Come fare un ditalino raccontato da una ragazza

come fare un ditalino a una ragazza

Come fare un ditalino

Spesso mi lascio andare dai ricordi. Colpa dell’età, dico a me stessa. Arriva un momento nella propria vita che appare più facile voltarsi indietro che non proiettarsi in avanti. Lo ripeto mentre vedo la mia immagine restituitami impietosamente da uno specchio troppo obiettivo che mostra il corpo di una quasi cinquantenne con il suo passato alle spalle e che ha goduto la vita in pieno ma il cui presente è tutt’altro che eccitante.
Vedo una donna sposata e forse ancora piacente ma tutt’altro che infedele all’uomo con il quale ha vissuto quasi una vita e che ha ancora voglia di godere.
Il fatto è che mio marito si è, come dire…, appassito. Non avverte più quel brivido che animava il nostro rapporto, oramai incanalatosi nei meandri dell’abitudine e della noia.
Analizzando cinicamente il mio presente vedo una femmina che ha desiderio ma che non vuole tradire e, probabilmente, più per non essere sottoposta al giudizio dell’eventuale amante occasionale che non per un suo alto senso morale.Ed è stato proprio il rituffarmi nel passato a suggerirmi una soluzione che, almeno parzialmente, è riuscita ad allentare il mio nervosismo generato proprio dal desiderio di godere.

come fare ditalino

Avevo solamente quattordici anni quando, come tutte le estati, andai in vacanza dai miei zii che abitavano in campagna. Era diventata una specie di tradizione quella di lasciare la città a giugno, appena terminate le scuole, per rientrare alla base solo durante i primi giorni di settembre.
La scusa dei miei era quella di farmi respirare l’aria pulita della campagna ma ho sempre pensato che fosse solo per rimanere soli e vivere la loro intimità.
A tenermi compagnia c’era mia cugina Ester, che aveva un anno più di me. Trascorrere per anni, tre mesi pieni, ci aveva reso come sorelle e se pur nel resto dell’anno le occasioni per incontrarci erano poche, il nostro affiatamento non veniva mai meno.
In campagna e soprattutto dagli zii, la visione delle cose era completamente differente da quella che potevo avere io che vivevo in città e, in un certo qual senso, anche protetta dalla bambagia ed Ester, sorella maggiore acquisita per meriti, aveva sempre qualcosa da insegnarmi.
Quell’estate ci fu il mio battesimo con il sesso. Il mio ‘essere bambina’ si limitava a farmi sognare attori e personaggi famosi che vedevo galoppare su di un bianco destriero per correre da me a chiedermi in sposa e non avevo mai, e dico proprio mai, considerato che esisteva anche un aspetto carnale rappresentato dal sesso. Pensavo a baci e a mani che si sfioravano timidamente e nulla di più.
Ester, una volta, mi chiese se mi fossi mai masturbata. La domanda mi colse di sorpresa e, a fatica, riuscii solo ad accennare ‘no’ con la testa.
‘Vieni, lo facciamo insieme adesso che i miei non sono in casa’ aggiunse con fare risoluto.
Andammo nella cameretta che dividevamo e si stese sul letto dopo essersi sfilata le mutandine. ‘Vedi? E’ facile’ e così dicendo succhiò avidamente l’indice per inumidirlo prima di passarselo lungo la vagina in modo calibrato come per prepararla a quel ditalino.
Poi, vidi che l’indice puntava verso quella piccola fessura che penetrò mugolando di piacere rovesciando gli occhi all’indietro come rapita da una personalissima estasi.
Per non farmi prendere in giro e anche per soddisfare la mia curiosità, scimmiottai la scena che stavo vedendo e non appena mi penetrai in quel modo, una ondata di calore mi pervase l’inguine lasciandomi senza fiato. Unii i miei mugolii a quelli di Ester e, ad occhi chiusi stavo godendo di quel Nirvana di piacere che mutava a seconda dei gesti che stavo facendo. ‘Sgrillettati’ suggerì Ester e, pur non sapendo bene cosa avrei dovuto fare, trovai da me la strada. All’indice si unì anche il dito medio provocando l’aumento delle sensazioni goduriose che attraversavano tutto il mio corpo fino a quando l’esperta Ester, mi disse di utilizzare anche l’indice dell’altra mia mano contemporaneamente ma di infilarmelo dentro al culo.
Per nulla restia di quel suo nuovo consiglio, non esitai ad eseguirlo immediatamente e, non appena l’indice violò lo stretto orifizio, un caldo orgasmo tracimò dalla mia giovane fichetta bagnando il lenzuolo.

farsi un ditale

Fu quello il mio battesimo del sesso che, seppur in modo autarchico, dischiuse un mondo che avrei continuato a frequentare con tutto il piacere di farlo.

Quel ricordo salito alla mente in quel momento di abbattimento, mi fece capire che se avessi voluto ancora provare i piaceri di un tempo in attesa di una rinascita di mio marito, quello era il modo di provocarmi il piacere.
Ero sola in casa come sempre a quell’ora. Entrai in camera da letto abbassando le tapparelle che lasciavano entrare lame di luce che creavano una certa atmosfera intima. Mi tolsi il vestito restando con il solo intimo e mi stesi sopra al lettone.
La mia mano raggiunse la mia bocca dove infilai indice e medio che succhiai avidamente ad occhi chiusi. Mentre spompinavo le dita visualizzavo un bell’uccello duro come il marmo del quale potevo addirittura sentirne il sapore. La mia fica si era aperta già umida di desiderio e attendeva di tirarsi un ditalino per placare la sua voglia di cazzo.

Come si fa un ditalino

Le dita affusolate presero possesso della mia immaginazione per nulla virtuale dal momento che sbattevano contro le pareti della vagina, allegramente sgrillettandomi come avevo imparato a fare durante gli anni della mia gioventù prima ancora di avere il vero primo rapporto sessuale completo.
Mi sentivo di nuovo come una quattordicenne alle prese con le sue prime esperienze di sesso e avevo rimosso la tristezza di quell’immagine allo specchio che mi parlava di una donna che stava velocemente raggiungere quel break event time della sua vita sessuale. Ero di nuovo la ragazzina inesperta e sognante che si trovava su quel letto di campagna in compagnia di una cuginetta più ‘vissuta’ che le impartiva le prime lezioni dell’arte del piacere.
Sbrodolai in un modo che mi era noto e me ne fregai del fatto che avevo sporcato le lenzuola e, dopo quel primo orgasmo, continuai a masturbarmi con la tecnica del ditalino che, a differenza di sexy toy, era un qualcosa di più intimo e di umano grazie al calore delle dita e al movimento nervoso della mano che potevo governare aumentandone l’intensità o rallentandola per allungare l’estasi.
Mugolai di piacere senza regolarmi del fatto che qualche vicino avrebbe potuto sentire le mie grida di soddisfazione e, anzi, divertita proprio da quella piccola provocazione.
Dopo anni, avevo la conferma che Ester era stata una brava maestra.