FUORI DAL MATRIMONIO – Sesso telefonico – parte III

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(Leggi qui la prima parte di questo racconto extraconiugale)

…Sono al lavoro e mi tremano le gambe. Fisso il computer, sto scrivendo una e-mail molto seria e complessa, ma la mia mente non vede le parole. Sento il suo profumo che mi avvolge, la sua pelle incollata alla mia, gli occhi che mi fissano mentre facciamo l’amore. Quando stiamo assieme il mondo scompare sul serio, mi sembra di essere leggera come una bolla di sapone e di fluttuare in aria allontanandomi dalla Terra.

Sulla punta della lingua si mescolano i sapori, si sommano i baci, i morsi sul collo, le leccate dappertutto e per un istante rivivo quello che c’è stato tra di noi.

sex al telefono eroticoLa mano è appoggiata al mouse, mentre mi sembra ancora di accarezzare il suo maglione a coste larghe, la prima volta che ci siamo baciati. Alzo il viso, come per annusare l’aria e infilarmi tra la sua spalla e il collo, al caldo, protetta, mentre fuori l’autunno ci divora.

In mezzo alle gambe sono già eccitata e il tremore aumenta.

Decido di scrivergli un “ti penso” che significa “ho voglia di scoparti adesso”.

Risponde con “vai in bagno e porta il telefono”.

Lavoriamo nello stesso edificio e un solo piano ci separa, i bagni sono tutti incolonnati in verticale quindi so che sarò sopra di lui, letteralmente. Chiudo a chiave anche la porta dell’antibagno e squilla il telefono.

“Ciao”

“Ciao” rispondo con la voce un po’ emozionata.

“Ti voglio, non smetto di pensarti” rilancia d’un fiato.

“Anche io, sono già bagnata”

“Me lo sto prendendo i mano… ti prego toccati mentre stiamo al telefono”.

“Lo sto già facendo”, mento, mentre mi affretto ad infilare la mano sotto alla gonna dritta, nera, da professionista seria. Con le nocche della mano sposto il raso delle mutandine e creo lo spazio per poter divaricare le labbra con indice e anulare, infilando velocemente il medio. Sono così bagnata che sento scivolare fino al polso gli umori.

“Brava, dovresti vedere com’è rossa la mia cappella e quanto ce l’ho duro. Sto pensando all’altro giorno, alla tua lingua, a come me lo succhiavi bene. Sei troppo bella, mi fai impazzire”.

“Non sai quanto te lo vorrei succhiare, in questo momento, adoro la tua cappella”.

Trattengo il fiato per non alzare la voce, mentre sento che il respiro si rompe e l’orgasmo si avvicina. Mi sposto verso il lavandino e con la spalla sinistra appoggiata al muro osservo il mio riflesso nello specchio. Ho le guance arrossate e il volto stravolto, per un istante penso che quando uscirò da lì se ne accorgeranno tutti. Tutti sapranno cosa stavo facendo. Tutti vedranno la “A” gigante sulla mia fronte e mi giudicheranno.

I miei pensieri vengono interrotti da “sento i tuoi tacchi sopra di me”.

L’eccitazione riesplode annientando ogni altro pensiero, smascherando una natura depravata e viziosa. “Vorrei davvero infilzarti con i miei tacchi, bloccarti le mani a terra, accovacciarmi sulla tua faccia e masturbarmi facendoti colare tutto sulla faccia”.

“Cazzo cazzo cazzo sto vendendo, sei proprio una puttanella…”.

“Aspetta che adesso vengo anche io”, mi sono affrettata a rispondere, mentre premevo con le dita sul clitoride e le muovevo in piccoli cerchi concentrici.

Lo sentivo respirare dall’altra parte del telefono e col piede destro ho battuto il tacco due volte.

“Ti adoro”.

“Anche io”.

Non so come ho trovato la forza per sistemarmi, assumere l’espressione mediamente lugubre depressa che sembra avere il lavoratore standard e uscire dal bagno.