Una sottomessa che vuole dominare

una sottomessa che vuole dominare

Da cameriera a dominatrice

Mi dovevo proprio sfogare. La mia vita da sposata non era proprio quella che avevo sognato e dopo un paio di anni di menage, mio marito era praticamente cambiato in modo totale. Le dolcezze e le attenzioni di un tempo erano svanite, disciolte come neve al sole e al loro posto era subentrata una sorta di apatia nei miei confronti che alimentava la mia insoddisfazione. Lui si dedicava anima e corpo al suo lavoro per arrivare a conquistare degli obiettivi che si era prefissato e che, inizialmente, mi avevano dato l’impressione di un uomo dedito al lavoro come mezzo per ottenere un certo benessere ma che avrebbe tuttavia messo in subordine rispetto al nostro matrimonio. Invece, gradualmente, si era verificato il contrario.

Dopo due anni ero finita a fare la schiava a casa con il compito di rassettare quotidianamente, uscire per fare la spesa, preparare da mangiare, lavare e annoiarmi.
Una o due volte alla settimana si faceva sesso ma sempre e solo per il suo piacere. Anche in quello era cambiato: non più l’ardore della passione, il delizioso gioco dei preliminare, la sottile complicità erotica alimentata dal sentimento bensì la classica ‘scopata e via’ più utile a far svuotare lui che non a far godere me.

Ingenuamente avevo pensato che forse era un momento passeggero; che il suo lavoro stava mettendolo sotto pressione; che prima o poi avremmo goduto entrambi dei benefici di tanto sacrificio mutuo…ma mi sbagliavo.
Non avevo tenuto conto del fatto che i soldi rendono schiavi e che l’ingordigia non ha alcun limite. Mio marito, lavorando, stava guadagnando tanto ma mi resi conto che non era mai sazio: era come una droga l’accumulare denaro. Sicuramente (non avevo prove ma solo sospetti) mi tradiva e questo giustificava in lui l’assenza degli stimoli di un tempo e le poche attenzioni che mi dedicava anche sotto il profilo sessuale.
Al di là della gelosia, erano due gli aspetti che mi stavano dilaniando: il fare la serva h24 e non avere neppure la soddisfazione di vivere il sesso in maniera totalizzante.
Stavo male ma non pareva interessare nessuno ad iniziare da me e dovevo darmi una regolata se volevo cambiare registro.
Mi dovevo trasformare da cameriera a dominatrice o la mia vita sarebbe andata sempre peggio.

Primo obiettivo: farmi un amante

Guardandomi allo specchio dopo la doccia, vedevo una donna decisamente attraente e questa opinione me la confermavano gli sguardi degli uomini che incrociavo camminando per strada. Il fisico che madre natura mi aveva regalato e che stavo curando attentamente, riscuoteva un certo successo che diveniva ancor più evidente quando indossavo un abbigliamento più provocante del solito. Scarpe con tacchi alti, autoreggenti e tailleurino che disegnava il mio corpo, offriva ai passanti un profilo decisamente interessante e lo sapevo.

Fu una combinazione che accettai di buon grado quella di farmi un amante. Lo incontrai casualmente dentro ad un supermercato ed avvertii immediatamente un brivido corrermi lungo tutta la schiena. Mi piaceva quel volto da uomo e il fisico atletico che dava una sensazione di protezione. Fu facile essere rimorchiata con una scusa banale e ancor di più finire tra le sue braccia. Avevo tanto sesso da recuperare che la prima volta che andai a letto con lui, il tempo volò rapidamente. Fu una sorpresa per me quella di non soffrire di alcun rimorso e scopare con uno sconosciuto, tradendo mio marito per la prima volta, mi parve la cosa più naturale della vita.
Ero felice di poter godere di quell’uccello che penetrava ogni parte del mio corpo e che mi faceva sentire ancora sessualmente viva e, oltre al piacere fisico, si aggiungeva una sottile soddisfazione personale di rivalsa nei confronti di un marito che meritava di essere punito.
Proprio questo stimolo insinuò in me l’idea di ripagarlo pan per focaccia e di rendere evidente la mia vendetta.

Sottometterlo e schiavizzarlo

Dopo aver studiato un piano d’azione, ebbi il coraggio di metterlo in atto con la complicità del mio prestante amante.
Avvenne durante un fine settimana. Come sempre, mio marito era seduto sul divano con il tablet in mano ad esplorare il web mentre io mi trovavo a sfaccendare la casa. All’improvviso urlai che non ce la facevo più a vivere come una domestica mentre lui giocava a fare l’uomo d’affari. Conoscendolo bene cadde nella mia trappola e mi disse che non ci sarebbero stati problemi nell’invertire i ruoli dove mentre lui si occupava della casa, io avrei dovuto prendere il suo posto. Con non poca sorpresa da parte sua, accettai il cambio e mi spogliai tutta pretendendo che lui facesse lo stesso per indossare ognuno i vestiti dell’altro. Sorrise pensando che fosse un gioco al quale sottostare per vederne la fine ma commise un errore di valutazione. Indossai la sua tuta mentre lui fu costretto a infilarsi i miei autoreggenti, il body e la vestaglietta e ad afferrare il panno con il quale stavo pulendo il tavolo.

Godevo non poco nel vedere il brillante businessman travestito da donna mentre veniva da me incitato nel fare questo e nel fare quello. Mi piaceva dominarlo finalmente ma non era ancora finita. Il mio amante suonò alla porta come concordato ed entrò nel salone. Senza alcun problema confessai a mio marito che si trattava dell’uomo che io soddisfacevo da qualche tempo per compensare alle sue assenze e che ora avrebbe dovuto farlo lui, dal momento che c’eravamo scambiati di ruolo.
Il mio amante si abbassò i pantaloni e fece uscire il suo nerboruto cazzo in attesa di essere succhiato da mio marito che, in ginocchio, era sconvolto dalla scena che stava vivendo.

Gli afferrai la nuca e con violenza avvicinai la sua testa all’uccello del mio amante fino a costringerlo a prenderlo in bocca e accompagnandola nel movimento di un pompino che, dopo le prime titubanze, seguitò a farlo per proprio conto.
Ero eccitata all’ennesima potenza tanto da iniziare a masturbarmi godendo di quanto stavo assistendo e, ancor di più quando il mio amante, schiaffeggiava mio marito per brutalizzarlo ancor di più.

Mi sentivo una dominatrice che veniva ripagata di tutte le umiliazioni che avevo vissuto in quegli anni di appassimento matrimoniale e provavo piacere nel vedere mio marito essersi trasformato in uno schiavo ubbidiente da dover punire qualora non avesse eseguito i miei ordini.

Avevo finalmente trovato una dimensione nella quale trovavo la mia gratificazione di donna e mi compiacevo di quella nuova identità che, quasi casualmente, avevo trovato. Mi piaceva essere una padrona dominante e poco mi importava se mio marito avesse continuato a giocare ad interpretare la figura di businessman. Quando sarebbe rientrato a casa, sarebbe stato sempre il mio schiavo e questo mi bastava.