Sesso occasionale: mi sono fatta mungere le tette grosse

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Storia di una tettona matura

Quando nell’azienda dove lavoro come aiuto contabile arrivò Federico, quasi tutte le donne furono attratte da quel giovane uomo dal fisico perfetto. Era stato assunto tramite un contratto stagionale come magazziniere ma la sua apparizione, fece girare più di una testa a ragazze e donne mature.
donna tette grosseEra praticamente non bello, di più! Avrebbe potuto fare il modello di qualche spot di intimo maschile dal momento che allo scultoreo corpo tipo bronzo di Riace, abbinava un volto di maschia bellezza incorniciato da riccioli capelli neri che parevano disegnati per essere la ciliegina sulla torta.

Federico apparve sin da subito restio a cadere nella rete delle provocazioni lanciate quotidianamente da molte mie colleghe con lo scopo di irretirlo per conquistare il suo interesse e, probabilmente, anche qualcos’altro.
Il comportamento refrattario del magazziniere fece nascere la voce che non fosse interessato alle donne e avesse altre tendenze, giustificando una volta di più il vecchio detto che recita che quando una gatta non arriva al lardo, dice che è rancido.

Confesso che nelle rare volte che mi sono trovata ad andare in magazzino per prendere dei documenti e che mi sono incontrata con lui, a tutto avrei pensato tranne il fatto che fosse gay dal momento che il suo sguardo mi regalava la sensazione di essere penetrata da lui che mi spogliava con morboso interesse.
Dissi tra me e me che avrebbe potuto scegliere di meglio di una ragazza come io ero, cioè acqua e sapone e poco incline a sentirsi ‘mangiauomini’: in azienda c’erano davvero belle donne che emanavano una sensualità che io invidiavo loro.
Eppure nonostante tutti gli sforzi profusi sia da funzionarie vestite all’ultima moda con tacchi e autoreggenti fino a quelli delle semplici ma veraci operaie tutto lavoro-casa-sesso, l’inamovibile magazziniere restava sulle sue posizioni: lavoro e professionalità.

Fatto sta che accadde proprio a me. Dovevo terminare un lavoro (era il periodo dove l’azienda doveva elaborare il budget preventivo per l’anno a venire) e mi ero trattenuta oltre l’orario pensando di essere l’ultima a parte i guardiani. Per completare il mio report dovevo andare nell’ufficio dentro al magazzino per prendere dei brogliacci che avevo dimenticato alcuni giorni prima e, mi avviai pensando di essere sola.

Entrai nell’edificio deserto dove solo le luci di sicurezza erano accese e stavo raggiungendo il gabbiotto che veniva utilizzato come ufficio quando una voce dolce mi raggiunse con un ‘ciao’. Quasi sobbalzando per la sorpresa vidi Federico che, a differenza di com’ero abituata a vederlo con tuta da lavoro, stava a torace nudo. Come tutte avevano intuito, il suo fisico scultoreo mostrava nudo i muscoli guizzanti e ben proporzionati, l’invidiata tartaruga, un petto alla Richard Gere prima maniera e una delicata peluria che non stonava affatto. ‘Ciao’ risposi di rimando. Sorrise lievemente mentre si avvicinava a me in silenzio. Poi, mi cinse a se con le sue braccia possenti che mi presero delicatamente senza farmi alcun male. Le mie mutandine si stavano inumidendo sentendo la verga di Federico farsi dura strofinando il mio bacino. Avvicinò le sue labbra e fu subito oblio. Sentivo le sue mani frugare il mio corpo ma senza violentarlo e rispettandolo totalmente anche quando le sue carezze raggiunsero la mia peluria e poi quando le sue dita penetrarono la mia vagina oramai tracimante umori di piacere.

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Con l’altra sua mano libera mi slacciò acrobaticamente la camicetta lasciandogli vedere il mio abbondante petto che, nonostante la sua misura, si ergeva eretto e fiero di grossi capezzoli che sparivano, prima uno e poi l’altro a rotazione, all’interno della sua bocca che si abbeverava di loro come se fossero le mammelle di una vacca da latte. Amavo quella sensazione in quel momento di sesso occasionale, dove mi facevo trapanare la fica dal bel magazziniere che oltre al fisico possente, oltre al viso da statua greca, aveva anche un uccello lungo, grande e durissimo che stava godendo dentro di me e che non aveva alcuna intenzione di smettere. Non smise neppure quando fui io a ricambiare la cortesia, succhiandogli la verga che nonostante la sua esplosione di piacere, continuava ad essere eccitata.
Amavo quel momento e lo implorai di risucchiarmi le tette livide di piacere mentre anch’io continuavo a venire come fossi una fontana di umori.
Non so per quanto tempo mi sono fatta scopare e non solo e ho perduto il conto del numero degli orgasmi maturati da ambo le parti. Posso solo dire che apparivamo entrambi insaziabili e senza alcuna remora di quello che poteva esserci dopo. Addirittura me ne fregavo se fosse intervenuto il guardiano notturno e, solo l’idea che anche lui potesse godere di quello spettacolo – magari tirandosi una sontuosa sega – mi provocava ancor più voglia che trasmettevo a Federico.
Due corpi fusi: quello eravamo in quel mentre e, così come era incominciato così si esaurì. Spossata mi trovavo con le mutandine oramai da buttare, il reggiseno slacciato, sporca di sperma come se avessi partecipato ad un bukkake ma estremamente soddisfatta.

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Federico mi accarezzò i capelli e mi disse che gli ero piaciuta dal momento in cui mi aveva notata e che gli avevo provocato una erezione immediata alla quale aveva posto rimedio chiudendosi al bagno per svuotarsi di piacere.
Aggiunse che quello era il suo ultimo giorno di lavoro e mi stava aspettando per salutarmi ma poi non aveva resistito. Il suo contratto non era stato rinnovato (qualche funzionaria delusa di non essere stata scopata da lui se l’era legata al dito) e aveva dovuto accettare un lavoro all’estero che lo avrebbe portato fuori Italia per almeno un semestre.
Non lo vidi più.
Non raccontai nulla a nessuna collega (non mi avrebbero creduto) ma oltre alla soddisfazione di averle fatte tutte fesse, avevo guadagnato quell’autostima che non avrei mai creduto possibile e, soprattutto, l’idea che mi piaceva farmi penetrare in quel modo: ossia, occasionale e non cercato. Di quella sera con Federico mi è rimasto tutto dentro la mente e il farmi mungere le tettone mi ha iniziata verso a dei piaceri che non avevo mai sospettato fossero possibili.

Oggi, sempre nel mio stile ‘acqua e sapone’ ma con la consapevolezza di saper bene cosa posso dare e cosa voglio avere in cambio, accade che mi fermo a volte per terminare dei lavori arretrati oppure urgenti e che ho scoperto che anche il guardiano di notte, pur non essendo così bello come lo era Federico, è bravo a succhiare le mie tette che ama mungere perché cultore del sesso orale. E se per caso una sera vi trovate a passare davanti al mio ufficio e vedete filtrare una lama di luce da sotto la porta, vi invito ad aprire e ad assaggiarmi.

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