Dominazione lesbo: la frusta della mia padrona

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Racconti di frustate lesbo: la storia bdsm di oggi

Questa è la mia storia. Mi chiamo Lory e sono un’agente di custodia penitenziario. Nel mio lavoro sono inflessibile e severa perché credo che le donne che sono finite in prigione, lo hanno meritato.
La mattina mi piace indossare quella divisa che mi mostra da quale parte sto e che anima il mio senso di giustizia. Non sono affatto tollerante e porto avanti il mio lavoro con tutta la convinzione di essere nel giusto.
Vivo sola e sono single dal momento che l’ultima relazione con un uomo è finita nel peggiore dei modi e che mi ha nauseata anche se la notte, sotto le coperte, sale sempre il desiderio di godere.

La mia vita continuava così senza alcuna emozione dove lavoro e tempo libero si alternavano senza alcun fremito.

Poi qualcosa cambiò. Arrivò una detenuta trasferita da un altro istituto di pena: Luisa. Quello che mi colpì di lei fu una insolita bellezza, rara trovarla in giro e ancor di più in quel luogo di espiazione così triste. Non avevo mai avuto alcun interesse per le donne a livello sessuale che, tutt’al più, avevo considerato mie ‘avversarie’ laddove ci fosse stato di mezzo qualche uomo.

Ma Luisa mi creava una sorta di imbarazzo fino ad allora sconosciuto. Incuriosita dalla sua persona, curiosai sulla sua vita leggendo la scheda personale venendo a conoscenza che era figlia di una inusuale coppia indonesiana la madre e italocanadese il padre. Era stata abbandonata in un collegio per poi essere adottata da una famiglia borghese svizzera che l’adottarono ma senza affetto, facendole frequentare i migliori college.
Quella che era una bella bambina divenne una ragazza dalla bellezza mozzafiato che aveva tutto ciò che desiderava e che, ben presto le venne a noia.

Fu allora che andò via da quella casa per abbracciare una vita vagabondando da un continente all’altro, sempre adattandosi alle circostanze. Il suo senso di rifiuto della società la misero nella condizione di fare scelte sbagliate per le quali, aveva conosciuto dei periodi di detenzione ai quali si ribellava con il solo esito di aumentare la sua pena. Ora era qui e mi inquietava non poco.
Cominciai a spiarla e potevo vedere il suo fisico più che perfetto che non avrebbe affatto sfigurato su qualsiasi copertina patinata e quanto al suo viso, era di una bellezza che non passava inosservato.
Il pensiero di quel corpo si insinuò dentro di me e si riaffacciava in certe notti d’inverno quando mi accorgevo di accarezzarmi fino a masturbarmi, pensando a lei.
A lungo andare Luisa si accorse del modo in cui la guardavo e una volta, incrociandomi, mi disse che si era resa conto di me e che se avessi trovato il modo, avrebbe soddisfatto ogni mia voglia.

Quella proposta azionò il mio cervello. Certo, sarebbe stato bello sentire la sua pelle, assaporare i suoi baci e fare sesso con lei ma prevaleva il senso del dovere, il mio amor proprio, l’insolita situazione saffica mai vissuta in precedenza.
Il pensiero di essere abbracciata a lei, di essere accarezzata e baciata però, mi eccitava e mi misi ad analizzare in quale modo potessi realizzare questo inverosimile sogno.
Semplicemente avvenne quando Luisa si ammalò di una forte bronchite che richiese il suo trasferimento in infermeria.

Fu alloggiata in una stanza dove solitamente venivano sistemate le detenute bisognose di cure e, circostanza volle, non c’erano altri letti occupati. Il mio ruolo mi permetteva di girare liberamente per le varie sezioni del carcere e non mi fu difficile andare in infermeria e stare con lei senza che nessuno fosse presente.
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La prima volta che mi avvicinai a lei, la trovai distesa sul letto che dormiva. Non si era coperta e indossava solamente una leggera vestaglietta chiusa con dei bottoni. Potevo vedere il suo seno che si alzava e si abbassava seguendo il ritmo del suo respiro. Mi eccitava quel bel seno che avrei voluto baciare e non riuscii a rimanere ferma. La mia mano corse fino a raggiungere le mie mutandine e l’impertinente indice, comincio a penetrarmi dolcemente. Ero abituata a tirarmi ditalini e quella situazione così proibita alimentava la mia fantasia e tutto il desiderio che covavo dentro. Non mi resi conto del fatto che Luisa mi stava osservando divertita. ‘Vuoi scoparmi?’ disse perentoria. Ero imbarazzata data la mia posizione di secondina e la sua di detenuta ed arrossii violentemente, deglutendo tutto il mio orgoglio.

‘Se lo vuoi, devi diventare la mia schiava e ubbidirmi. Solo allora, avrai la tua giusta ricompensa, ma se sbaglierai non avrai nulla’.

Fu come vederla per la prima volta e mi sentii piccola e pronta a mettermi al suo servizio. ‘Sarai la mia schiava e per iniziare, fatti vedere nuda’. In silenzio, mi spogliai rimanendo in reggiseno e mutandine ma Luisa non pareva soddisfatta. ‘Voltati’ ordinò e, una volta di spalle, avvertii un forte schiaffo sul culo che più che provocarmi dolore, mi eccitò nuovamente.

Ero pronta ad essere la sua serva. ‘Chiamami padrona e non scordarlo’. Mi fece inginocchiare e si mise davanti a me restando in piedi. Sbottonò tutta la vestaglietta regalando la vista del suo splendido corpo. ‘E ora, bevi’ mi disse mentre allargava le sue gambe snelle. Un fiotto caldo e biondo mi irrorò il viso e compresi che mi stava pisciando addosso ma ne ero felice. Aprii le labbra poco alla volta fino a spalancare la bocca per saziarmi di quella pioggia dorata che tracimava dalla sua fica che potevo vedere e che stavo desiderando ardentemente.

Poi, la mia padrona afferrò una bacchetta che si trovava su di un tavolo della stanzetta dell’infermeria e si mise a frustarmi, utilizzandola a mò di frusta. Raggiunsi l’orgasmo mentre mi facevo un ditalino con la mano oramai inghiottita dalla mia fica impazzita. Avrei fatto di tutto in quel momento per la mia padrona e lei lo sapeva. ‘Devi farmi restare qui se vuoi godere o te ne pentirai’ e mi mollò un’altra dose di frustate che mi eccitarono nuovamente.
Ero amica del dottore del carcere e le chiesi di prolungare la degenza della detenuta Luisa. Sapevo che l’uomo voleva scoparmi e fu piuttosto semplice assicurarmi il suo aiuto in cambio di una sveltina che gli concessi nel suo studio. La mia padrona avrebbe apprezzato il mio intervento.

Mi feci cambiare di ruolo per farmi assegnare quello del controllo delle detenute in infermeria proprio per rimanere insieme alla mia padrona e, qualche tempo dopo, riuscii a portarle un vero frustino con il quale potesse percuotermi ogni volta che lo desiderasse. In cambio Luisa mi procurava un infinito piacere attraverso quella lesbodominazione che aveva stravolto la mia vita.
Scopammo insieme moltissime volte e cercai di ubbidire a tutti i suoi ordini spesso sbagliando di proposito per essere fustigata ma, come in tutte le belle cose, anche questa ebbe una fine quando la mia padrona fu trasferita in un carcere vicino a dove aveva abitato e di lei non ne seppi più nulla. Ancora oggi, mi masturbo quando ci penso e vorrei nuovamente mettermi al suo servizio.