Sesso al cinema

racconto sesso al cinema

Racconto di Madame Elizabeth

Sesso al cinema? Il nostro racconto

Marcello mi tiene la mano mentre entriamo in questo piccolo cinema fuori città, a circa 20 chilometri dal centro. La locandina ingiallita raffigura l’immagine di un samurai e alcune scritte in ideogrammi sotto alla dicitura RASSEGNA CINEMATOGRAFICA GIAPPONESE.

Ci saranno solo nerd di provincia, pensiamo, per questo abbiamo deciso di nasconderci qui per la nostra prima uscita. Siamo colleghi, siamo amanti, non vogliamo che qualcuno ci veda.

Mi concentro sulla sensazione di calore che la sua pelle emana a contatto con la mia, mi affido a lui, alla sua forza, mentre varco l’ingresso del vecchio teatro. Durante il giorno non posso toccarlo, non posso avvicinarmi a lui, mi limito a guardarlo in riunione, a scrivergli brevi messaggi sulla chat dell’ufficio e a sognare a occhi aperti il momento in cui riuscirò a baciarlo, a stringerlo a me, a sentirlo mio per un breve istante.

Paga il biglietto per entrambi, i posti non sono numerati e iniziamo a cercare quelli più adatti a nasconderci da occhi indiscreti. Individuiamo immediatamente i ragazzini cinefili, eccitati all’idea di vedere un film giapponese girato molto prima che loro nascessero, armati di cellulari collegati ai social, per condividere con gli altri amici colte riflessioni sulla regia o sulla trama.

Ci avviamo verso le scale della balconata, dove c’è meno luce e già sentiamo il suono di una voce femminile. Due ragazze hanno avuto la nostra stessa idea e ora ci guardano con delusione, stiamo minando la tranquillità che credevano avrebbero conservato per tutta la serata.

Marcello e io ci scrutiamo, come a domandarci se è meglio la coppietta o dei ragazzini nerd. Mi sussurra all’orecchio restiamo qui e anche io concordo. Se ci sediamo nell’angolo diametralmente opposto a quelli delle due amanti non ci disturberemo, anzi, questa presenza mi eccita e sono sicura ecciti anche lui.

Non sappiamo esattamente perché abbiamo scelto un cinema scalcinato di provincia e non un ristorante, o un motel a ore. Forse vogliamo entrambi fermare il tempo, volare giù dal treno dei nostri quarant’anni, scrivere da capo la storia e ricominciare un percorso nuovo, senza rinnegare il precedente. Ci sembra solo una linea temporale nuova, stiamo esplorando uno dei mondi possibili e, nascosti qui, tra poltrone di velluto rosso, davanti a un film giapponese degli anni ‘50 sottotitolato, è quasi vero.

Gli stringo ancora la mano, non l’ho mai lasciata dopo essere scesi dalla macchina, mi ci aggrappo. Sento un’energia frizzante provenire dai suoi polpastrelli leggermente ruvidi e consumati dal legno. Nel tempo libero è un podista e restaura oggetti antichi. Quando me lo racconta, mentre prendiamo un innocente caffé in ufficio, mi perdo dentro i suoi occhi azzurri, trasparenti e al tempo stesso infuocati. Lo guardo parlare, gesticolare, e penso a tutto quello che farei a questo pezzo di uomo da un metro e novanta, magro e muscoloso, che ama ridare vita a oggetti preziosi.

E adesso è qui di fianco a me, mi accarezza il viso con l’altra mano e mi attira a sé, abbracciandomi. Resto qualche istante nascosta lì, sul suo petto, finché non alzo la testa e cerco la sua bocca. All’inizio è un bacio timido, il nostro, un bacio indagatore, un bacio di scoperta. Mi piace il suo sapore, è come lo immaginavo. Tocco le sue spalle, sondo la carne, i muscoli forti nascosti dalla giacca severa, infilo le dita sotto la camicia, la sbottono, passo la mano ovunque posso, con urgenza. Anche Marcello non smette di baciarmi e, anzi, diventa sempre più famelico, sento la sua eccitazione crescere, le sue mani diventano sfrontate in fretta, arriva ai seni, che ho lasciato nudi per lui. Indosso un abito di maglia non troppo stretto, senza mutandine e reggiseno. Le ho tolte nel bagno dell’ufficio prima di uscire e raggiungere la nostra destinazione segreta. Volevo sorprenderlo, volevo rendere tutto più facile.

Si accorge di questa piccola sorpresa e mi sussurra all’orecchio sei tremenda, prima di iniziare a baciarmi il collo e scendere con la mano verso le gambe, per risalire e fugare ogni dubbio. Sento le sue dita toccare e accarezzare l’interno delle cosce, fino ad arrivare al monte di venere. Cerca di essere delicato, direi quasi educato, e per spingerlo a rompere ogni argine con la mano gli afferro il braccio, per spingerlo verso di me.

Rompiamo in fretta ogni argine. Sappiamo di essere in un cinema, eppure ci ritroviamo a rovistare l’uno nelle mutande dell’altra e viceversa.

Afferro il suo uccello, tocco l’asta fino a risalire sulla cappella, la accarezzo, oso di più e lo lascio uscire definitivamente dai pantaloni. Lo guardo per qualche istante, dritto e fiero che si staglia nella debole luce dello schermo. Mi piace, mi eccita ancora e penso solo a quanto vorrei averlo subito dentro, ma mi trattengo e mi chino su di lui, iniziando a fargli un pompino. Non se lo aspetta, credo, perché il suo corpo emette un sussulto e Marcello si lascia scappare un piccolo verso di godimento. Mi diverte il fatto di averlo sorpreso. Lavoro il suo splendido pene con la lingua senza risparmiarmi, voglio sfoderare una delle mie doti migliori, o almeno è quello che mi hanno sempre detto. A conferma di ciò, bastano pochi minuti per sentire i primi segnali del suo piacere trattenuto e io, che amo le sfide, aumento il ritmo, voglio fargli capire che non può resistermi.

La piccola lotta che abbiamo ingaggiato rende entrambi vincitori quando sento lo sperma esplodermi in bocca e scendere in gola. Ha un sapore dolciastro, proprio come lo immaginavo.

Resto qualche istante chinata su di lui, cercando di capire se qualcuno ci ha visto, spio con la coda dell’occhio in direzione delle due ragazze e le vedo intente a baciarsi, allora alzo la testa e guardo Marcello che sta controllando il corridoio alle nostre spalle. Mi fa un cenno, via libera, posso tornare seduta composta, in tempo per ricevere un nuovo e appassionato bacio, e sentire le sue dita veloci risalire verso la mia figa, pronta per essere finalmente toccata.

Non perde tempo e stimola il clitoride con il pollice, mentre il medio entra e comincia a stimolare le pareti interne. Esplora con le labbra il mio collo, scende fino quasi ai seni, sussurra come sei liscia, come sei morbida, e per un istante esplode prepotente una rivalità che non conoscevo, penso a lei, all’altra, che ha una pelle diversa, che non sa più come eccitarlo. Pochi istanti e rinsavisco, le dita frenetiche che entrano ed escono riescono a scacciare ogni pensiero, che viene spazzato via assieme al primo orgasmo. Gli dico non fermarti, perché ne voglio altri, non sono il tipo a cui ne basta uno e intuisco un entusiasmo rinnovato nei suoi movimenti. Si avventura verso l’ano, lecca la punta delle dita prima di tornare a frugare nella mia figa e a farla bagnare sempre di più, al punto che sento chiaramente il liquido scendere lungo la gamba, probabilmente avrò sporcato anche il velluto rosso della poltrona e me ne rallegro, voglio marchiare questo posto, che sarà per sempre anche nostro.

Gli orgasmi si stanno facendo ravvicinati, Marcello non smette di masturbarmi e accelera, curioso di vedere dove può spingermi. Non riesco nemmeno a restare seduta, scivolo continuamente giù, tremo, mi concentro solo nell’evitare di fare rumore, ma non so se ci riesco, la testa mi esplode e se da un lato un piacere così forse non l’avevo mai provato, dall’altro non mi basta e immagino di essere sopra di lui, di scoparlo come si deve, di spettinarlo e cavalcarlo fino a fargli perdere ogni ombra di controllo. Voglio che mi prenda, voglio vederlo crollare nel cercare di scoparmi ancora e ancora e ancora, finché il cazzo non gli brucia, finché le mie gambe non riusciranno più ad aprirsi.

Invece so che questo piccolo cinema di periferia, per quanto ospitale, non può darci altro e cerco di incanalare tutto questo desiderio nelle sensazioni che le mani e la lingua di Marcello di offrono.

Restiamo entrambi appoggiati ai rispettivi schienali, privi di forza, di nuovo mano nella mano, la mia testa sulla sua spalla, guardando oltre lo schermo.

Nonostante io sia senza biancheria, i vestiti, le poltrone, il fatto di trovarci in un cinema ci limita, lo sappiamo, ma abbiamo questo e la nostra fame è incolmabile quindi respiriamo profondamente, prima di ripetere un secondo round.

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