Il più forte orgasmo lesbo

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La stavo aspettando. Erano già le cinque e sarebbe stata qui a momenti. Non riuscivo a calmarmi: guardavo l’orologio, facevo qualche passo, muovevo le mani per stirarmi il vestito. Stava per arrivare ed io non avevo ancora deciso cosa dirle. Era come cercare in una borsa troppo piena di oggetti: quello che mi serviva non lo trovavo mai, eppure sapevo che era lì.
Alle cinque e dieci arrivò. Puntuale. – Ciao- mi guardò dritta negli occhi – Nicoletta -. Sorrise, un mezzo sorriso fugace. Era come me l’aspettavo: alta, imponente, forte, sexy. Non mi mise a mio agio, non le interessava farlo. Mi propose un caffè in centro ed io la seguii cercando di riempire il silenzio di parole, affastellando ricordi di chattate, battute esilaranti e domande. Lei era laconica, non con scortesia, ma con una punta di sadismo.

Mi guardava affannarmi nel sostenere una conversazione e si disinteressava totalmente dall’incentivarmi o anche solo collaborare. – Voglio farti godere – mi aveva scritto in chat qualche giorno prima. Il solo ricordo di quel messaggio mi faceva eccitare. Ora se ne stava là, serena, come se nemmeno l’avesse mandato. Mi portò in un caffè dove c’era musica dal vivo e dei quadri erotici alle pareti.

Non so dove l’avesse scovato, ma quel posto era un inno al sesso lesbo: tutto emanava sensualità, i tavolini discreti e scarsamente illuminati, il pianista in penombra che suonava, le candele in tutto il locale. Mi guardò scrutando la mia reazione. Lo faceva di continuo. Era attenta ad ogni dettaglio, ogni gesto che compievo veniva immediatamente annotato.

chat lesbo Parlammo molto, anzi, fui io a farlo. Lei annuiva, rispondeva brevemente e mi sfiorava. Erano contatti brevissimi e delicati: un dito che scorreva la mia mano, due dita sul collo, un respiro vicino all’orecchio. Avvampavo sempre.
-Ti porto a cena da me – mi disse alle otto. Non me lo chiese, diede per scontato che avrei fatto tutto quello che chiedeva. E lo feci.
Abitava poco distante in un discreto appartamento all’ultimo piano. Mentre salivamo le scale la tensione cresceva e il mio desiderio era sempre più intenso. Volevo farlo subito e ne avevo anche paura. Non era la mia prima volta con una ragazza conosciuta in chat, ma lei era così particolare che mi metteva in una condizione di disagio eccitante. Spalancò la porta perché entrassi e poi la richiuse con violenza, facendomi sussultare.

Rimase ferma là, sull’ingresso buio, qualche metro dietro di me, girata. Ero una corda di violino sospesa tra eccitazione e paura. – La cucina è a destra – disse e mi fece strada. Credo che la mia frustrazione raggiunse l’apice. Adesso mi aveva veramente rotto le scatole! Non le risposi neanche. La spinsi contro il pavimento gelido e iniziai a baciarla furiosamente. – Adesso basta – le sussurrai mentre le mordevo l’orecchio. Lei gemeva, senza dire una parola. Si lasciava completamente andare in mano mia. Le strappai la camicia senza nemmeno chiederle se potessi. Ero affamata, volevo sentirla in ogni modo ed ero stanca di girarci intorno.

Infilai la mano dentro i pantaloni senza manco aprirli: era calda, accogliente. Mi stava aspettando. La sentii gemere forte mentre la penetravo e le dicevo di stare zitta. Era eccitante anche il suo modo di gemere, così forte e intenso che mi dava i brividi. La sentii venire sotto le mie mani dopo poco, come se non stesse aspettando altro. Rimase lì, rilassata fra le mie braccia, mentre la guardavo e pensavo che era stato fantastico. Ma durò poco quel momento. Di scatto mi sollevò dal pavimento, mi prese in braccio e mi portò in camera.

Mi sbatté con violenza sul letto lanciandomi dalle sue braccia, e disse solo: – adesso stai zitta tu-. Credo di non ricordare nemmeno come mi tolse i vestiti lasciandomi solo con le autoreggenti. So solo che in un attimo sentii ogni parte di me presa, come se avesse mille mani, mille bocche. Mi baciò, morse, leccò, penetrò ovunque e in contemporanea. Sentivo muscoli del mio corpo sconosciuti. Esplosi in un orgasmo epico.