Sesso con una donna matura: confessione

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Monica, la mia ragazza aveva così tanto insistito che avevo ceduto alla sua richiesta: passare qualche giorno a Venezia durante il Carnevale.
Odio la confusione e già immaginavo la calca che mi avrebbe inghiottito durante quel breve soggiorno e, per consolarmi, pensavo a quante ore di sesso avrei vissuto insieme a Monica.
L’origine caraibica della mia ragazza (sua madre è cubana) si evince dalla sua pelle color ambra, dai lunghi capelli corvini e da grandi occhi neri che accompagnano un fisico veramente mozzafiato che fa girare la testa ad ogni maschio.
Nonostante i tre anni di convivenza, la mia attrazione per lei aumenta in modo esponenziale giorno dopo giorno e non mi stanco mai di possedere quel suo corpo fantastico che mi regala emozioni ogni volta che lo sfioro.
Vero che anch’io mi difendo bene con il fisico palestrato, lo sguardo profondo e il fascino dei miei quarant’anni ma, a volte mi trovo sorpreso a riflettere sulla differenza di età che potrebbe iniziare ad essere un ostacolo tra qualche anno: motivo per il quale ho sempre evitato di sposarmi con Monica.

Venezia ci accolse come era facile immaginare: caotica ed affollata ma, nonostante tutto, sempre unica nel suo sfarzoso splendore.
Sistemate le valige nella camera che avevo faticosamente trovato e riservato, Monica volle immergersi subito nel casino di una Venezia sull’orlo della follia per godere dell’allegria del Carnevale.
Inutile dire che la seguii senza grande entusiasmo, ritrovandomi schiacciato sopra al ponte dirimpetto a quello dei Sospiri. Gente che camminava faticosamente, gente ferma intenta a fotografare il marmoreo passaggio che dai Piombi conduce a Palazzo Ducale, gente affannata a divertirsi per rispettare quel dogma che recita che a Carnevale bisogna rincorrere l’allegria in tutti i modi…ero perso in questa considerazione senza accorgermi di aver perso di vista Monica e che sarebbe stato inutile, cercarla in mezzo a quelle migliaia di persone mascherate.
Meglio così, pensai decidendo di raggiungere il primo bar possibile per sedermi di fronte ad un cocktail del quale avvertivo la necessità.
Mentre mi stavo apprestando a guadagnare scalino dopo scalino la fine del ponte, mi ritrovai a spingere inavvertitamente la persona che mi precedeva e che si voltò di scatto.
Era una bella donna più o meno mia coetanea. Vedendomi, abbozzò un sorriso e contrariamente alle mie aspettative, strofinò il suo culo proprio sul mio bacino facendolo aderire in modo osceno. La folla, gongolante per il Carnevale, non poteva accorgersi di nulla e tantomeno di quella singolare forma di pomicia mento che stava avvenendo in quel mentre.
La donna si girò nuovamente per farsi ammirare in tutta la sua bellezza. Il suo volto ricordava una famosa attrice degli anni sessanta e le sue forme, strette in un costume da damina settecentesca, non potevano passare inosservate.
La mia eccitazione si rese palpabile grazie alla provocazione che stavo subendo.
‘Vieni con me?’ sussurrò tra il brusio della gente.
Monica era sparita anche dalla mia testa ed il mio interesse era rivolto alla bella dama incipriata.
Annui con la testa e lentamente ci muovemmo fino a raggiungere una casa vicino ai Giardini della Biennale.
‘Abito qui e questo appartamento l’ho avuto dal mio ex marito. Ogni tanto torno a Venezia e passo qualche giorno in questa città magica, magari cercando un uomo come te’.
Chiuse la porta dietro di sé dopo avermi fatto entrare.
‘Slacciami il costume’ mi disse con voce roca in un modo eccitante.
L’arioso vestito cadde ai suoi piedi facendola restare nuda a parte un paio di autoreggenti di color bianco e scarpe della stessa tinta.
Ebbi modo di ammirare la perfezione del suo corpo che non dimostrava affatto le ingiurie del tempo. I seni eretti, la curata peluria castana che incorniciava la fonte del suo piacere, il sedere ben tosto e alto, accompagnavano quel volto delicato che irrorava sensualità da tutti i pori.

Non passò neppure un istante che la donna si avvicinò a me inginocchiandosi di fronte e sbottonandomi i pantaloni, maneggiando la mia verga che continuava ad essere dura fino ad estrarla dai boxer.
Si mise ad accarezzarla in modo delicato quasi contemplando quello che doveva diventare il protagonista del suo piacere. Poi, in silenzio, aprì le sue labbra carnose per lasciare entrare il mio desiderio.
La sua esperienza di donna matura emergeva prepotentemente, ben sapendo come calibrare i suoi movimenti, con quale intensità suggere quel mio uccello, come girare la sua lingua per intrigarmi ancor di più.
Mi pareva di tornare indietro nel tempo e sentivo una energia come quella di un ventenne pieno di ardore e desiderio.
L’esplosione che seguì suggellò quell’insolito e silente patto di sesso che ci aveva unito proprio su quel ponte.
Per nulla paga, dopo avermi condotto nella camera da letto, si sdraiò al mio fianco baciandomi i capezzoli prima di scendere ancora verso il basso ma stavolta dimenticandosi della verga per raggiungere il mio culo e praticandomi una sessione di rimming che mi riportò al mondo, eccitandomi nuovamente.

Resasi conto del risultato acquisito, si pose a guisa sopra di me per impalarsi delicatamente. Dopo aver conquistato una comoda posizione, iniziò a cavalcarmi in maniera selvaggia invitandomi a stringere con le mani le sue tette con violenza. I suoi gemiti, i sospiri e le pupille rovesciate all’indietro fornirono ulteriore spinta erotica a quel quadretto di sesso che stavo vivendo moltiplicando la mia voglia.
La seconda esplosione la sconquassò definitivamente facendola raggiungere un altro orgasmo che tracimava abbondantemente sopra la mia pelle.

Cadde al mio fianco e chiuse gli occhi come farebbe una gatta. La sua mano accarezzò il mio petto, facendo dei ghirigori che sollecitarono dei brividi su tutto il mio corpo.
In silenzio si alzò sparendo dentro al bagno. Sentivo lo scroscio della doccia filtrare dalla porta chiusa e mi ricordai all’improvviso di Monica.
Forse era già rientrata in albergo o forse si stava divertendo perché è quello che bisogna fare a Carnevale soprattutto a Venezia.

Uscito da quella casa mi resi conto che non sapevo neppure il suo nome e che non l’avrei mai più rivista. Di lei mi rimaneva quella dolce sensazione di alto erotismo e un volto che avrei cancellato non appena avrei visto nuovamente la mia Monica e fatto con lei l’amore.