Sesso di gruppo con i colleghi

racconti sesso tra colleghi

Una incredibile gang bang tra colleghi

Da poche settimane sono entrato a lavorare in un magazzino di un brand famoso, tramite un interinale. I soliti contratti a termine esauriti i quali, se sei bravo, vieni assunto direttamente.
Ho già avuto esperienze in tal senso e sono abituato a sapere che mai nessuno ti assumerà come dicono nelle promesse iniziali e tornerò a cercare lavoro un’altra volta.
Dove lavoro ho subito familiarizzato con i miei compagni e, poco a poco, conquistato la loro fiducia. Vedono in me un ragazzo dinamico e al passo con i tempi che ama divertirsi in compagnia e a rispettare il senso dell’amicizia.
Così è incominciata un’avventura che, quando la racconto, pare addirittura impossibile.

Tutto inizia un giorno quando Mario, un dipendente dell’azienda, prende a confabulare con Paolo, il collega che mi ha fatto da tutor quando sono entrato.
Non era raro vedere Paolo parlare con altri colleghi ma era la prima volta che Mario lasciava il suo comodo ufficio per venire in quella che noi che ci lavoriamo, definiamo ‘la valle dell’inferno’ per via del caldo che in estate rende soffocante lo stare in quel grande Hub senza aria condizionata.
Dopo un rapido sguardo, continuo ad occuparmi del mio lavoro non dando più di tanta importanza alla cosa.

Nello stesso giorno alla pausa pranzo, mi sistemo come al solito nel piccolo spazio verde prospiciente l’edificio per consumare il panino che mi ero portato da casa per risparmiare sulla mensa aziendale. Si avvicina Paolo sorridente.
‘Ehi Lorenzo – mi fa- sei libero domani alla fine del turno?’.
Non avevo nulla da fare e risposi ‘Si, certo. Perché? C’è da fare qualche ora di straordinario?’.
Paolo sorrise sornione ‘Può essere, ma non come lo intendi tu’.
Il suo fare sibillino stava alimentando la mia curiosità ma attesi che il mio tutor continuasse la conversazione.
‘Ti ho visto queste settimane e ho visto che sei un tizio ok. Per questo ti ho scelto per partecipare ad un festino che domani sera si terrà negli uffici dei grandi capi’ aggiunse continuando a sorridere.

‘Di cosa si tratta? Una festa negli uffici della direzione? Per noi magazzinieri?’ replicai.
Senza troppo girarci attorno, Paolo aggiunse ‘Ti fidi di me? Ti assicuro che avrai più di una ragione per rimanere soddisfatto. Domani a fine turno, aspettami all’uscita posteriore della ‘valle dell’inferno’, verrò con altri amici.
Inutile sottolineare il fatto che la mia curiosità si era trasformata in modo morboso che solo il giorno dopo sarebbe stata soddisfatta.

Una festa negli uffici direzionali:

Il giorno passava lentamente e, mentre lavoravo, mi interrogavo se Paolo mi avesse cordialmente preso in giro (avevo realizzato che era il 1° di aprile!) oppure se effettivamente si trattava di una festa aziendale.
Finalmente arrivò il tanto atteso fine turno e seguendo le istruzioni ricevute, mi recai all’uscita posteriore che difficilmente veniva utilizzata.
Il tempo di fumare mezza sigaretta e vidi Paolo che sbucava da un lato dell’edificio. Insieme a lui, riconobbi anche Roberto, Said, Andrea e Gianni: si trattava di altri magazzinieri come noi che avevo già incontrato diverse volte e con i quali avevo una certa confidenza.
‘Allora è vero! –esclamai- Pensavo ad un pesce d’aprile…’ .
Paolo mi lanciò uno sguardo come per significare che ero stato scemo a credere ad una burla e poi si avvicinò e me, spiegandomi.

‘Tu l’hai mai vista la responsabile del personale?’
Mi venne in mente che avevo intravisto da lontano una donna sulla quarantina che parcheggiava una BMW sportiva elegantemente vestita e qualcuno mi aveva detto che si trattava di una persona importante.
‘Vagamente’ risposi.
‘Devi sapere che alla dottoressa (noi la chiamiamo così) gli piace fare delle vere porcherie e, per sentirsi appagata sessualmente, un paio di volte al mese convoca qualche ‘ragazzo’ del magazzino perché la faccia divertire. Ovviamente chi partecipa deve avere una bella presenza e, soprattutto, un cazzo grosso. Tu di bella presenza lo sei e sei anche atletico…spero che c’hai pure un bell’uccello perché alla dottoressa piace succhiarlo’.
Non avevo mai sentito parlare di una storia del genere ma vedendo le facce degli altri, compresi che tutto quello che mi aveva detto Paolo corrispondeva alla verità.

La dottoressa dell’uccello

Quando entrammo all’interno della palazzina dei capi, regnava il silenzio.
Paolo, seguendo un invisibile filo di Arianna, condusse il gruppetto verso l’ala dell’edificio dov’erano ubicati gli uffici dei vari responsabili e aprì la porta contrassegnata da una targa in ottone dov’era indicato il nome della dottoressa e il suo ruolo. Era veramente la responsabile del personale.
Girata di spalle, immersa in una contemplazione fuori dal tempo, la dottoressa guardava fuori dalla grande finestra.
Il suo ufficio era spazioso e oltre alla scrivania di rappresentanza, c’erano un paio di grandi divani in pelle, tavolini, sedie e altri mobili di prestigio.
Su uno dei tavolini, si trovano delle bottiglie di champagne e dei bicchieri di plastica usa e getta.
‘Servitevi’ disse la donna.

Si trattava di una quarantacinquenne che ancora dimostrava di avere un bel corpo, che era stretto in un tailleur di alta moda. Si alzò venendo verso di noi che stavamo con i bicchieri in mano e si inginocchiò davanti a Paolo.
Con perizia gli sbottonò i jeans e gli abbassò gli slip iniziando a succhiargli l’uccello come se non ci fosse un domani.
Said, il marocchino, si avvicinò dopo essersi parzialmente spogliato esibendo un cazzo così gigantesco che non pensavo la dottoressa avrebbe potuto spompinare: mi sbagliavo.
Circondata dagli altri, la donna si fece togliere la giacca del tailleur rimanendo con il solo reggiseno trasparente che mostrava un seno ancora sodo e naturale.

Preso dal desiderio mi abbassai per succhiarle un capezzolo mentre continuava a succhiare qualcuno e, contemporaneamente, facendomi una sega.
Paolo esplose inondandola di sperma mentre Said si era sdraiato sul pavimento per impalare la donna che aveva preso il mio cazzo in bocca, ingoiandolo tutto fino alla gola.
La ridda di cazzi duri la circondavano e facevano a turno a sborrargli sul viso, sopra i capelli, sulle tette e per ogni dove senza ritegno.
Ci fu chi raccolse il proprio sperma dentro ad un bicchiere con dello champagne e glielo fece ingurgitare quasi strozzandola.

La gang bang durò fino alla mezzanotte e alla fine, la dottoressa era stremata dal piacere di essere stato scopata ed inculata a più riprese e di essere stata inondata da così tanta sborra da annegare.
Prima di uscire, mi lanciò uno sguardo come se volesse dirmi che era rimasta soddisfatta dalla mia prestazione.
Fu la mia prima ma non unica volta dal momento che, terminato il contratto a termine, venni assunto con uno a tempo indeterminato voluto proprio dalla dottoressa dell’uccello.

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