La mia coinquilina mi ha succhiato le tette

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Vivere da studentessa universitaria fuori sede non è cosa semplice. Dalla Calabria, avevo scelto l’università a Bologna come meta del mio studio e, per poterlo fare senza contare sull’aiuto dei miei, avevo investito tutti i miei risparmi che mi avevano permesso di affittare un piccolo appartamento in periferia e di sopravvivere alcuni mesi, ossia il tempo di trovare un lavoretto con il quale mantenermi.
Avevo trovato quasi subito un posto da cameriera in un pub vicino alla mia facoltà e, dopo aver messo delle inserzioni, anche una coinquilina con la quale dividere le spese di affitto e delle utenze di quei 50 metri quadrati in zona Barca che mi stavano ospitando da qualche tempo.
Paola, la mia inquilina, era una ragazza che veniva da Bergamo e che non aveva problemi di sopravvivenza dal momento che il padre non aveva alcun problema nel mantenerla e nel soddisfarle tutti i capricci.

Era particolarmente bella con i suoi capelli lunghi color ruggine che amava raccogliere in una coda di cavallo oppure, con due trecce sbarazzine che la facevano assomigliare a Lara Croft. Il fisico rasentava la perfezione: madre natura era stata particolarmente generosa e senza diete o sessioni in palestra, Paola appariva in forma smagliante. Amava cambiare il suo stile da un giorno all’altro e se un giorno indossava jeans strappati e scarpe da ginnastica, il giorno dopo era capace di indossare un vestito prêt-à-porter e scarpe con tacchi da 12.
Inutile dire che quando partivamo per andare in facoltà insieme, i ragazzi si rivoltavano ad ammirare quelle forme che non passavano certo inosservate.

Devo ammettere che anch’io non sono affatto male anche se le mie origini decisamente mediterranee sono alquanto evidenti: capelli neri ondulati, carnagione color ambra, occhi neri, tettone più che abbondanti e lato B che si fa notare.

La convivenza viaggiava di pari passo con gli impegni di entrambe ma nessuna di noi due aveva un ragazzo. Io ero troppo occupata e tra studio e lavoro, l’unica velleità che avevo era solo quella di rientrare a casa per farmi una doccia e andare immediatamente a letto dove, dopo qualche minuto passato a chattare con lo smartphone, crollavo dalla stanchezza e dal sonno.
Paola su questo tema, era totalmente discreta anche se in facoltà molti studenti parlavano di lei e del suo fisico.

Accadde durante una sera invernale tipicamente bolognese. Una insolita nebbiolina era scesa sulla città e la basilica sul colle era praticamente svanita alla vista di tutti, celata da quella coltre di tristezza e umidità di un novembre ancora lungo da terminare. Il mio esame per il quale mi ero preparata da tempo non era andato bene e avevo preferito rinunciare ad un voto basso che avrebbe rovinato la media, ben sapendo che avevo solamente originato un’altra prova di esame che avrebbe significato altri problemi.

Mestamente rientrai nel piccolo appartamentino alla Barca dove l’unico mio desiderio era quello di resettare tutto. Trovai Paola, intenta a leggere accovacciata sul divano, alla quale non sfuggì la mia aria triste che parlava per me. Il nostro rapporto fino a quel momento era stato caratterizzato da una confidenza che aveva avuto dei limiti e, in modo reciproco, rispettavamo la nostra privacy con giusto senso della misura.

Mi invitò a sedermi al suo fianco per lasciarmi sfogare solo se l’avessi ritenuto opportuno e, sorprendentemente, mi accorsi del fatto che tutto ad un tratto ero come un fiume in piena, confidandole ogni mia pena e quel sacrificio di mantenermi agli studi duramente per non chiedere nulla ai miei che, d’altronde, non avrebbero neppure potuto aiutarmi.

Mentre parlavo tra singhiozzi e lacrime, le mani di Paola in maniera dolcissima, mi accarezzavano i capelli per poi scivolare senza clamore, sul collo dove potevo sentire la pressione dei suoi polpastrelli che, rapidi, risalivano sulla nuca strisciando la mia cute con le unghie.
Cominciai a sentire delle leggere vampate di calore come fossero dei brividi al contrario che, partendo dall’inguine, si andavano a ramificare verso l’alto provocandomi una sensazione piacevolmente strana.

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Il suo viso si avvicinò al mio come se avesse bisogno di ascoltare meglio le mie parole e vidi le sue labbra dal perfetto contorno dischiudersi come per offrirsi alle mie.
succhiatette lesboMentalmente mi domandai cosa mi stava accadendo ma a quella domanda non ebbi tempo per rispondermi, sorpresa dal gesto di Paola che aveva incominciato ad accarezzarmi delicatamente la mia fichetta. Le sue abili dita non trovarono ostacoli e neppure resistenza dal momento che stavano provocando un desiderio che mai avrei sospettato prima di avere: quello di fare sesso con una ragazza. Paola continuò la danza del piacere, aprendosi l’accappatoio che la copriva e lasciandomi ammirare il suo corpo perfetto che, immediatamente, ebbi voglia di toccare e trasformare in una fonte di piacere.

Le labbra si dischiusero e sentii la calda lingua di Paola che violentava la mia bocca regalandomi un sapore sconosciuto. Poi, con maestria, la mia coinquilina si gettò sulle mie tette leccando con voluttà le aureole ben marcate che avevo, succhiandole nel contempo e producendo l’irrigidimento dei capezzoli che si presentavano lunghi, sodi ed impazienti di essere l’oggetto di quel desiderio saffico che si stava alimentando minuto dopo minuto. Mi strizzava le tette enormi con le mani, mentre io osservavo le sue tette lesbiche davanti a me.

Mi sentivo una tettona lesbica in balia del suo piacere

Quando Paola cambiò posizione pretendendo la stessa cosa da me, mi ritrovai sdraiata sul divano con lei sopra ma a parti invertite e sentii la sua lingua scivolare sulle mie grandi labbra prima di entrare dentro la mia fichetta che continuava ad ardere di desiderio. E mentre consideravo tutto questo, mi ritrovai a succhiare per la prima volta la fica di un’altra donna in un vero e proprio cunnilingus lesbico e volevo sentirne gli umori una volta che questi tracimassero da dentro. La sua fica lesbo era aperta e pur non sapendo cosa fare ci affogai la faccia sopra, mentre le mie tette speravano di essere di nuovo palpate dalla lesbo in calore.

racconti lesbo tettoneStavo vivendo la mia prima esperienza lesbo e lo stavo facendo con la piena soddisfazione e consapevolezza. Quella prima carezza ricevuta da Paola aveva stravolto in pieno qualsiasi mia precedente convinzione a proposito di sesso lsb. Non mi ritenevo certo una verginella ingenua e mi era sempre piaciuto nel farlo con chi riusciva a solleticare il mio interesse, ma non avevo mai preso in considerazione di vivere un orgasmo con un’altra ragazza.

I seni eretti della mia coinquilina mi eccitavano e sentirmi strusciare dai suoi capezzoli duri mi provocava un torbido desiderio di farmi prendere da lei in qualsiasi modo. Il divano lasciò il posto ad un più comodo letto dove i nostri corpi nudi si erano dimenticati del freddo e dell’umidità di quella sera oramai trasformatasi in notte piena. I miei orgasmi si confondevano con i suoi in un simbiotico scambio gestuale che appariva come una delicata danza pronta a modificarsi in uno sfrenato ballo liberatorio.

Mi risvegliai la mattina dopo abbracciata al corpo di Paola che continuava a dormire beatamente. Ammirai la sua pelle vellutata senza alcuna imperfezione e, sollevando il piumone, continuai la mia esplorazione facendo cadere il mio sguardo sulla sua curata peluria che ancora conservava tracce di piacere. Chiusi gli occhi e sentii nuovamente quel calore scuotermi all’improvviso e salire fino alla mie guance inviandomi l’inequivocabile segnale che volevo fare sesso con lei.

Fui io a prendere l’iniziativa, infilando senza alcun riguardo, indice e medio, dentro la sua fichetta addormentata. Paola mugolò di piacere lasciandosi violentare in quel modo da me prima di ricambiare le sue attenzioni nei miei confronti. Si gettò a capofitto sui miei seni che succhiò avidamente facendomi godere quasi subito, tanta era la mia voglia di lei sulle mie tette.
A distanza di tempo, Paola è venuta a vivere in camera mia e come un tempo sono alla ricerca di una nuova coinquilina. L’importante è che la prossima ragazza, debba essere bella e disinibita e ben disposta a sperimentare nuovi modi per raggiungere l’estasi, accompagnata da una coppia ben solida come quella formata da Paola e da me.