mi lasciò senza parole per un attimo ma poi risposi ‘Tre anni…al tempo della Laurea. Ma com’è tu qui?’

‘E’ il mio lavoro. Questo negozio l’ho aperto da poco avendo ricevuta una piccola eredità che mi ha permesso di aprire questa attività’.

Ci osservammo incrociando lo sguardo, poi aggiunse ‘Vuoi essere mia cliente? Ho delle cosine che ti farebbero impazzire di piacere’.
Annuii stimolata dalla curiosità ma anche da un desiderio subliminale che era originato dalla vista di tanti sex toy eccitanti.
‘Aspetta. Chiudo la porta in modo che nessuno ci disturbi’ e così dicendo raggiunse la porta, apponendo un cartello dov’era scritto Sorry, we are closed e chiudendo a chiave.

Alla ricerca del piacere

Mi invitò a seguirlo oltre la tenda dov’era una seconda stanza più accogliente in quanto era presente un grande divano, uno schermo tv, un tavolino basso, un frigobar e una scrivania con sopra un laptop.
‘Questo è il mio regno – disse sorridendo – e qui ti farò divertire’. Si allungò verso la scrivania che era piena di confezioni e scatole più o meno anonime e ne prese una che aprì. ‘Vedi? Questa è la collana della felicità. Si tratta di piccole perle che devono essere infilate, una dopo l’altra, dentro l’orifizio anale. Vuoi provare?’
Senza attendere una mia risposta, dopo avermi fatta accomodare sul divano a pancia in giù, sollevò la mia gonna ed abbassò lo slip denudando il mio culo. Poi prese una boccetta contenente un unguento che mise delicatamente tutto intorno e dentro l’ano. Solo quella cosa mi produsse brividi di piacere e sentivo inumidirmi la fichetta.
Marco iniziò ad infilare le perle una per una, riempiendomi il culo di perline che mi provocarono un orgasmo al quale non seppi resistere.
‘Ti piace eh?’ disse abbassandosi i pantaloni e lasciando emergere un cazzo monumentale.
‘Ora succhiamelo tutto, troiona!’. Non me lo feci ripetere due volte e mi precipitai su quell’uccello grande e duro al punto giusto che leccai fino alle palle per poi inghiottirlo golosamente.
Marco prese la mia testa con le mani ed iniziò a scoparmi fino ad arrivare alla gola in modo frenetico. Un generoso fiotto di sborra riempì la mia bocca tracimando fuori e lasciandomi in apnea per qualche secondo, ossia fino a quando Marco estrasse il suo cazzo permettendomi di respirare.
Prese un grosso dildo con il quale penetrò la mia fica già abbondantemente bagnata prima di iniziare a leccarla e a succhiarla raggiungendo il mio punto G con la sua lingua. Altra esplosione di piacere.
Passò a scoparmi calibrando bene il ritmo e la potenza dei suoi colpi ma infilandomi il dildo in bocca affinché continuassi a fare un bocchino.
Mi trovavo con la fica piena di cazzo, il culo di perle e la bocca del gigantesco dildo. Esplodemmo ancora ma questa volta all’unisono, restando uno sopra all’altra per qualche minuto.
Poi ci rialzammo, sistemandoci alla meglio.
‘Questa te lo regalo – disse allungandomi la collana di perle -. Se vuoi godere ancora nel mio sexy shop, non devi far altro che tornare’.
Sottolineare che la mia noia era scomparsa è cosa ovvia.

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