Mi sono masturbata nel camerino

racconto-masturbata-in-camerino

illustrazione realizzata da DJINN IN THE SHADE (scopri qui il profilo Instagram per vedere altre immagini)
racconto di Madame Elizabeth

VIDEO HOT IN CAMERINO, capitolo 1

Sono chiusa nel camerino di una catena di fast fashion e un abito nero mi fissa dalla gruccia. Il piano è di indossarlo senza biancheria, masturbarmi con un vibratore e fare una foto che testimoni l’accaduto.

Come mi sono cacciata in questa situazione? continuo a chiedermi.

Fuori dal negozio Massimo mi aspetta. Lo immagino impaziente, appoggiato a una colonna del portico a trattenere l’ansia.

Sfilo la maglietta di cotone e mi osservo seminuda, ancora in jeans e anfibi. Il disagio di questa situazione mi obbliga a guardarmi con nuovi occhi, come se aver accettato la sfida significasse prendere atto di un cambiamento radicale e ne cercassi le prove sul corpo. Scruto la pelle cercando indizi, spiegazioni, rassicurazioni.

Le mie tette sono ancora piccole e sode, la pancia è ancora piatta ma senza l’ombra di un muscolo, il piercing all’ombelico con la pietra viola che lo incornicia è al suo posto. Slaccio la cintura e apro i bottoni, lasciando che i pantaloni cadano a terra. Ho un livido sul ginocchio destro, a ricordarmi di un pompino sventurato; è solo un pezzo del passato o un gradino della scala che mi ha condotta qui? Qui dove? tra l’altro. Basta boiate dico ad alta voce, sono chiusa in questo camerino da troppo tempo e ancora non ho svolto la missione. Mi libero anche delle mutandine, infilo l’abito nero e prendo dalla borsa il vibratore.

Scatto la prima foto e la guardo. L’abito mi sta bene e accenno un sorriso imbarazzato mentre esibisco il giocattolo che nella mia mano sembra enorme e sproporzionato.

Credevo sarei stata eccitata dalla trasgressione, invece provo solo disagio, decido quindi di infilarmi due dita nella figa e scaldarmi a sufficienza. Questa scena non posso immortalarla, sarebbe contro le regole di Massimo. Aveva detto niente dita, si era raccomandato. Non sono più una bambina ubbidiente, prendiamone atto e andiamo avanti. Sento la carne cedere in fretta, riconosce il tocco abile di chi l’ha studiata e allenata a venire in svariati modi; gli umori si aggrappano alla pelle della mano e scendono verso il palmo.

Capisco di essere pronta.

Mi accovaccio a terra, appoggio il cellulare sul pavimento in modo che si vedano bene i miei movimenti e lascio partire la registrazione di un video.

dildo in camerino racconto

Il grosso vibratore entra senza problemi e io avverto subito una scarica lungo le terminazioni nervose di tutto il corpo. Avvio la prima velocità e mi concentro su quello che provo, nonostante senta la gente muoversi fuori dal mio camerino. Chissà se riuscirò a venire anche in questa situazione. La luce si spegne, sono rimasta troppo ferma, agito un braccio e per non distrarmi  aumento la velocità. Mi sono preoccupata senza motivo, ho raggiunto l’obiettivo di scollegare figa e mente. Basta un bel cazzone dentro che vibra e lei risponde. Lo muovo dentro e fuori, spingo in fondo la cappella e la mando in perlustrazione, magari scopro nuovi punti erogeni. Con la mano libera inizio a toccare anche il clitoride ed è lì che i mie pensieri esplodono completamente, ripescando ricordi che credevo di aver seppellito. Le dita diventano quelle sottili ed esperte di Carlo, un mio ex. Immagino anche il suo arnese – quanto mi piaceva! – sapeva usarlo con maestria. Eravamo la coppia peggio assortita che si fosse mai vista ma ci meritavamo dei premi in quanto a scopare, potevamo andare avanti anche due giorni a fottere, mangiare e dormire. Mi leggeva alcuni brani tratti dai saggi dei suoi filosofi preferiti, tizi mai sentiti con idee completamente fuori di testa che lui osannava come divinità illuminate. Per farlo smettere dovevo succhiargli il cazzo, farlo drizzare a dovere e salirgli sopra come un puledro da domare. Quando raggiungevo l’orgasmo ogni tanto impazziva, eccitato da questo cocktail di filosofia e sesso, mi chiedeva di mettermi a pecora, leccava velocemente l’ingresso del culo ed entrava senza troppi indugi. Mi ricordo che era instancabile, me lo voleva proprio sfondare e io rigurgitavo orgasmi e spasmi finché non mi graziava con una sborrata sulla schiena. Certi intellettuali bisogna saperli prendere per il verso giusto prima di scoprire le loro vere doti.

Mentre ripercorro il viale della memoria non smetto di armeggiare col vibratore e ignoro la gente che bussa alla porta, le voci, il male alle gambe, la scomodità dello spazio angusto. Caccio dentro e fuori come una lama quel pezzo di plastica e lascio che un orgasmo incoroni la mia performance. Stoppo il video e lancio un’occhiata allo specchio: ho le guance arrossate che contrastano con la pelle bianca delle braccia, mortificata dal nero della stoffa..

Pago il vestito, l’ho sporcato e non mi sento ancora abbastanza ribelle per fregarmene.

Esco dal negozio affollato, cerco Massimo con lo sguardo, gli ho mandato il video mentre ero ancora nel camerino e, realizzo solo ora, avendo ottenuto ciò che voleva è scomparso. Sarà tornato a casa a tirarsi una sega.

Vorresti un’illustrazione personalizzata? Contatta su Instagram DJINN IN THE SHADE

Questa storia continua –> Leggi il Capitolo 2 dal titolo “Maratona di Sesso”