Hai provato il rimming (o anilingus)?

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Arriva Sara

Mi intrigava la nuova collega che da un paio di settimane aveva iniziato a lavorare nello stesso mio ufficio.
Si era presentata con un vestito che non lasciava molto all’immaginazione dal momento che si trattava di un abitino più che attillato che disegnava un corpo praticamente perfetto.
Sara era subito salita al centro della scena per la sua bellezza che si coniugava con una contagiosa simpatia e per l’abilità professionale che aveva dimostrato sin da subito.
Come non essere attratti da una tale presenza che univa femminilità, sensualità e gioia di vivere? Inutile dire che subito attirò le attenzioni dei miei colleghi indipendentemente se questi fossero single o impegnati. A tutti, Sara metteva un inesorabile limite che non si poteva oltrepassare e che stabiliva dei confini ben definiti.
Contrariamente al codazzo dei maschi animati da testosteronici stimoli, con Sara mi limitavo ad essere cortese ma senza comportarmi come gli altri, reprimendo qualsiasi velleità che potevo avere nei suoi confronti perché non volevo illudermi di fare progetti su di lei.
Senza evidenziare la cosa, anch’io osservavo la bellezza di quella ragazza così intrigante da far perdere la testa a chiunque e, infatti, già si contavano i colleghi che avevano ricevuto da lei un netto rifiuto alle varie avances che costantemente le facevano.
Confesso che era impossibile non innamorarsi di una bellezza quasi sublime.
Sara aveva lunghi capelli neri che le incorniciavano un viso dolce nel quale risaltavano due occhi color carbone, labbra carnose al punto giusto che regalavano la sensazione di morbidezza, un nasino sbarazzino all’insù e una pelle color ambra.
Il suo, era un corpo praticamente perfetto dove il culetto pronunciato non poteva non far pensare al sesso e due tette belle sode sulle quali perdersi per sempre.
Si vedeva che amava vestire bene ma anche se in maniera elegante, traspariva una certa dose di provocazione per via di abiti stretti o di vertiginosi spacchi che mostravano linee armoniose e lasciavano immaginare una femminilità talmente sensuale da far follie per goderne.

Quel sabato pomeriggio in ufficio

Sarebbe toccato a me quel sabato a dover essere presente in ufficio. Era una cosa stupida in quanto non si sarebbe fatto nulla tanto che, erano in molti i colleghi che volevano quel giorno al posto di un altro per evitare di trovarsi impelagati nel lavoro di tutti i giorni. Stava arrivando l’autunno e si avvertivano già i primi freddi mattutini che consigliavano di abbandonare le t-shirt per indossare qualcosa di più pesante.
Come capitatomi altre volte, raggiunsi l’ufficio vuoto. Non avevo alcuna voglia di aprire il computer e navigare sul web, così decisi di aprire una delle riviste che si trovavano in sala d’attesa. Mentre stavo distrattamente sfogliando un settimanale, sentii aprire il portoncino di ingresso e vidi Sara entrare in ufficio.
Chiaramente stupito della insolita presenza, supposi che doveva terminare un qualche lavoro che non sapevo e mentre facevo questa considerazione, mi salutò con un sorriso.
‘Ciao –disse- sapevo che oggi era il tuo turno e che saresti stato solo’.
‘Posso esserti utile? Non ho nulla da fare…ed essendo libero se ti occorre una mano, sono qui’ risposi ricambiandole il sorriso.
‘Certo che mi sei utile. Sono qui per questo’ e nel dire questo, si avvicinò a me come non aveva mai fatto prima di allora.
‘Ho visto che a differenza di tutti quei porci, tu sei stato al posto tuo e non ci hai provato con me e per questo segno di rispetto, ti ringrazio’ aggiunse.
‘Figurati’ risposi senza molta convinzione mentre le guardavo le lunghe gambe inguainate da calze di color fumé.

Sara si sedette sulla mia scrivania proprio davanti a me e, con fare malizioso, allargò le gambe per regalarmi un sogno. I suoi autoreggenti terminavano lasciando scoperta la parte finale della coscia e facendo vedere una folta peluria nera che le incorniciava la fica.
‘Voglio ringraziarti scopandoti’ disse mentre si toglieva il leggero maglioncino rimanendo con un reggiseno così trasparente che non si poteva.
Immediatamente ogni freno inibitorio se ne andò in vacanza e mi trovai con l’uccello dritto e pronto a conoscere la morbidezza di quel corpo che si stava offrendo proprio a me.

Sara si alzò la gonna per farsi ammirare le forme e si avvicinò appoggiando la sua mano sulla patta dei miei pantaloni, afferrando la mia verga per accarezzarla ancora vestita dai jeans.
Poi la estrasse dalla zip ed abbassandosi repentinamente si mise a succhiarmela con mestiere tanto da farmi esplodere di piacere dentro la sua bocca. Ingoiò ogni goccia di sperma continuando a pomparmi per farmi mantenere l’eccitazione poi, si rialzò con uno sguardo torbido e disse ‘Scopami ora!’.
Entrai in lei con tutta la mia voglia di sentirmi padrone del suo corpo e della sua anima. Variavo la velocità e la potenza di penetrazione per godere ancor di più e per sentire il mio cazzo sbattere contro le pareti della sua stretta fica mentre Sara mi faceva sentire la sua lingua sopra le mie labbra come per sollecitare un bacio profondo. Scoppiai questa volta dentro la sua vagina bagnata da diversi orgasmi dei quali aveva goduto ma sentivo che ancora non eravamo sazi.
‘Hai mai fatto o ti hanno mai fatto del rimming?’. Non sapevo neppure di cosa stesse parlando ma mi fidavo ciecamente di lei e le risposi che non avevo mai fatto quel tipo di esperienza.

Il mio primo anilingus

‘Per fare quello che voglio, prima andiamo alla toilette a farci un bidè con molta attenzione, perché è necessario assicurare una buona igiene’ mi spiegò.
Una volta terminate le abluzioni del caso, andammo sul grande divano che si trovava nella sala d’attesa e Sara mi indicò la posizione che dovevo assumere: praticamente a pecorina, offrendole il culo. Non riuscivo a vedere nulla ma ad un tratto mi prese l’uccello tra le mani e lo tirò all’indietro mentre sentivo la sua lingua leccarmi il culo. Era una sensazione che mi riempiva di piacere: la sua lingua impertinente che aveva violato quell’orifizio così prezioso mentre nel contempo, stava facendomi una sega clamorosa.
Non mi porsi neppure il problema della ragione per la quale stavo provando quel piacere così sublime per non perdere neppure un momento di quegli attimi unici. Sara si divertiva ad alternare leccatine a veri e propri risucchi, provocandomi brividi che mi stavano squagliando anche il cervello.
‘Ora fallo a me’ disse.
Ero pronto a ricambiarle la cortesia e, invertite le posizioni, cominciai ad assaporare il buco del culetto della bella collega mentre lei si stava masturbando fino a squirtare copiosamente.
Quando arrivai ad un punto in cui mi era impossibile non godere, misi la verga proprio su quel buchetto ben lubrificato e la penetrai con un colpo di reni. Le venni dentro per la terza volta e assicuro che fu la più bella.

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