Come fare un pompino perfetto

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Con il mio ragazzo provavo un forte senso di disagio quando mi chiedeva di fare certe cose.
Ricordo che ero poco più che una ragazzina anche se il mio fisico dimostrava ben altro. Potevo vederlo ogni volta che mi facevo la doccia: un seno da adulta, un corpo praticamente senza alcun difetto, un culetto alto e sodo che mi disegnava i jeans non appena li indossavo. E lo sapevo ancor di più quando passeggiavo per le vie della città, attirando sguardi desiderosi da parte di uomini di ogni età. Mi rendevo conto di essere bella e i vari compagni di scuola che ci provavano costantemente con me, erano la conferma oggettiva di quella mia consapevolezza.
Solo che…vedevo il sesso non slegato dal sentimento dell’amore; proprio quello con la ‘A’ maiuscola e non mi andava l’idea di vederlo in qualche modo contaminato da un mero desiderio carnale.

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Quando conobbi Lorenzo, mi parve di toccare il cielo con le dita. Bello ed impossibile per molte delle mie coetanee che lo sognavano giorno e notte, ebbe quella maturità nel corteggiarmi come nessun’altro avesse fatto prima di allora.
Galante nei modi, attento nei miei confronti, disponibile ad accontentarmi in ogni maniera, con l’andar del tempo conquistò completamente la mia fiducia fino a farmi decidere che sarebbe stato lui il mio ragazzo.
Come qualcuno cantò ‘furono baci e furono sorrisi…’ e fu anche l’inizio di un rapporto che giorno dopo giorno vide lo svolgersi di tutte quelle cose che fanno parte di una relazione tra due ragazzi.

Qualcosa cambiò non appena Lorenzo, al quale erano bastati fino a quel momento baci e carezze, cominciò a fare delle richieste che andavano al di là della logica possibilità di toccarmi certe parti del corpo.
Accadde una notte quando chiusi nella sua auto di rientro da un locale, mi fece una domanda a bruciapelo: ‘Amore, perché non mi fai un bel pompino?’.
Ebbi un attimo di sbandamento non sapendo se stesse scherzando oppure no ma, osservando il suo sguardo, mi resi conto che la sua era una vera richiesta seria.
Si, avevo già toccato il suo uccello. Dapprima strusciandolo protetto dai pantaloni e poi, tirandogli una sega per accontentare le esigenze di Lorenzo. Non avevo trovato alcun gusto in quella forma di gestualità che non mi diceva nulla se non lo strapparmi un sorriso sentendo i gemiti del mio ragazzo man mano che si avvicinava il momento del suo orgasmo.
Ma, oltre a questo, non ero andata anche perché non ero capace di fare nulla. Avevo visto qualche video su dei siti e non mi capacitavo del fatto che si poteva succhiare un membro provandone godimento. Per ultimo, avevo paura di non essere all’altezza della cosa e rimuovevo mentalmente il problema, pensando ad altro.

L’insistenza con la quale Lorenzo continuava a chiedermi questa cosa del pompino, mi stava creando non pochi problemi con me stessa. Infatti, non volevo chiedere consiglio alle mie amiche di scuola sia perché ritenevo l’argomento ‘delicato’, sia perché provavo una certa vergogna nel farmi scoprire inesperta. Non sapevo proprio a chi chiedere e questo mi creava uno stato di disagio del quale, solo mia madre, riuscì ad intuire come solo una madre può fare.
Certo, parlare con mamma di questi temi mi pareva una cosa inusuale ma era l’unica soluzione che poteva essere percorribile e, prendendo il coraggio a due mani, affrontai con lei la cosa.

Mia madre è quella che molti maschi considererebbero una vera e propria Milf. Un corpo curato in modo maniacale e una vita priva di sacrifici, le hanno permesso di conservare un invidiabile fisico che ha rallentato il suo apparir matura. Ma è soprattutto nello spirito che è restata una ragazzina di quelle che negli anni Ottanta, hanno conquistato orde di ragazzi…altro che veline di oggi.
Quando le ho raccontato cosa mi stava disturbando, si mise a ridere in modo schietto e sincero scuotendo la testa come per significare ‘ma guarda un po’ questa!’.

Come fare bene un pompino

‘Devi sapere che fare un bel pompino è una cosa facile ma non per questo priva di tecnica’. Se non fosse tuo padre quello che divide il letto con me, ti farei vedere dal vivo ma soprattutto per lui sarebbe qualcosa al di fuori della sua concezione. Ora, vieni con me in camera da letto e ti mostro’.
La seguii curiosa non sapendo dove voleva arrivare. Mi fece sdraiare sul suo lettone a pancia sotto. Poi aprì il cassettino del suo comodino da dove estrasse un grosso cazzo di color nero di cui ignoravo l’esistenza.
Si sdraiò vicino a me, armeggiando il suo giocarello di plastica ed avvicinandolo al mio viso.
‘Guarda…è come uno vero. Basta osservare i particolari…le piccole vene che arricchiscono il suo essere turgido. E poi guarda la cappella com’è ben fatta. Non ti viene voglia di succhiarla?’

Stavo analizzando quel suo sex toy e veramente dovevo confermare che era davvero realistico in ogni suo più piccolo particolare.
‘Vedi? Non devi prenderlo subito in bocca ma devi dare dei leggeri colpetti con la lingua proprio sulla punta, per farlo irretire e, nel mentre, con una mano puoi accarezzare le palle e con l’altra lo reggi magari masturbandolo di tanto in tanto. Puoi prendere il cazzo e usarlo a mò di frusta da darti sulla guancia e puoi usare la tua bocca come se fosse la tua fichetta: permettendogli di scopartela in ad arrivare in fondo alla gola. Ogni tanto lo fermi e lo succhi come se fosse una mentina e quando senti scorrere il sangue in modo forte, dai un morso sulla cappella ma non fortissimo…quanto basta per mandare indietro l’attimo dell’esplosione del suo piacere. Puoi succhiarlo, menarglielo, stringerlo, mordicchiarlo e soprattutto assaporare i suoi umori che, ancor prima dell’orgasmo, salgono fino alla cima della sua cappella.

Se lo vuoi fare godere da pazzi, mentre lo spompini in questo modo, infilagli indice e medio dentro al suo culo. Questo soddisferà la sua parte femminile perché penetrata mentre compie il suo ‘dovere’ di uomo e lo farà esplodere di piacere’.
Il modo nel quale mi stava insegnando come fare felice un uomo e gli esempi che parallelamente faceva con quel cazzone di color ebano, mi stavano facendo godere. Sentivo i miei umori tracimare fuori e bagnare le mutandine e, anche di questo, mia madre si rese conto.
‘Ah che figlia brava che ho! Brava….allora sei proprio come me. Perché non ti fai un ditalino mentre succhi quel cazzo che hai in mano? Ti posso aiutare. Non posso lasciare mia figlia senza una vera istruzione’ e così dicendo, insinuò la sua mano dentro i miei slip raggiungendo immediatamente la mia fica pronta a godere.

Mentre facevo un bocchino a quella verga perennemente dura, mamma aveva incominciato a leccarmi la fica provocandomi una teoria di piaceri che mi era sconosciuta. Avevo perduto ogni riferimento e sapevo di aver oltrepassato ogni soglia definita ‘border line’ ma l’importante era godere e se ci fosse stato un qualsiasi uomo mi sarei fatta scopare a sangue.
Fu una vera tutor che riuscì ad instradarmi in modo ottimo verso quel sentiero del piacere che vide Lorenzo godere della mia lingua, della bocca e anche della fica che non voleva più aspettare di essere scopata.