Sesso in treno…

racconto erotico sesso in treno con sconosciuto

Il vagone viaggiava immerso in un abisso oscuro. Dopo l’ultima fermata ero sola, nascosta nel rumore monotono del ferro che sfregava le rotaie. Immaginai Leon in quel momento in casa. Lo vidi nudo rilassarsi nella jacuzi con un bicchiere di vino in mano. L’acqua lambiva incerta il punto in cui gli addominali sfumano in basso, lì dove adoro strusciarmi porca mentre sopra di lui mi penetro.

Con un dito percorsi assaggiando con voglia tutto il suo corpo, ma era il mio corpo. Qualcosa si sciolse violentemente tra le mie gambe nude nella minigonna. Le luci della carrozza si spensero e fui avvolta da un buio completo denso di erotismo. Mi immersi lentamente nella vasca davanti al mio uomo che osservava deliziato, il caldo dell’acqua e la schiuma mi eccitavano. Feci scivolare il corpo sul sedile ruvido del treno e appoggiai una gamba su quello davanti. La minigonna si era alzata da sola regalando al buio lo spettacolo bianco delle mie mutandine umide Spinsi il bacino un altro po’ e le sentii premere piacevolmente tra le labbra. Seduta in mezzo alle sue gambe, Leon mi accarezzava con un solo dito, delicatamente, al centro del mio piacere.

Con l’altra mano mi stringeva il seno con la sua innata erotica forza. Il dito nelle mutandine sfiora il clitoride con movimenti circolari sapienti. La porta del mio salottino privato si aprì accanto a me con un sibilo di aria compressa.
Scrutai nel buio alla mia sinistra per cercare di percepire qualche presenza, la mia mano ora immobile premuta sul corpo caldo, il respiro sospeso. L’oscurità era totale, rotta da squarci di luci sperdute nel paesaggio che invadevano le pareti per brevi attimi. Un volto sembrò apparire come un ologramma davanti a me, ma non ebbi il tempo di distinguerlo come reale. Senza rendermene pienamente conto la mia mano aveva ripreso a muoversi premendo ora con tutte le dita.

La breve interruzione e la tensione riempirono questo gesto di estremo piacere. Una sensazione di calore dolce e rilassamento si spinse dal centro del corpo verso tutte le estremità. Mi contrassi in un gemito e gocce scesero sulle masturbarsi in trenodita bagnando il sedile. Il pensiero tornò alle gocce sul corpo di Leon, l’acqua beata che poteva giocare placida sui suoi pettorali, sfiorandoli. Ora lui era seduto in terra nella vasca, io in piedi difronte a lui mi strusciavo contro il suo viso, contro la mia mano nel mondo reale. Mi afferrò i fianchi con vigore e mi tirò giù nuovamente nell’acqua, seduta accanto a lui e, senza esitare, fece entrare il suo dito indice dentro di me. Il mio dito indice. Era un piacere diverso dal precedente, bellissimo, lo completava. Sentivo me stessa sedurre me stessa, mi sentivo dall’esterno. Muovevo il dito dentro di me, premendo contro le pareti ed inarcando la schiena, sensuale ma con lo stesso ritmo con cui il treno scuoteva la sua grossa massa di ferro a centinaia di chilometri orari. Mi eccitavo di me stessa. Mi eccitavo per Leon.

Mi eccitavo per la porta che si era aperta ma, a pensarci bene, ancora non si era chiusa. Per il lieve quasi impercettibile suono che, ritmico, lentamente si faceva più vicino, svelandosi sempre più simile ad un caldo respiro…
Il rumore della porta che si chiudeva mi distrasse per un momento. Ero nuovamente chiusa nel salottino privato, ma non sapevo se ora fossi sola oppure no. Il buio era completo, neanche più una luce irrompeva nell’aria in quel tratto del percorso. Una sensazione di paura mi pervase, ma il mio corpo la tramutò subito in eccitazione. Mi lasciai del tutto andare, avevo voglia di essere presa con violenza proprio lì su quel sedile, da più persone contemporaneamente.

Iniziai a scoparmi con la mia stessa mano, spingendo ora due dita dentro di me come se fossero il cazzo di un uomo. Allargai del tutto le gambe, senza alcuna inibizione, mentre con l’altra mano ora mi massaggiavo freneticamente fuori cercando di raggiungere l’orgasmo. La mia bocca era aperta, contorta in una smorfia di godimento. A Leon piaceva la mia bocca quando godevo. Mi metteva una mano in bocca, facendosela mordere come fossi la sua cagna.

Ma non pensavo più a lui ora…ora volevo solo che qualcuno mi afferrasse le gambe, le tirasse verso di sé, e mi penetrasse con violenza, senza che potessi anche solo vederlo in viso. Gemevo e non sentivo altro. Speravo qualcuno fosse entrato, fosse lì a sentirmi godere, ma ora non percepivo più niente della sua presenza, percepivo solo me stessa troia. All’improvviso qualcosa mi toccò il volto. Una mano calda e ruvida mi tastava violenta il naso, l’occhio, lo zigomo per capire cosa avesse trovato. Per un istante mi raggelai e lanciai un urlo strozzato, diverso dai precedenti di piacere. Ero paralizzata, le mie mani ferme nella stessa posizione da puttana.
Subito un’altra mano mi chiuse la bocca di taglio per impedirmi di urlare nuovamente. Potevo morderlo, ma non lo feci.

Pensai a Leon e persi la testa dalla voglia. Mentre una mano mi teneva la bocca chiusa, ora l’altra si muoveva su tutto il mio viso, le unghie mi graffiavano ovunque. Le mie mani stavano tornando vogliose di me. Mi esploravano silenziose per non dimostrare il mio avido desiderio. Mi sentii afferrare i capelli da dietro, tirarli con forza verso il basso, facendomi inarcare la schiena. Ne approfittai, e mi penetrai a fondo con due dita urlando, di dolore, piacere ed eccitazione nello stesso istante. Poi sentii il suo fiato che sapeva di sigaretta vicino alla bocca, andare poi verso il collo e dirmi nell’orecchio: “Voglio sentirti raggiungere l’orgasmo…”. Immediatamente pensai che Leon non fumava…