Storia della mia trasgressione gay

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È accaduto e, quando ci penso a mente fredda, non provo alcuna remora nell’aver vissuto una occasionale esperienza gay.
Devo precisare che ho sempre considerato il sesso come un elemento fondamentale dell’esistenza dell’individuo e, per essere scevro dalla possibilità di ferire i sentimenti altrui, non ho mai voluto avere legami di tipo sentimentale.
Questa scelta fu dettata proprio per essere libero di sfruttare le occasioni –cercate o capitate per caso- di avere scambi carnali con donne di ogni tipo.
Era sufficiente un’attrazione fisica o chimica con una ragazza oppure con una donna più matura, per far scattare in me una sorta di scossa elettrica che dal cervello arrivava fino all’inguine e che originava una serie di stimoli sessuali.
Fino al momento nel quale ho vissuto la mia trasgressione gay, mi sono ritenuto un uomo affatto interessato dall’omosessualità che vedevo come una sfaccettatura del sesso a me lontana.

Fu durante una vacanza in un’isola dei Caraibi che accadde quanto andrò raccontando. Grazie al mio lavoro mi fu offerto un viaggio premio in uno splendido Resort adagiato sulle bianchissime spiagge dei Caraibi.
L’unico handicap era rappresentato dal fatto che il viaggio era solo per una persona e non c’erano alternative di farsi accompagnare (anche pagando ovviamente) da nessun altro.
‘Poco male’ pensai…figurati se non trovo compagnia in quella località dove le donne sono famose per la loro aggressiva sensualità.
Fatti i bagagli e raggiunto il Resort, tutto era come le pubblicità che raccontano luoghi esotici dove il mare ha mille sfumature, la vegetazione è così ricca da ammaliare per la sua bellezza e la gente allegra e disponibile a relazionarsi con i turisti.
La stessa sera del giorno di arrivo decisi di recarmi in un locale per fare delle amicizie e fu lì che incontrai Carlos, un ragazzo di circa vent’anni che parlava benissimo italiano e che si propose di ‘aiutarmi’ per rendere la mia vacanza speciale.
Di fronte ad una bottiglia di ron cubano, era piacevole parlare con l’amico occasionale che mi descriveva i pregi di quell’isola e le sue realtà. Carlos aveva un modo di fare che lasciava trasparire una maturità insospettabile per un ragazzo della sua età che, con un senso di cinica razionalità, mi ricondusse al motivo per il quale mi trovavo in quella discoteca.
‘Ti presento due mie amiche’ mi disse con fare sornione. Sapevo che, sotto sotto, il suo ‘favore’ avrebbe richiesto da parte mia una sorta di gratifica nei suoi confronti ma la cosa non mi dispiaceva: in fondo, stava facendo il ‘lavoro sporco’ abbreviando i tempi.

Dopo qualche minuto tornò al tavolo dove ci eravamo sistemati, portando con se due splendide mulatte che presentò come Jolma e Rocio che non esitarono a riempire le altre due sedie vuote.
Potevo verificare di persona quanto si diceva a proposito delle ragazze di quest’isola, ossia che erano veramente belle. Se avessi dovuto scegliere una delle due mi sarei trovato in imbarazzo perché entrambe erano veramente speciali.
Carlos precisò che le sue amiche non parlavano l’italiano e quindi potevamo continuare a confrontarci liberamente nella mia lingua senza avere remore di alcun tipo.
Precisò che non potendo far entrare sconosciuti nel Resort, la soluzione migliore era quella di affittare una casa privata dove non ci sarebbero stati problemi di sorta e, combinazione!, lui ne conosceva una libera proprio vicina al Resort dove ero alloggiato. Ovviamente occorrevano soldi per pagare l’affitto di quell’appartamento vuoto che si componeva di una grande stanza da letto, un saloncino con angolo cucina e bagno e che poteva essere di totale mio appannaggio per fare una conoscenza più approfondita sia di Jolma che di Rocio.
Preso dall’eccitazione, allungai a Carlos un centinaio di euro affinché pagasse per quella sistemazione ma rimandai al giorno dopo l’incontro con le sue amiche perché il jet lag si stava facendo sentire e avvertivo la necessità di riposare per recuperare smalto e vitalità.

Riposato e felice per aver avuto il colpo di fortuna di aver incontrato Carlos, lo incontrai all’ora concordata la notte precedente e raggiungemmo la casa presa in affitto per me.
Mi disse che gli euro che gli avevo dato, coprivano le spese per due notti e che se volevo continuare a frequentare le due ragazze, avrei dovuto mettere nuovamente mano al portafogli.
Dopo mezz’ora mi trovavo disteso sul comodo letto che troneggiava in mezzo alla stanza, opportunamente raffreddata da un vecchio ma efficiente apparecchio di aria condizionata.
Jolma si era distesa alla mia destra e indossava il solo costume da bagno mentre Rocio, dalla parte opposta, aveva una t-shirt e un paio di shorts.

Ambedue cominciarono a giocare tra loro facendomi arrapare. Iniziarono come per scherzare ma dopo cinque minuti erano nude per lasciarsi esplorare e titillare in modo mutuo. Osservavo rapito quella scena di sesso saffico e, nudo anch’io, non sapevo se lasciare a loro l’iniziativa o prenderla io. Ma fu una titubanza che durò un solo minuto perché Jolma afferrò il mio uccello già abbondantemente in tiro, per cacciarlo in bocca alla sua compagna di giochi Rocio che cominciò a spompinarmi come se non ci fosse un domani. Jolma aveva una mano infilata dentro la fica dell’amica e l’altra reggeva le mie palle in modo gentile mentre l’unico rumore che si sentiva oltre al vecchio condizionatore, era quello del risucchio provocato dalla pompa che mi stava facendo Rocio.
All’improvviso sbucò anche Carlos che fece cadere i suoi jeans restando nudo ed esibendo un fisico scultoreo dal quale emergeva, dritto e duro come un fuso, un cazzo di notevoli dimensioni che infilò nella fica di Jolma che agevolò la penetrazione mettendosi a pecorina.
Se qualcuno fosse entrato in quel mentre avrebbe visto una scena da film porno con Rocio che spompinava il mio cazzo, Jolma che si faceva scopare da Carlos mentre teneva le mie palle.
Durò solo qualche minuto ancora prima di svuotarmi dentro la bocca della mia amica che ingoiò tutto il mio sperma in modo avido continuando, subito dopo, a ciucciarmelo per mantenerlo in tiro.
Jolma si sfilò da Carlos per mettersi a leccare la fica di Rocio che continuava a dedicare a me tutte le sue attenzioni e, orfano di compagnia, Carlos era rimasto con il cazzo duro che non sapeva a chi dare.

Si alzò dal letto per avvicinarsi a Rocio ma all’improvviso fece una quasi piroetta per raggiungere il mio viso dove sbattè il suo cazzo duro come per reclamare il suo piacere. Jolma, accortasi della scena, mi prese la testa e la avvicinò ancor di più a quell’uccello nero fino a farmelo sentire sulle labbra. Ad occhi chiusi apersi la bocca dove Carlos me lo infilò con una certa foga. Non avevo realizzato di stare a succhiare un poderoso cazzo ma mi piaceva la sensazione che stavo provando mentre Rocio continuava a fare lo stesso con il mio.
Jolma, una volta sistemato l’amico, spodestò Rocio e si impalò sulla mia verga iniziando a cavalcarla con foga e desiderio. Sentivo la sua vagina pulsare dentro e le sue movenze erano talmente sensuali che esplosi dentro di lei che continuava a scoparmi per godere ancora.
Carlos sborrò dentro la mia bocca e il suo sperma tracimò dalle mie labbra lordandomi tutto il mento e il petto. Una sborrata lunghissima e calda che mi stava facendo godere nuovamente in quella mia prima trasgressiva storia gay.