Sesso con una milf

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La mia esperienza di runner home delivery

Conciliare gli studi del primo anno di università con un lavoretto è sempre stato difficile per incompatibilità di orari. Trovandomi fuori sede, ho dovuto arrangiarmi con l’unica possibilità che poteva concedermi una certa indipendenza: quella di essere uno dei tanti ragazzi che consegnano pizze a domicilio.
Bici, caschetto di protezione e pettorina fluorescente mi trovavo a macinare chilometri ogni momento che avevo libero, senza sentire la fatica per via dell’esigenza di fare più consegne possibili per assicurarmi qualche soldo in più a fine mese.
Un impegno faticoso e monotono quello di riempire il contenitore di pizze calde per portarle a destinazione prima di ripetere la stessa meccanica per alcune ore ma, questo mi permetteva di avere qualcosa nel portafoglio senza pesare ulteriormente ai miei che già affrontavano sacrifici per pagare tutte le spese di uno studente fuori sede.

Sesso con una milf: sogno irrealizzabile? ma…

Da quando avevo iniziato ad essere un pizza pony, avevo fantasticato su quali avventure avrei potuto vivere grazie a quel tipo di lavoro che mi metteva nella condizione di conoscere tante persone ogni sera.
Immaginavo ragazze single e donne sposate, venire ad aprire la porta per ricevere le pizze da me consegnate e che, al posto della mancia (rarissima anche questa!) mi ringraziavano in un altro modo più eccitante.
Mi rendevo conto che si trattavano solo di fantasticherie e di sogni, ogni qualvolta alla porta veniva un uomo distratto o una donna trasandata che tutto avrebbe potuto provocare tranne l’eccitazione della carne.
Giorno dopo giorno, avevo conferma del fatto che i sogni è bene metterli da parte perché irrealizzabili e non dovevo credere chissà quale avventura mi sarebbe stata possibile vivere.

Eppure, accadde.
Era un giorno particolare nel quale avevo avuto dei problemi per via di un libro di testo che, chissà come, avevo smarrito e dovevo ricomprare. Un testo indispensabile per il mio prossimo esame e che costava un occhio della testa. Questa spesa imprevista avrebbe vanificato tutto il mio compenso di pony di quel mese il che equivaleva a dire che non avrei avuto la possibilità di fare null’altro senza soldi.
In più era un giorno caratterizzato da una pioggia insistente che aveva ridotto al minimo l’attività di consegne, con la conseguenza che non avrei guadagnato granché nonostante le poche corse effettuate.
Proprio quando stavo staccando per rientrare a casa, giunse un ordine che il gestore della pizzeria mi passò, dicendomi che mentre rincasavo avrei potuto fare una piccola deviazione per consegnare quanto stava preparando.
Con i nervi già scossi da quella giornata ‘no’, bruciai i tempi per sbrigarmi a tornare a casa dove una doccia bollente mi sarebbe stata d’aiuto per dimenticare quanto mi era accaduto.
Una consegna come tante dove, forse, sarebbe scappato un euro o due di mancia.
Giunsi al portone e citofonai al nome indicato sul foglio di consegna e mi rispose la voce di una donna che mi invitava a salire al secondo piano per riscuotere quanto dovuto per il servizio.
‘Ci mancava anche questa’ pensai mentre salivo le scale ma mentre sfogavo dentro di me la rabbia, vidi una signora che mi stava aspettando sull’uscio della porta di casa.
Fu un attimo e tutto scomparve dalla mia testa.
Mi avvicinai per consegnare il cartone con la sua pizza ma ero praticamente imbambolato per quello che stavo vedendo.
La cliente avrà avuto sui 45 anni ma veramente ben portati.
Indossava una vestaglia di raso di color malva che aveva gli ultimi bottoni non allacciati che permettevano di vedere due gambe inguainate con delle calze color fumo.
La prima cosa che si notava era il suo seno prosperoso e prepotente che modellava un corpo più che attraente e femminile.
Mi sorrise e vedendomi zuppo dalla pioggia, mi invitò ad entrare.
‘Aspetta – disse in un tono suadente – siediti un attimo per riposare’. Mi pareva di sognare.
Mi accomodai su di un piccolo divano mentre la tizia era scomparsa in cucina con la sua pizza. Sulle pareti erano appese varie fotografie della donna con due bambini in braccio. Che fossero i suoi figli?  Un lieve profumo di patchouli rendeva particolare il raccolto disimpegno dove mi aveva fatto sedere.
Rientrò con in mano una tazzina di caffè espresso.
‘Bevi, devi averne bisogno…’ e dopo avermi allungato il bicchiere, si sedette su di un altro divano praticamente identico e speculare a quello dove mi trovavo.
Non potei fare a meno di vederle le gambe che, grazie alla sua posizione, regalavano un panorama molto eccitante anche perché mi ero accorto che la signora aveva degli autoreggenti.
‘Chissà quanto avrai faticato quest’oggi – disse – ma tu sei così giovane che hai delle energie che ti permettono di fare questo e, magari, anche dell’altro’ e mi lanciò un sorriso marpione.
Senza null’altro aggiungere si alzò e mi raggiunse, prendendo la tazzina oramai vuota e posandola sul basso tavolino che era posto tra i due divanetti.
Passò la sua calda mano sui miei capelli umidi sorprendendomi un poco. Poi, la mano scese sul collo che accarezzò teneramente per passare a stuzzicarmi i lobi delle orecchie.
Il mio uccello, dimenticandosi di tutto, prese ad indurirsi. Era anche logico dal momento che l’ultima volta che avevo fatto sesso risaliva al mese prima con una compagna di facoltà che non avevo più rivisto.
‘Ohhh – come se fosse meravigliata del fatto – ma guarda come è diventato grosso il tuo uccello…’ e dicendo così, la sua mano scese fino alla mia patta per accarezzare un cazzo già duro.
Con fare sicuro la donna sbottonò in un attimo i pantaloni per afferrare l’oggetto dei suoi desideri tra le mani, iniziandomi a masturbare prima di abbassare la sua testa per permetterle di assaggiarlo con la sua bocca dopo aver leccato la cappella.
Il desiderio e quella situazione non mi permisero di resistere e in breve schizzai all’interno della sua bocca che, golosa, riuscì ad inghiottire lo sperma fino all’ultima goccia continuando, anzi, a spompinarmi per farmelo rimanere in tiro.
Quando vide che continuavo ad averlo duro, si slacciò la vestaglia di raso restando praticamente nuda con le sole calze.
‘Scopami’ mi disse con una voce roca.
Si mise a pecorina offrendosi a me che, preso dalla più feroce eccitazione, iniziai a stantuffarla per bene e con tutto il desiderio possibile.

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La posizione mi invitava a penetrarle anche il culo, cosa questa che la fece urlare di piacere. Tenendole i fianchi con le mani, la tiravo a me mentre il mio cazzo scompariva dentro l’oscuro orifizio che sentivo man mano, aprirsi a me.
Arrivò una seconda esplosione di sperma che le riempì il culo tracimando dallo stesso una volta che estrassi il mio cazzo ancora duro.
Ora si che potevo divertirmi.
Mi misi sdraiato e le dissi di cavalcarmi. Avevo modo di vedere le sue tette che ballavano mentre si impalava in me e mi divertì stringendole i capezzoli lunghi e duri.
Mi scopò come se non ci fosse un domani fino a quando, venni dentro quella sua calda fica.
Si sdraio sopra di me soddisfatta dell’avventura e mi sussurrò ‘posso ordinare una pizza anche domani?’.