Piccole trasgressioni

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Avevo una cotta per il ragazzo di mia cugina da quando andavo alle elementari. Ai tempi, erano poco più che maggiorenni spensierati ed io ero una piccola bimba rompiscatole che voleva sempre impicciarsi degli affari altrui.

Crescendo, ho assistito al loro matrimonio, alla nascita del loro primo figlio dopo qualche anno e della secondogenita solo più recentemente. Nel frattempo mi sono fatta una donna di venticinque anni e ho iniziato a capire che la cotta che avevo da piccola, in realtà, era un’attrazione per il proibito. La sfida eterna e la rivalità sempre presente nei confronti di una cugina autoritaria e perfetta, che portavo a modello ma della quale invidiavo il compagno di vita.

Un ragazzo simpatico, attraente e brillante che aveva passato molto tempo a giocare con la bambina petulante che ero. Mentre crescevo, la voglia di trasgredire provando a sedurre il mio caro cuginetto acquisito era aumentata con gli anni.

Non era una vera e propria ossessione, ma sentivo sempre quella vena eccitante ogni qualvolta mi trovavo insieme a lui. Vedevo che negli anni, complici i figli, i doveri quotidiani e la stanchezza, lui si era quasi spento e il ragazzo ribelle che mi era sempre piaciuto, aveva lasciato spazio ad un adulto dal volto spento e dall’allegria azzerata.

Sapevo che forse, volendo tentare, avrei potuto sedurlo anche solo per portargli alla mente il guizzo di una gioventù ormai andata. Era giusto nei confronti di mia cugina? Avrei mai potuto far un torto così grande ad un membro della mia famiglia?

Era un peccato concedersi questa piccola trasgressione?

Probabilmente sì.
Soprattutto in quel capodanno di un paio di anni fa.
Mi accorsi subito che c’era nervosismo nell’aria e prima di defilarmi da casa, non fui abbastanza furba da far tacere la mia bocca.
Il mio carattere chiuso, quel giorno rispose subito alle provocazioni di zie e cugine, con quel loro petulante ‘ma sei sempre sola’ e le loro risate che martellavano il cervello.

Vaglielo a spiegare a loro che il mio essere single era in realtà un trucco per mantenere la mia libertà e che conoscevo ragazzi nuovi ogni giorno. Non volevo catene, ma ero ben lontano dall’essere SOLA.
Provai a spiegare timidamente le mie ragioni, quasi sussurrando, perché la Veronica conosciuta in famiglia è timida, pacata e silenziosa.
Esattamente il contrario della Veronica nella vita vera.

Mi dissero che senza un fidanzato non ero nulla. Anzi, peggio. Mi dissero che senza ufficialità, se uscivo con qualcuno ero solo una zoccola.

Rimasi di ghiaccio. Forse era il vino che scorreva già a fiumi, forse era solo una cattiveria detta per ferire in quel momento, so solo che uscii in giardino per allontanarmi da quel gruppo di vipere.

Vidi il marito di mia cugina avvicinarsi. Fu un secondo. In un attimo, l’idea mi arrivò come un lampo.
‘Se devo essere chiamata zoccola, tanto vale fare qualcosa per cui valga quel nome’ – mi dissi con un sorriso malizioso.

‘Federico, ciao, non ti consiglio di entrare in casa, si sono coalizzate e sono pericolose’ – dissi fermandolo per un braccio. Il tocco mi sembrò ancora più eccitante di quello che avevo sempre immaginato.
‘Hanno già iniziato a bere? Ottimo, non sono neanche le sei di sera, ci aspetta una lunga giornata’ – mi rispose lui con un tono quasi rassegnato. Ormai le grandi festività per lui si riducevano a giornate interminabili in famiglia con picchi di divertimento pari a zero.

‘Allora, come va la vita?’ – mi chiese accendendosi una sigaretta.
Gliela presi dalle dita e feci un tiro profondo.
‘Come va la tua?’ – risposi fissandolo intensamente negli occhi.
Lo lasciai di stucco, evidentemente non si aspettava una Veronica ribelle.
‘Casa, lavoro, famiglia. Ripeti all’infinito l’equazione ed avrai la risposta’ – disse tristemente.
‘Sai che ti ammiro? Con un’arpia del genere non riuscirei a stare…’ – dissi con un pizzico di cattiveria lasciando in sospeso la frase.
‘E con chi dovrei stare ormai? Quando diventa abitudine, c’è poco da fare‘ – disse guardandomi. Si era creato un contatto visivo molto intenso. Forse lui aveva capito la mia voglia trasgressiva.
‘Ma almeno scopate?’ – chiesi di colpo, avvicinandomi.
‘E tu, birichina? Scopi abbastanza o hai bisogno di ripetizioni? – mi spiazzò. Non ero abituata ad un comportamento simile.
Successe tutto in un attimo velocissimo.
Mi prese per la nuca e mi baciò intensamente. In maniera così passionale che mi eccitai all’istante.

‘Andiamo nel capanno, ora’ – gli sussurrai all’orecchio.
piccoletrasgressioniCi voltammo ed intravedemmo le luci all’interno della casa e sentimmo che la famigliola felice stava disquisendo su quale fosse il giusto sapore dell’arrosto.
Con un cenno, scappammo nel cortile sul retro, raggiungemmo la piccola casetta di legno e ci chiudemmo il mondo alle spalle.

Fu intenso ed appagante come mi ero immaginata in tutti quei lunghi anni di attesa. Gli spiegai quanto mi ero sognata quel momento e fu lusingato di sapere che seppur vecchio rispetto a me, aveva ancora un’ammiratrice segreta.

Le mie piccole trasgressioni stavano infuocando e io ero tutta bagnata

La sua bocca, il suo corpo, la sua voce. Tutto era così tremendamente sensuale.
Non fu un normale Capodanno, fu l’inizio di qualcosa di estremamente erotico. Un gioco fatto di trasgressioni e di piccole passioni nascoste, di complicità e di seduzione.
Fu l’inizio della mia deliziosa vendetta verso quel mondo che mi aveva nascosto per troppo tempo.