Prime esperienze lesbiche

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E’ la notte di ferragosto al mare e mi ospita un’amica a casa di sua zia, che però non ci abita più. Le stanze sono ben arredate, anche se i mobili hanno linee datate, forse degli anni ‘70 e i muri andrebbero rinfrescati. Io divido il letto con Alice, mentre Lara, la “padrona” dorme nella stanza di fianco con il fidanzato. L’aperitivo dopo la spiaggia è durato più del previsto e ho bevuto qualche bicchiere di Müller-Thurgau di troppo, quindi resto stesa a letto, con i tramezzini al prosciutto non digeriti e la testa che gira. Le ragazze sono al piano di sotto in salotto con gli amici della compagnia; l’appuntamento prima di andare a ballare è qui. Ho ancora il costume addosso e la sabbia infilata tra la pelle e l’elastico della parte superiore. Il sale si è seccato sulla mia peluria e i capelli divenuti secchi come paglia. Dovrei farmi la doccia, vestirmi, truccarmi e trascinarmi per andare a divertirmi, invece scendo le scale pigramente, per annunciare che me ne resto a casa.

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Mi ritrovo aggrovigliata ai loro corpi, mentre lecco il collo di Alice e sfioro l’interno coscia di Lara

Dopo i primi “ma no dai, vieni con noi”, che ignoro facendo un gesto con la mano come se scacciassi delle mosche, mi piazzo sul divano di pelle color panna, trovo un dvd di fortuna, Gangs of New York, lo infilo nel lettore e mi stendo ignorando tutti. Seguo la trama a fatica, sono evidentemente ancora ubriaca, anche se non voglio ammetterlo. Seduti al tavolo di fianco a me stanno ancora chiacchierando tutti, chissà quanto tempo è passato, forse ho perso conoscenza nel frattempo. Li osservo mentre si alzano e si salutano, Lara e Alice restano a casa. Preparano una fila di bicchierini colmi di un non ben precisato super alcolico e mi convincono a giocare con loro. Massì, dai, tanto la trama di quel film non la sto seguendo e Di Caprio non è così figo come lo ricordavo in Titanic. Non ho capito bene le regole del gioco, forse dovrei mangiare qualcosa di “sano” e andare a dormire, invece bevo shottini da quaranta gradi, sono in costume e rido sguaiatamente. Ci spostiamo sul divano, portando con noi direttamente la bottiglia e mi ritrovo aggrovigliata ai loro corpi, mentre lecco il collo di Alice e sfioro l’interno coscia di Lara. Sento le loro mani su di me, le bocche, le teste piene di capelli strofinarsi mentre ci rovesciamo addosso l’alcol e lo lecchiamo via dalla pelle. Eccitata e ubriaca, senza il giudice morale dentro di me, mi levo la canotta, restando con solo il piccolo triangolino del costume a coprire i capezzoli induriti come noccioli di ciliegia. Assaporo il sale seccato sui loro corpi mentre infilo le dita sotto agli shorts, raggiungendo il bordo dei loro slip. Non so perché lo sto facendo, non me lo chiedo nemmeno, sembriamo tutte e tre attratte, incuriosite dalla reazione dei nostri corpi. E’ la notte di ferragosto e siamo giovani, il mondo è nostro.

I ricordi diventano confusi e mi risveglio nel letto matrimoniale, dal lato della finestra, fuori splende il sole, mi giro e incrocio gli occhi di Alice, stesa su un fianco che mi guarda.

“Dov’è Lara? Che ore sono?” domando.

“E’ mezzogiorno. Ieri sera ci siamo addormentate sul divano e quando gli altri sono tornati, Lara è andata in camera con il fidanzato. Io ti ho trascinata qui, sembravi svenuta”.

“Grazie”, biascico, facendo fatica a guardarla negli occhi.

“Andiamo a farci la doccia, facciamo schifo”, esclama Alice mentre mi prende la mano e la tira  a sè. Non oppongo resistenza e non sento la mia volontà manifestarsi. Forse l’alcol ha davvero sbloccato qualcosa in me, se non sentire nulla, quindi nemmeno voci severe e giudicanti, può essere considerato un nuovo livello di sensibilità.

Ci avviamo verso il bagno al piano di sotto, scavalcando i sacchi a pelo in cui ancora dormono i nostri amici e stavolta, senza bisogno di dire nulla, invece di fare a turno per la doccia, entriamo assieme. Sono ancora insaponata quando mi spinge con la schiena contro le piastrelle  vicino al palo su cui è appoggiato il getto e infila le dita nella mia figa, fissandomi dritto negli occhi, senza chiedere, senza parlare. So che anche per lei è una “novità” e mi sento attratta da questa sfrontatezza improvvisa e dalle sue dita abili e veloci che passano veloci attorno al clitoride. Non ho il tempo di soffermarmi sulla differenza di tatto rispetto a quella maschile, perché sono travolta da un orgasmo scrosciante. Capisco che è da ieri sera che lo aspetto e che il mio corpo era ancora in attesa. Chiudo gli occhi e attraverso il confine, ora sento tutto, tranne voci noiose in testa. Sono libera.