Sesso e sculacciate per la mia mogliettina

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Ero appena tornato dal lavoro. Era stata una giornata veramente pesante, e avevo voglia di svagarmi, di non pensare. Solo una settimana prima io e mia moglie, Marta, eravamo ancora in ferie alle Canarie e sembravamo tornati ai primi tempi del nostro rapporto. Erano giorni pieni di passione anche grazie al fatto che entrambi non stavamo pensando a niente, nient’altro che noi.

Poi è tornata la routine e le canoniche otto ore quotidiane al lavoro. Di conseguenza la nostra attività sessuale è diminuita: per me è stato un vero supplizio, perché ancora me la ricordavo a pecora che urlava mentre la penetravo da dietro. Solo il pensiero mi faceva stare male, avevo un bisogno matto di sentirlo ancora a urlare in quel modo.

Ero appena tornato dal lavoro, ed era venerdì. Il sabato sarebbe stato libero per entrambi e quindi potevamo staccare per una sera da tutti i nostri impegni e la nostra anonima vita d’ufficio. Ero seduto in poltrona mentre stavo guardando la tv e a un certo punto sentii aprire la porta: era lei. Il suo volto era stanco, quasi tramortito a causa del suo capo che urlava e urlava e urlava. La prima settimana di rientro era andata ed i giorni precedenti a quel venerdì furono problematici per entrambi. Marta rientrava ogni sera e io, che tornavo prima, le facevo trovare la cena pronta per poi ascoltare con pazienza e con amore tutte le sue lamentele.

racconti erotici di sculacciate eroticheMa quel venerdì mi bastò vedere il suo sorriso malizioso appena tornò a casa per capire che sarebbe stata una serata diversa. Preparai la cena anche quella sera, ma non facemmo in tempo a mangiare che già ci trovammo in camera da letto. Mi tirai, anzi lei mi tirò letteralmente giù i pantaloni e me lo prese in mano subito. Non feci in tempo a dirgli qualcosa che già se lo era messo in bocca. La situazione stava iniziando a farsi incandescente, e già non vedevo l’ora di metterla a pecora e scoparla con violenza come piaceva a lei. Sì, perché lei voleva sentire le mie palle nel suo sedere mente la penetravo da dietro.

È la cosa che più la faceva impazzire era quando la schiaffeggiavo con delle sculacciate ben assestate e le urlavo che era una troia assetata di cazzo.

Quel venerdì fu ancora più particolare perché l’attesa per la nostra serata di passione si era ormai fatto estenuante, ansiosa e con una voglia che si era accumulata con il passare dei giorni. Il mio uccello stava letteralmente esplodendo e mentre lei me lo stava tenendo in bocca era come se io non stessi sentendo niente tanta era la voglia di metterglielo in culo.

Anche lei non stava aspettando altro che mettersi a pecora e gridare come la peggiore delle maiale. E così la cosa andò avanti fino a che non la afferrai per i fianchi e lei si mise a cavalcioni sopra il letto, dandomi le spalle e strappando quasi le lenzuola. Iniziai a penetrarla piano piano ed il suo silenzio iniziale stava lentamente dando spazio a una voce sussurrante ma che con il passare dei minuti iniziava a farsi più decisa, soprattutto quando la sculacciavo. Mi gridò “scopami”, quasi a volermi far credere che non stava sentendo niente.
Ma entrambi sapevamo che non era vero, glielo stavo infilando fino in fondo e mi bastava sentire le dita dei suoi piedi tirate per capire che in realtà quella porca stava cuocendo a puntino.
Marta era tornata a divertirsi dopo una settimana ed a comportarsi da maiala come noi desideriamo in ogni istante in cui siamo insieme nella stessa stanza.

sculacciate mogliePer un’ora di fila la penetrai fino a farla venire, e sentirla urlare di piacere fu per me come morire. Sì giro verso di me, mi guardò con quello sguardo tra il minaccioso ed il malizioso che ogni volta mi fa impazzire. Riprese ancora in mano il mio uccello e, dopo aver tirato qualche sega, se lo rimise in bocca mentre io la incitavo dandole della puttana.
Mi guardò come se mi stesse dicendo che avevo ragione, ma il gioco tra di noi funzionava in questo modo e non posso descrivere quanto forte fosse la nostra passione in quel momento. Mi succhiò l’uccello fino all’ultimo e le venni in bocca e poi come piaceva a lei le gettai un po’ di sborra nel viso. Era venerdì, e la passione era tornata ad accendersi.