Sesso con mia Suocera

suocera racconti erotici

Racconti erotici con la suocera

Conobbi Lara a Piazza Verdi a Bologna. Era una sera delle tante e mi ritrovavo a bighellonare per il centro meditando sull’esame che avrei dovuto sostenere qualche giorno dopo. Mi ero trasferito da Cosenza a Bologna per frequentare la prestigiosa Alma Mater e laurearmi in attesa di un futuro migliore e tra studio e lavoretti fatti per arrangiarmi con le spese, non avevo avuto tempo per nessuna relazione seria.
Lara mi colpì per la sua bellezza e fu un vero e proprio colpo di fulmine.
Anche lei era una fuorisede ma veniva da una più vicina Piacenza e, pur abitando a Bologna, non le era difficile tornare a casa dai suoi per il week-end.
Un paio di chupitos e un rapido scambio dei nostri contatti sul WhatsApp e cominciò quasi per caso quella che sarebbe diventata una vera relazione inzuppata di sentimenti e amore.
Trascorse volando, quasi un anno da quel nostro primo incontro e le cose andavano a gonfie vele tra noi. Avevamo una magnifica chimica che avvalorava ogni momento di sesso: in fondo eravamo giovani, belli, ricchi di sogni e con un mondo da poter afferrare con la mano per farlo nostro.

Che festa quelle feste

Si era quasi sotto Natale e con la facoltà chiusa, era prevedibile che Lara trascorresse le vacanze in famiglia. Meno prevedibile il fatto che invitò anche me, sapendo che non sarei potuto scendere in Calabria.
Dopo un primo momento di incertezza accettai intuendo che sarebbe rimasta male di un mio rifiuto. D’altronde, prima o poi, avrei dovuto conoscere i suoi genitori che sapevano della nostra relazione ma che non mi avevano ancora incontrato.
Io, ragazzo del Sud, conosco bene il tema dell’ospitalità e pensavo di trovare all’arrivo, un clima cordiale ma freddo e con una inaspettata sorpresa, mi resi conto che mi ero sbagliato.
I genitori di Lara erano tutto fuorché algidi e mi misero subito nella condizione di sentirmi davvero in famiglia. Il papà, che era restato appositamente per conoscermi, sarebbe partito l’indomani per una missione di lavoro ma rientrato qualche giorno prima della Vigilia mentre, la mamma e la sorellina, avrebbero coccolato Lara e preso cura di me.
Durante la cena ero distratto non tanto dall’essermi immerso in quella realtà così nuova per me, bensì per via degli sguardi che Marina – la madre di Lara – continuava a lanciare verso me.
Dapprima, venne spontaneo pensare che si trattava di una sua lecita curiosità ma durante l’evolversi della conviviale serata, la cosa iniziò a prendere un’altra piega.
Forse ero io quello ‘condizionato’ ma, in un altro contesto, avrei giurato che si trattavano di sguardi ammiccanti che celavano promesse di passioni da vivere.
Fu un attimo e distolsi la mia attenzione verso quello sciocco pensiero: si trattava pur sempre di una suocera in pectore.
Terminato il pasto e salutati tutti, insieme a Lara raggiunsi la sua stanza per passare la notte. Non avevamo alcuna velleità di fare l’amore, stanchi com’eravamo di una giornata piena come quella appena trascorsa.
La mia ragazza si addormentò quasi subito e mi lasciò solo a fissare il soffitto, rimuginando sugli sguardi che Marina mi aveva indirizzato.
Chiusi gli occhi come per mettere a fuoco la figura di mia ‘suocera’ e visualizzai una donna matura ma ancora molto attraente che, sicuramente, non aveva ancora placato la sua voglia di sesso.
Si intuiva che Marina teneva molto al suo aspetto fisico ma che cercava di viverlo senza le aberrazioni di interventi chirurgici o con iniezioni di dubbia natura. Lara mi aveva detto che sua madre era una vera patita della palestra che, oramai, frequentava da anni e di cui si potevano vedere i risultati.
Il sonno mi rapì portandomi nel suo limbo e passò la notte.

La mattina mi svegliai con Lara ancora addormentata come sua abitudine mentre io, scalpitavo per bere il primo caffè della giornata.
Senza far rumore lasciai il letto e la stanza per raggiungere la cucina che si trovava al pian terreno della loro villetta a schiera.
Avvertii subito l’aroma del caffè appena fatto e la presenza di Marina che, in piedi appoggiata sul piano del lavello, stava sorseggiandone una tazzina.
‘Mio marito è partito e gli ho preparato la colazione. La piccola dorme della grossa e, conoscendo la grande, so che Lara sarà ancora al primo sonno’ disse sorridendomi.
Mi allungò la tazzina che nel frattempo aveva riempito di caffè ancora fumante dandomi modo e maniera per osservare quel corpo tanto magnificato dalla mia ragazza.
Indubbiamente il lavoro svolto in palestra aveva dato ottimi risultati dal momento che la suocera era una donna tutt’altro che disprezzabile. La pancia piatta, il culo ben sodo e il seno ancora dritto erano i valori aggiunti di una bellezza senza tempo che pareva fin troppo perfetta.
Il leggero pigiama bianco che indossava, lasciava trasparire la sua nudità che emergeva prepotente grazie ai capezzoli che tracimavano dalla giacchetta e dall’alone scuro che si apriva a raggiera tra le sue gambe.
La mia ‘ispezione’ non le passò inosservata e le suscitò una sincera risata.
‘Mi guardi le tette per caso?’ esclamò divertita.
Credo di essere diventato di color viola dopo aver indossato tutte le sfumature del rosso possibili.
‘Dai, scherzavo…- aggiunse- ma tu devi capirmi. Sono sempre sola e con tante voglie da soddisfare. Inoltre, come mamma ho il dovere di testare le capacità di chi ha scelto come suo ragazzo. Non credi?’ e così ultimando la frase, si slacciò la giacchetta del pigiama che lasciò uscire un seno così florido ma miracolosamente eretto che non mi fu possibile reprimere la mia eccitazione.
‘Ah…vedo che ti faccio uno strano effetto’ continuò mia suocera avvicinandosi e afferrando il mio cazzo attraverso i pantaloni del pigiama.
‘Uhm…stai messo bene ragazzo. Se i presupposti sono questi, allora Lara è fortunata ma per saperlo sul serio devo sperimentare’.
Si inginocchiò davanti a me abbassando quasi brutalmente i pantaloni e provocando l’uscita della mia verga come se fosse stata una molla. Poi, la inghiottì con mestiere.
Ad occhi chiusi mi lasciai trasportare dal desiderio che Marina sapeva bene come soddisfare. Avevo trovato una suocera troia che mi stava facendo impazzire di piacere e che l’orgasmo che le si riversò in gola, la eccitò più di prima.
Si abbassò i pantaloni mettendosi di spalle poggiata sul ripiano della cucina ‘Inculami!’ disse con voce roca.
La sola idea mi riaccese il desiderio e dopo aver inumidito il suo orifizio con la saliva, le poggiai la cappella per farla scivolare dentro. Dopo una logica resistenza da parte del suo corpo, i tessuti collassarono lasciandomi penetrare agevolmente quel culo così perfetto da istigare qualsiasi tipo di violenza. Mentre la stavo inculando, mia suocera si masturbava il clitoride e gemeva di piacere: questo bastò a farmi esplodere dentro di lei.
Ma per nulla sazia, Marina riprese a spompinarmi per rimettere il mio cazzo in condizione di essere pronto all’uso e dopo avermi fatto sdraiare sul pavimento, si impalò brutalmente incominciando una cavalcata quasi compulsiva e raggiungendo tante volte l’orgasmo.

Era trascorsa circa un’ora da quel primo caffè quando scese Lara con un sorriso pieno di felicità dicendomi ‘Amore, scopiamo?’.

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