Racconto soft: Incontri di sesso in una chat lesbica

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Una sera, mentre ero intenta a fare una ricerca commissionatami dal professore e navigavo su internet, mi apparve la notifica di una nuova mail ricevuta proprio in quel momento: in un primo momento pensai che si trattasse di uno di quei soliti annunci, invece mi accorsi che era qualcuno che cercava di mettersi in contatto con me. Lessi che si chiamava Jade: si trattava sicuramente di un nickname e quel contatto proveniva da…una chat lesbica!
Che io ricordassi non mi ero mai iscritta a nulla del genere ma quando feci mente locale, ricordai che qualche giorno prima erano venute a casa mia le mie amiche e ad un certo punto le avevo viste sghignazzare senza riuscire a scoprire cos’avessero da ridere: ecco scoperto l’arcano, mi avevano fatto uno scherzo. Sorridendo aprii la mail e cliccai sul link che mi avrebbe rimandata al sito così da poterle rispondere.

“Cara Jade…” Scrissi “mi dispiace, sono vittima di uno scherzo, in realtà non sono omosessuale e non dovrei avere un profilo in questo sito”. Si, mi sembrava perfetto!

racconti amicizia chat lesbicaPassò qualche secondo e ricevetti la risposta che diceva: “Ah no? E come fai ad esserne sicura? Hai provato?”. Furono domande che mi colsero impreparata: in effetti no, non avevo mai provato e avevo sempre dato per scontato di essere eterosessuale. Incominciò in quel momento, dentro di me a muoversi qualcosa mai percepito prima, una sorta di nuova curiosità che mi spinse a proseguire la conversazione.

Iniziaii a rispondere a quella ragazza che in realtà si chiamava Andrea e a poco a poco si creò una sorta d’intesa: molto spesso, la prima cosa che facevo quando rientravo a casa era quella di accendere il computer e di collegarmi al sito per vedere se mi avesse scritto; ogni volta trovavo un suo messaggio in cui mi chiedeva quale fosse il colore degli slip che indossavo in quel momento o quale fosse la mia fantasia più ricorrente in ambito sessuale.

Generalmente non mi lasciavo andare a questi discorsi con sconosciuti, il mondo delle chat non aveva mai costituito un’attrattiva per me ma Jade, forse perché era una donna o forse per come si poneva con quel suo modo di fare libero, curioso e sbarazzino allo stesso tempo, mi trasmetteva una sensazione di tranquillità e di sperimentazione che indagai fino in fondo. Parlava di sesso ma non era mai volgare, scambiavamo le confidenze ed era come se lei capisse le sfumature di quei discorsi, meglio di come facessero le mie amiche.

Fu così che durante una di quelle interminabili chiacchierate scoprimmo di non abitare distanti e decidemmo di incontrarci dal vivo in una città a metà strada per entrambe.

Quando la vidi la riconobbi subito: capelli corti, molto ricci, sopracciglia marcate e occhi castani profondi; il viso era magro e pieno di efelidi di ogni tonalità ma quando sorrideva le si potevano scorgere delle fossette molto sensuali; infine il rossetto: aveva scelto un color rosso intenso e brillante che con la sua pelle olivastra stava d’incanto. Il fisico era invece mascolino, molto stretto e poco formoso: anche il look rispecchiava la sua inclinazione al portamento maschile.

Sentii lo stomaco aggrovigliarsi sin dal primo momento ma ancora recitavo la parte dell’eterosessuale e cercai di fare la disinvolta: lei parlava ma più volte mi accorsi di perdere il filo del discorso e di concentrarmi più che altro sul movimento delle labbra: evidentemente ad un certo punto se ne accorse perché sorrise e ripetè il mio nome un paio di volte prima che mi disincantassi: stavo ancora lì con la bocca semichiusa quando sentii la sua mano accarezzarmi l’interno coscia. Non mi mossi e ascoltai la sua voce suadente mentre mi parlava vicino all’orecchio: ciò che disse suscitò la mia eccitazione, non tanto per le cose che disse ma per il modo quasi autoritario che mi fece vibrare e mi convinse che in fondo, l’idea di stare con una donna mi solleticava non poco.

Fu così che, quasi per caso, da uno scherzo organizzato dalle mie amiche in un momento di pausa, io convinta eterosessuale scoprii una parte di me che mi mancava, una parte di me che amava sottomettere al momento giusto e che amava essere corteggiata da una persona dello stesso sesso.