La mia schiavetta sessuale

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QUI STORIE DI RAGAZZE LESBICHE

Avevo capito subito che Claire era in qualche modo attratta da me.
Non avrei potuto chiederglielo spudoratamente già al primo incontro, anche perché davanti a tutta quella gente, mi sembrava quantomeno inopportuno.

L’occasione di rimanere un po’ da sole, però, ci venne fornita grazie alla solita sigaretta fumata fuori dal locale durante la cena.

chat lesbo Il ristorante, un noto club nel centro di Parigi, era il regalo della nostra agenzia per l’ottimo lavoro svolto. Un duro week-end di riprese ed infiniti scatti per riuscire a chiudere in tempo l’editoriale di Marzo.

Claire, una nota fotomodella di Sidney, mi era rimasta appiccicata più del necessario, ed era stato quello a farmi scattare nella mente, che forse, nonostante fosse di una bellezza superiore a me, che modella proprio non ero, potevo giocarmi una carta per sedurla nel romantico e suggestivo scenario francese.

“Dimmi Claire, cosa ti ha spinto a fare la modella, oltre ovviamente alla tua sfacciata bellezza?” – le chiesi adulandola di proposito.

“Beh, vivevo in un Ranch lontano dalla città e la vita mi sembrava così noiosa. Volevo una svolta, volevo cambiare tutto e visitare il mondo” – rispose con franchezza disarmante.

Una direttrice del Casting conosce e vede modelle splendide ogni santo giorno. Io ero l’addetta a selezionare quelle migliori e pensare che venivo anche pagata. Avevo sempre notato un certo filo comune che univa tutte queste ragazze in cerca di lusso e fama di gloria. Volevano tutte scappare da una vita piatta. Tutte volevano tentare la fortuna e diventare le Kate Moss della loro città.

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“Era attratta da me.”

Non che mi attraessero particolarmente. Le trovavo vuote e poco stimolanti. Le conversazioni con loro erano sempre ridotte a quattro argomenti: vip, lusso, moda e soldi. A volte mi sentivo in colpa quando addentavo dei succulenti panini davanti a loro. Loro che a malapena sfioravano un’insalata. Ma il mondo della moda è così. Per rimanere in vetta, ci sono dei sacrifici da mettere in conto e io, per come sono, non avrei mai accettato compromessi così pesanti per il mio fisico.

Ultimamente, però, mi ero trovata a flirtare con alcune di loro. E nonostante non ci avrei mai costruito un futuro, devo dire che queste ragazze, sapevano sollazzarmi con la loro compagnia.

La guardai e mi accorsi che il silenzio tra noi ci stava velatamente imbarazzando. Scossi la testa dai miei pensieri e provai a stuzzicarla con qualche domanda intima.

“Non mi hai detto se poi quel Mark ti ha richiamato?” – le chiesi riferendomi ad un modello che le stava dietro durante l’ultimo servizio.

“No, perché non gli ho dato il numero giusto!” – disse scoppiando a ridere con gusto.

“Che cattiva! E se te lo chiedessi io il numero? Anzi, diciamo che un numero te lo scrivo io, tu che fai, mi ignori?” e porgendole un foglio, le scrissi il numero della stanza d’albergo nel quale alloggiavo insieme alla produzione.

Gli occhi di Claire rimasero spalancati e la bocca si incurvò in un mezzo sorriso.
La lasciai nel silenzio per qualche secondo.
Volevo metterla un po’ sulle corde e quando feci per andarmene, il suo braccio mi bloccò.

“Sai, il motivo per il quale ho dato buca al modello, potresti essere tu. Cioè, non tu inteso … voglio dire, tu come donna, insomma… hai capito?” balbettò con timidezza.

“Ho sempre adorato le persone timide, tirano fuori il cattivo che è in me. Rimandiamo la chiacchierata a più tardi, da sole. Nella mia camera ho qualche bel giocattolo nuovo che potrei inaugurare sul tuo corpo perfetto” – mi avvicinai al suo orecchio, solleticandolo con la lingua e le lanciai un’occhiata piena di sensualità.

Tornando al tavolo, mi resi conto che ero sempre più aggressiva con le donne. Mi esaltava il fatto di tenerle nel sacco e avere un qualche potere su di loro.

Nonostante fossi quasi certa di riuscire a vederla, quando l’orologio segnò le 3 di notte, ebbi timore che la ragazza potesse avere cambiato idea. Ero scocciata e stavo quasi per andare a dormire quando, nel silenzio, sentii un delicato bussare alla porta.

“Ti sei fatta aspettare. E se adesso non ti volessi più?” le dissi guardandola con disprezzo ma nello stesso tempo afferrandola per un braccio.

“Non sapevo, insomma, sei praticamente il mio capo e se lo scoprono, diventerei la modella lesbica famosa per aver fatto sesso con un dirigente, non precisamente un gran biglietto da visita” – disse ritraendosi con una tale purezza, che il mio cervello scoppiò sotto il peso della voglia e dell’eccitazione.

“Mettiti comoda e non farti paranoie inutili. Godiamoci la serata e domani è un altro giorno. Vieni. Ti mostro quello che voglio da te”.

La portai vicino al letto.
Le indicai un completo succinto interamente realizzato per sembrare una cattiva e sexy cameriera.

Mi disse: “Ti piace il sesso lesbo sadomaso?”

“Mettilo e dopo io incomincerò a darti degli ordini. Tu, da brava servetta, dovrai eseguirli, se vuoi che io ti faccia godere.”

Vidi nei suoi occhi un lampo di eccitazione e senza indugiare troppo, si nascose in bagno per cambiarsi.
Quando tornò, feci davvero fatica a non prenderla subito. Era mozzafiato ed entrò nella parte immediatamente, facendo impazzire la mia mente.

“Mi dica, Signora, cosa vuole che faccia?” e si inginocchiò davanti a me, mostrandomi il suo fantastico seno strizzato nel corpetto di velluto nero.

La punii subito per non avermi chiesto il permesso di parlare. Il gioco si faceva interessante, la recita della schiava sessuale era, da sempre, il mio passatempo preferito.
Le feci provare ogni trucco che avevo imparato.
Capii che tra carezze, schiaffetti, baci, mani e lingua, la stavo facendo arrivare al culmine del piacere.

“No. Ora basta. Adesso da brava, fammi provare l’orgasmo più intenso che ti riesce.”

Lei, ormai, vicino alle scosse dovute al grande eccitamento, ansimante e rossa in volto, fece di tutto per farmi godere.

Mi alzai soddisfatta e le porsi i suoi vestiti. I suoi occhi gridavano disperati di mettere fine a quel lungo piacere. Voleva l’orgasmo anche lei.

“Domani. Adesso torna nella tua stanza, ma non fare la furba. Non finire l’opera da sola. Intesi? Domani, durante il Party dei finanziatori, saprò farmi perdonare. Sappi che ti terrò d’occhio tutta la sera e ti domanderò di fare delle cose. Se saprai fare la brava, ti ricompenserò facendoti provare un piacere mai provato prima. Ora vai, è tardi”.

La vidi uscire sconsolata e non potei fare a meno di pensare che certe volte, ero proprio una padrona molto cattiva.