Il mio primo tradimento lesbo

tradimento lesbo

Io e Marco stavamo insieme da anni ormai: ci eravamo incontrati al liceo, lui serio e diligente, io timida e silenziosa. Non avevamo quasi mai avuto contatti fino all’ultimo anno. Ci innamorammo e dopo la sua laurea il matrimonio. Il primo figlio arrivò qualche anno più tardi.

Da allora sono cambiate tante cose. Ho quasi 40 anni, i figli son diventati due, mio marito da quel ragazzo attento e premuroso che era è diventato distratto e assente. Un giorno ad un corso di fotografia incontro Lei: occhi azzurri, capelli lunghi neri, piercing sul naso e sulla lingua, alta, androgina, con un sorriso dolce e furbetto. Non so perché, eppure subito iniziamo a legare, a ridere, e passare le nostre serate al corso sempre vicine. È lesbica, ma questo già si capiva, così come il fatto che fosse una sorta di don giovanni in versione gay.

Perfino al corso vedevo il suo telefono illuminarsi di continuo. Lei sorrideva e mi guardava, come se fosse un gioco fra noi. In poche settimane confessai a lei cose che nemmeno alle mie amiche più intime avevo mai detto. Era diventata parte della mia vita in maniera folgorante, come un uragano che ti travolge.

sensual lesbo

Un giorno la sognai: eravamo insieme al corso, lei aveva allungato la mano per sfiorarmi il viso ed un brivido aveva percorso il mio corpo. Lei lo vide e mi sussurrò:- lo sapevo -. Il suo alito caldo, il suo profumo dolce mi fecero rabbrividire ancora di più. Lei lo vide e fece scendere la sua mano più giù fino a toccarmi in mezzo alle gambe. Il mio volto era rosso porpora e laggiù, là in basso c’era l’oceano.
Mi svegliai così, con quella sensazione di calore diffuso, e per tutta la mattina non pensai ad altro oltre le sue dita affusolate e la sua bocca calda che mi sussurrava quelle parole. Il giorno dopo la rividi al corso ed istintivamente non riuscii a non arrossire. Lei se accorse – esattamente come nel sogno – e sorrise. Non fece altro, ed io rientrando a casa sentii che avrei voluto mi avesse parlato e fatto ben altro.

chat lesbo
Era la prima volta che provavo qualcosa del genere eppure non ne ero turbata. Non pensavo a mio marito, al fatto che fosse una donna, a cosa questo significasse. Non mi interessava niente, solo il desiderio che sentivo crescere dentro verso di lei, quel calore che mi accompagnava ogni volta che la vedevo o la pensavo. Volevo fare l’amore con lei, a tutti i costi. Non avevo mai nemmeno dato un bacio ad una donna, non mi era mai interessato, ma volevo farlo con lei, volevo sentire la sua pelle, le sue mani, il suo profumo che non riuscivo a dimenticare.
In quei giorni al corso ero in preda alla tarantola: non riuscivo a star ferma su quella sedia vicino a lei, avevo sempre bisogno di muovermi, cambiavo posizione in continuazione. Lei sorrideva, come se sapesse tutto, quasi compiaciuta. Un giorno si avvicinò e mi sussurrò accarezzandomi i capelli: – so perché sei così-. Mi diede un bacio lievissimo sul collo, percorse con la mano il mio braccio e si rigirò a seguire la lezione. Ero un lago. Aveva capito tutto e io la volevo ancora più di prima.

Ma lei sembrava divertirsi un mondo a lasciarmi lì, ad aspettare che facesse qualcosa. Quando rientrai a casa le scrissi solo un sms: – Ti odio-. Lei rispose con un emoticon dalla faccina sorridente. Maledetta!
Dopo qualche ora le mandai un altro messaggio:- Quando ci vediamo da sole?- Era sfacciato, sì, ma basta, non ne potevo più di giocare al gatto col topo. La volevo, punto! Mi rispose solamente la sera tardi: – Via XXXXX n.4, interno 13. Citofono: Saraceno.

Vieni quando vuoi-. In altre situazioni mi sarei fermata un attimo, avrei avuto paura, dubbi. Ma ero risoluta ed eccitata. La mattina dopo alle 9 ero sotto casa sua. Non feci in tempo a chiudere la porta di casa che mi sbatté contro la porta baciandomi e allargandomi le gambe: – Finalmente- mi disse.

Furono le uniche parole di senso compiuto che sentii in tutta la mattina. Per il resto c’erano solo sospiri, ansimi, grida, lingue che si cercano e un piacere diffuso indimenticabile.