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Il mio primo lavoro

Come tante giovani laureate mi trovavo a sfogliare giornali di annunci di lavoro per trovare delle possibilità di impiego, alternando questo con l’invio di curriculum via web nella speranza che qualcosa potesse uscir fuori.
Il tempo passava veloce e le giornate si replicavano una identica all’altra ma senza portare nessuna novità. Mi sentivo inutile, alla stregua di tanti miei ex compagni di facoltà che ancora non avevano avuto modo di mettere alla prova le loro competenze.
Sconfortata di una ricerca senza esiti, la mia autostima era finita sotto le scarpe quando, un giorno, il mio cellulare squillò: venivo convocata per un incontro conoscitivo da un’azienda alla quale avevo inviato il curriculum alcune settimane prima.
Eccitata dall’idea di avere finalmente una opportunità, dissi a me stessa che avrei accettato qualsiasi proposta per potermi mettere alla prova ed iniziare a fare la mia strada lavorativa.

Arrivò il giorno dell’appuntamento e mi preparai di tutto punto per dare, al mio esaminatore, l’idea di essere la persona che stava cercando.
Un ufficio ben arredato vide il mio ingresso e una lunga attesa nella quale le mie certezze venivano colpite da una miriade di dubbi che cercavo di allontanare dalla mia mente e proprio mentre stavo combattendo quell’invisibile battaglia, si aprì la porta e comparve un uomo distinto.
Si presentò come il titolare di quella società di marketing e comunicazione, spiegandomi succintamente cosa stava cercando.
Mentre l’uomo parlava, fui colpita dal suo modo di fare e dal suo aspetto. Poteva avere passato la quarantina ma il suo fisico appariva, pur sotto un elegante vestito, decisamente in forma.
I capelli ordinati, la sua pelle delicatamente abbronzata, il profumo che emanava e i suoi gesti, raccontavano alla mia immaginazione che si trattava di una persona sicuramente interessante che aveva vissuto intensamente e che ancora risultava attraente per molte donne.
Non nego che la mia analisi provocò in me un certo stato di agitazione e che, nonostante avessi da tempo un partner della mia età, mi sarebbe piaciuto essere stretta tra le braccia di quell’individuo dentro ad un comodo letto e fare all’amore.

Scacciai quel pensiero nello stesso momento nel quale l’uomo terminò di parlare facendomi rendere conto del fatto che avevo perso gran parte del suo discorso, distratta com’ero dalle mie fantasie dalle quali ero stata rapita.
La cosa non passò inosservata tanto che ‘il capo’ mi disse cosa avesse distolto la mia attenzione in un momento che poteva rappresentare un cambiamento per la mia vita.
Non fui lesta nell’inventare una scusa plausibile ma confessai che ero stata attratta dalla sua persona. La mia sincerità fu ricompensata da un sorriso di compiacimento e dalla mia assunzione. ‘Ti premio per la tua onestà intellettuale e, avendo bisogno di persone trasparenti, ti scelgo senza pensarci troppo’ mi disse, continuando a darmi informazioni su quello che sarebbe stato il mio lavoro.

Passarono quattro mesi da quel primo incontro con Luca – questo il suo nome – e non mi ci volle molto ad inserirmi in un ambiente dinamico vissuto da simpatici colleghi ma non era raro che la mia immaginazione corresse proprio sul mio capo anche se era poco presente in ufficio.

Scopata dal capo

Luca mi chiese di rimanere oltre l’orario di lavoro perché aveva necessità di una persona che lo aiutasse a terminare un progetto importante. Disse che mi aveva scelta per via della mia discrezione e perché, intuitivamente, si fidava di me più di altri suoi collaboratori.
Pur avendo un mezzo appuntamento con il mio ragazzo, accettai con entusiasmo. Se il capo credeva in me più che ad altri suoi dipendenti, significava che mi ero fatta notare positivamente.
Devo dire che non mi sfiorò l’idea che quella proposta potesse nascondere qualche insidia, tutta contenta di come stava andando il mio percorso professionale.
Non appena usciti tutti, Luca mi propose di andare a mangiare qualcosa prima di affrontare una lunga notte di lavoro. Devo dire che il ristorantino dove mi portò regalava un’atmosfera davvero speciale che, alimentata da un paio di bottiglie di vino, mi fece ben presto dimenticare la ragione del perché stavo a cena con il mio capo.
Rientrammo in ufficio dopo un paio d’ore. Mi sentivo leggera e piuttosto allegra e, alla vista della scrivania di Luca, realizzai il fatto che dovevo tornare pienamente efficiente resettando quella parentesi giocosa che avevo vissuto durante la cena.
Il capo si sedette sulla sua poltrona aprendo il portatile per iniziare il lavoro e mi invitò a sedermi al suo fianco dove aveva sistemato un ergonomico sgabello.
Mi resi conto che in maniera piuttosto evidente, Luca stava osservando le mie cosce che la minigonna aveva lasciato abbondantemente scoperte. Poi, con un gesto quasi naturale, posò la sua mano sopra la mia gamba. Fui avvolta da un confortante tepore che si trasformò in una vampa che mi incendiò corpo e mente non appena Luca iniziò ad accarezzarmi risalendo fino all’inguine.
Cercai di scacciare qualsiasi pensiero dalla mente ma il capo prese delicatamente la mia mano destra accompagnandola fino a farla posare proprio sopra alla patta dei pantaloni dove il uccello ben duro stava in attesa. Accarezzai delicatamente quel rigonfiamento mentre avvertivo le poche discrete dita di Luca superare il bordo delle mie mutandine per frugare dentro di me regalandomi brividi per ogni dove.
Estrassi il suo cazzo dai pantaloni e mi sorprese per la sua dimensione gigantesca. Non era solo lungo ma soprattutto imponente anche in larghezza e così invitante che volli immediatamente assaggiarlo, abbassando la mia testa per poterlo succhiare con goloso interesse.
Ci alzammo simultaneamente per raggiungere il grande divano e stare più comodi. Luca non mi sfilò neppure le mutandine preferendo scoparmi solamente scostandole per mimare una sorta di stupro che alimentò la mia eccitazione provocandomi una serie di orgasmi.
Sentivo la forza del suo uccello scuotermi tutte le membra del corpo e soddisfare il mio desiderio in un modo che il mio ragazzo non aveva mai saputo fare.
Mi sentivo trascinata in un vortice di piacere quando il mio capo mi rivoltò per penetrare dentro al mio culo che tremò di paura mista a dolore prima di trasformarsi in un laido godimento che mi faceva sentire come una puttana.
Esplose dentro il mio corpo non una sola volta e la quantità di quel suo tiepido sperma fu così abbondante da tracimare da tutte le parti e, quando questo accadde alla fine di una pompa, la mano che mi stava masturbando fu responsabile di uno squirtamento che inondò il divano dove stavamo.
Il risultato di quella notte fu che divenni l’insostituibile segretaria del capo di giorno e la sua puttana ogni volta che voleva godere con me.

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