Giochi pericolosi con il farfallino del Dottore

storia erotica doctor who xxx

Erano passate poche ore da quanto il Dottore l’aveva invitata sul Tardis e Amy ancora non si rendeva conto di quanto la sua vita sarebbe cambiata.

Lì dentro, in quella cabina della Polizia, molto più grande all’interno che all’esterno, si sentiva euforica, come se una parte di sé fosse rimasta a casa, nella stanza con i muri dipinti di blu e quell’abito bianco ingombrante, appeso all’anta dell’armadio. Non voleva abbandonare nulla e nessuno, ma la sua vita le era sempre apparsa priva di senso, di scopo, e ora poteva volteggiare nello spazio con la lunga camicia da notte e i piedi scalzi, solleticati da una brezza inspiegabile. L’unica reazione spontanea a questo uragano che si era abbattuto sulla sua vita era ridere e parlare e muoversi e parlare e ridere in un ciclo continuo, senza respiro.

Il Dottore la osservava estasiato, con lo sguardo di chi ha molte domande in testa e informazioni da celare, ma la tentazione di lasciarsi coinvolgere dalla bella e giovane Amelia Pond era forte.

La rigenerazione questa volta era stata talmente potente da non essersi ancora completamente conclusa e sentiva dentro di sé ancora briciole dello spirito narcisista e seduttore del suo io precedente.

Non riusciva a smettere di pensare alle gambe affusolate e strette nelle calze nere velate della nuova giovane companion, travestita da poliziotta. Un tempo non avrebbe esitato nel fare qualche battuta e, probabilmente, sarebbe stato corrisposto in un lampo. D’altronde sono il Dottore, pensò.

La gonna nera e stretta del travestimento, poi, lo turbava ancora e gli occhi, quegli occhi diventati per lui all’improvviso adulti, profondi, ma ancora grandi e pieni di stupore, lo ossessionavano.

La guardava danzare nell’aria, fuori dalla cabina, con le piccole dita dei piedi dritte, puntate verso le stelle dietro di lei, come se stesse letteralmente nuotando nell’universo.

Le esperienze vissute in centinaia di anni non avevano scalfito il suo spirito sciocco e giocoso, né la sua innegata attrazione verso le donne. D’altronde il fascino che emanava era irresistibile e persino la piccola Amy, seppur in modo innocente, ne fu vittima al primo istante.

Ora era cresciuta, era una donna e il suo Dottore era lì, con lei, a guardarla volteggiare nello spazio. Il suo Dottore stropicciato, col farfallino e le bretelle, i capelli sempre spettinati che gli cadevano sugli occhi e lo sguardo inafferrabile di chi può viaggiare nel tempo e nello spazio.

Per lei si trattava di una presenza, un pensiero, un’ossessione durata anni e desiderava mangiare queste emozioni, gustarsele, inghiottirle come frutti golosi e maturi.

Il loro sguardo si incrociò e, per un istante, l’allegria leggera scomparì.

Le aveva promesso di averla invitata a bordo solo per non viaggiare da solo e lei aveva sorriso sollevata, ma entrambi mentivano a loro stessi. Prima dell’entusiasmo, prima dell’euforia per l’avventura, prima della lotta alla solitudine e alla noia, c’era una fame più grande e forte da saziare.

Il Dottore non abbassò lo sguardo, anzi si avvicinò tendendole una mano. Lentamente Amelia rientrò nel TARDIS e si aggrappò alle bretelle per trovare l’equilibrio. Ora i loro volti erano vicini e nessun imbarazzo si frappose, tanto che con un gesto naturale si baciarono. Fu un bacio lungo, caldo, che sapeva contemporaneamente di casa, di pace, ma anche di pericolo e paura. E fu questa paura, questo brivido che dalle labbra si insinuava lungo le schiene, paradossalmente, a spingerli più velocemente verso un desiderio più forte e materiale.

La trascinò contro la nuova console, a lui ancora poco familiare. Con una mano le sollevò l’ampia balza della camicia da notte, iniziando a toccare la pelle nuda delle gambe, fino ad arrivare alle mutandine. Amelia sgranò gli occhi accecata dall’eccitazione, senza smettere di baciarlo e afferrò un lembo del papillon slacciandolo. Nel frattempo le dita ancora “nuove” e poco esperte del Dottore iniziarono a entrare nella figa stretta e morbida della nuova companion, la quale ebbe un sussulto. Con il farfallino saldo nella mano e la testa appoggiata a uno schermo, sentì un orgasmo velocissimo uscire dalla sua carne, come se ogni sensazione fosse amplificata dalla cabina blu, dallo spazio, dalla notte, dal suo Dottore stropicciato.

Gli fece cenno di togliersi i pantaloni e, rimettendosi in piedi sbottonò la camicia da notte, lasciandola cadere ai propri piedi. Gli tolse la giacca, la buttò sul pavimento come una coperta e vi si stese sopra, continuando a stringere il prezioso pezzo di stoffa.

Finalmente si trovarono nudi e avvinghiati, ma si accorse che per un qualche bizzarro pudore lui esitava a lasciarsi andare, come se ci stesse ripensando. Gli prese la testa tra le mani, obbligandolo a guardarla e sussurrò “solo per stanotte, fammi tua, dimentichiamo chi siamo, lasciamo esistere solo i nostri corpi e domattina, te lo prometto, tornerà tutto come deve essere. Regaliamoci solo queste ore, ne abbiamo bisogno, io ne ho bisogno.”

“Amelia Pond, non so cosa mi succeda, ma non posso resistere. Non voglio resistere” rispose il Dottore tremando.

Affondò quindi il viso tra i suoi seni bianchi e giovani, inspirando il profumo di quella pelle così morbida, così umana, e senza esitazione scivolò dentro di lei. Con le mani perse nella chioma di capelli rossi e la lingua indecisa tra le labbra o i seni, continuava a prenderla e prenderla e prenderla, finché lei non esplose, di nuovo, in un orgasmo pieno, rumoroso e prolungato. La osservava mentre veniva, era bella, bellissima e si sentiva di nuovo giovane, pieno di energia, pieno di entusiasmo. Fece una pausa per iniziare a leccarla ovunque, la voleva assaporare centimetro per centimetro, finché non tornò alla sua figa ancora calda e bagnata. Amelia gli afferrò i capelli con una mano attirandolo di nuovo a sé, con un movimento svelto si spostò, facendolo scivolare sulla schiena. Ora era posizionata sopra e sorridendogli mostrò il farfallino che ancora stringeva.

“Ho un’idea” bisbigliò nell’orecchio.

Gli legò le mani sopra la testa, impedendogli di muovere le braccia. “Ora sei in mio possesso. Rilassati, perché farò di te quello che voglio, uomo stropicciato”.

Il Dottore non potè trattenere l’eccitazione, amava le donne forti che lo malmenavano, e il suo cazzo si drizzò immediatamente.

“Bene, vedo che l’idea ti entusiasma”.

Non poteva replicare, lo stupore, il senso di stordimento erano troppo forti e si limitò a fissarla con un sorriso complice.

In pochi secondi si ritrovò la chioma di capelli rossi e soffici spalmata sul suo petto, mentre i due cuori tentavano di scoppiare fuori e lingua di Amelia, lentamente, perlustrava il suo arnese duro e fiero. Alternava la lingua alle labbra con un ritmo sempre più intenso, finché non perse il controllo e, venendo, un ultimo respiro di energia uscì dal suo corpo.

La rigenerazione era completata.