Il piacere di un pomeriggio molto piccante

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Ero arrabbiata con il mondo intero.

Ero entrata nella mia cabina armadio per decidere finalmente quale vestito avrei indossato per il matrimonio del mio amico più caro, quando con mio forte sconcerto, l’abito che avevo comprato per quella occasione, era senza dubbio troppo stretto.

E’ vero che è da incoscienti acquistare qualcosa di appositamente stretto, ma la promessa che mi ero fatta era proprio quella di entrarci senza fatica e quel vestitino delizioso, era quotidianamente, la mia motivazione a resistere ai morsi della fame.

Eppure. Era così bello, elegante. Ma sarebbe rimasto appeso ancora a lungo.
Decisi controvoglia che dovevo uscire e spendere altri soldi. Non potevo certo presentarmi in tuta!

Il negozio per abiti da cerimonia più esclusivo del paese, era a pochi chilometri da casa mia. Fortunatamente facevano orario continuato e forse, all’una del pomeriggio, mi sarei evitata la calca che solitamente occupava quei corridoio così eleganti.

Quando entrai notai che il negozio era vuoto e il silenzio mi confermò che non c’erano altri clienti se non qualche sparuto avventore che gironzolava per le file di abiti esposti.

Si avvicinò una commessa molto chic, dall’aria sostenuta e particolarmente affascinante. Non doveva avere molti più anni di me e Francine, così diceva il nome appuntato sulla giacca, mi mise subito a mio agio.

chat lesbo ‘In cosa posso aiutarti, oggi?’ – disse sorridendo la commessa.
‘Salve, avrei bisogno di un abito per un matrimonio. La cerimonia è domani e sono piuttosto disperata’ – le risposi con ansia.

L’idea di provare i vestiti nei camerini mi ha sempre messo a disagio. Forse a causa del mio peso non proprio in forma, forse perché in qualche modo nessun abito sembrava valorizzarmi, anzi, sembravo goffa in maniera evidente. Spesso rimanevo nei camerini ad aspettare che la solerte commessa di turno, se ne andasse stanca di aspettare. In ogni caso, mi levavo sempre tutto prima che la curiosa venditrice potesse levare la tenda e costringermi a fare la passerella in pubblico per decantare false lodi al fine di farmi fare l’acquisto.

Vidi parecchi bei vestiti. Tutti stretti, però.
Guardi, non sono proprio una 42, quindi evitiamo ciò che fascia, segna e stringe‘ – dissi sconsolata accarezzando le stoffe esposte.
Francine sparì per qualche minuto. Sperai non fosse andata ad acciuffare qualche informe abito dal cesto delle occasioni per taglie extralarge.

‘Questo potrebbe valorizzare il tuo girovita. Vedi, con questo riesci a stringere tu quanto vuoi, e la fascia in vita si modella alla tua linea, provalo, vieni’ – esclamò spingendomi verso il salottino di prova.

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La vidi staccarsi e andare a chiudere la porta dietro di sè.

‘Tanto non me ne vado. Puoi rimanere quanto vuoi ma io aspetto qui fuori’ – tuonò minacciosa lei dopo una decina di minuti.
Ad un certo punto, sentii il camerino aprirsi. Non ci volevo credere. Era davvero entrata.

‘Perché te ne stai seduta qui? Non vedi quanto sei bella?‘ – sussurrò dolcemente accarezzandomi i fianchi, con la scusa di lisciare il vestito. Poi, successe una cosa davvero strana.
Mi girò e mi fece rimanere in piedi di fronte al grande specchio. Con calma, iniziò a levarmi l’abito. All’inizio mi sentii tradita e molto a disagio.

Poi, con dolcezza, iniziò a sfiorare ogni centimetro del mio corpo. Davanti allo specchio, mentre nel silenzio, ci fissavamo negli occhi.

‘Non se qualche ragazzo te lo ha mai detto, ma io sono una donna e fidati, farei carte false per averti qui subito’.
Rimasi scioccata. Stava dicendo sul serio?
La vidi staccarsi e andare a chiudere la porta dietro di sè.
Iniziò molto delicatamente uno spogliarello che ricorderò per tutta la vita. Io non ero gay, eppure, ogni cellula del mio corpo, mi urlava di baciarla subito.

Il bacio fu così intenso ed emozionante, che quasi mi venne la pelle d’oca. Le sue mani sicure e lente, sapevano dove andare a cercare quei magici punti in grado di farmi sciogliere.
In poco tempo, ci trovammo sdraiate sul soffice tappeto ad esplorarci con passione e trepidazione.

Mi toccò come solo una donna sa, esplorando con quelle dita umide, le zone più calde della mia intimità. Non avevo più vergogna e vedere la scena di noi, accaldate di piacere e sudate, davanti allo specchio, fece cadere ogni remora.

Le feci fare cose che neanche avrei immaginato. Le spinsi la testa verso il basso e la pregai affinché mi solleticasse con la lingua. Fortunatamente in negozio c’erano poche persone, perché le mie grida di piacere, avevano raggiunto toni piuttosto alti.

Il vestito che comprai quel giorno, fu solo un tassello di quella magnifica esperienza. Riuscii ad accettare il mio corpo più volentieri e il camerino di quel negozio, fu da quel momento, uno dei più gettonati nelle mie giornate di shopping.

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