Maratona di sesso

maratona di sesso illustrazione djinn

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racconto di Madame Elizabeth

IL VIAGGIO DI MARA, capitolo 2
(Non hai letto il primo racconto della storia? Leggilo qui)

Cammino per le vie della città cercando di rielaborare quello che è appena successo. Mi chiedo come mai ho accettato, di nuovo, questa sfida. Ho conosciuto Massimo sul treno, un anno fa. Ero rotta e ho creduto potesse salvarmi. La favola della povera donna che viene ricomposta dal principe, come un robottino, vomito se ci ripenso.

Assaporo l’aria calda della città, sono libera. Ora il gioco è alla pari, nessuno avrà la mia gratitudine. Entro in un bar e ordino un caffè al tavolino, guardo fuori verso la strada chiusa al traffico e invasa dalla gente che passeggia, turisti, abitanti di fretta, studenti fuori sede. Mi sento a mio agio in quella che è la mia idea di solitudine, tra la folla, nascosta.

Ricordo che mi trovavo sul piccolo treno che attraversa la provincia bolognese, durante l’ora di punta dei pendolari, libro scudo e mano tattica in tasca. Le dita attraverso un buco nella fodera si muovevano liberamente, infilandosi sotto l’elastico delle mutandine. Mi piaceva toccarmi in situazioni totalmente inopportune, sfidando la sorte, rischiando di essere scoperta. Più il treno era affollato più i miei orgasmi erano violenti. Per fortuna la gente viaggia completamente annientata da un device, che sia lo smartphone, il tablet o il laptop, è facile non essere notata. Avevo appena iniziato a dischiudere le grandi labbra, mi stavo concentrando e rilassando, indecisa se infilare subito due dita o giocherellare con la punta del clitoride, quando un tipo strano si è seduto di fianco a me.

So cosa stai facendo, ha pronunciato.

L’ho ignorato, sperando desistesse in fretta. Non era la prima volta che qualche pazzo si approcciava a me con frasi ad effetto, deciso a stupirmi, convinto che il mio aspetto stereotipato da alternativa non fosse altro che l’espressione del desiderio di conoscere gente svitata e ogni relativa perversione. No. Io la gente la volevo evitare, mi serviva solo come rumore bianco per i piccoli giochi di mano che mi concedevo nella vita da pendolare.

Ignorare Massimo non è servito a nulla.

Ci penso anche adesso, mentre attraverso il centro e, quasi senza accorgermene, sono vicina al ristorante dove lavora il mio amico Lucio. E’ quasi ora di pranzo, molto probabilmente è al banco che prepara aperitivi.

Mara! Mi accoglie con un sorriso.

Ricambio come una bambina appena caduta e con le ginocchia sbucciate. Capisce immediatamente il mio stato d’animo e mi offre uno spritz.

Ho bevuto da poco un caffé, non so quanto il mio stomaco reggerà ma ok, vada per lo spritz, replico pensierosa.

Non ha tempo per parlare con me, i clienti stanno già arrivando in massa, medito se andarmene invece di restare a metterlo a disagio al lavoro con la mia presenza cupa all’ingresso del locale.

Vieni, seguimi, ti ho preparato un angolino appartato, ti porto un bel piatto di lasagne che la Nora ha sfornato stamattina. Adesso mangi, bevi, ti rilassi e quando ho finito il turno ce ne andiamo da qui.

Ho accettato questa offerta generosa e provvidenziale senza fiatare, ringraziando con gli occhi.

Sono in uno stato di grazia, leggermente ebbra e sazia, vorrei teletrasportarmi in un letto e restarci fino a domani, ma non da sola. Guardo Lucio, con i capelli lunghi e biondi da cantante grunge, il fisico asciutto e lo sguardo ambiguo. Nel tempo libero scrive racconti e il modo in cui mi guarda mi fa sentire nuda, come se cercasse di scovare segreti e arricchire i suoi personaggi. Ascolta spesso le mie storie bizzarre e so che prima o poi mi ritroverò protagonista di qualche sua creatura letteraria.

Ho finito il turno, dai vieni, ti porto fuori a prendere aria, sentenzia nella mia direzione senza girare completamente la testa, come a non voler ammettere no.

Mi sento spossata e vorrei solo stendermi a dormire, ma abito fuori città e l’idea di prendere la suburbana, per la prima volta, è nauseante. Portami a casa tua, chiedo, ho bisogno di riposare.

Lucio vive in un loft appena ristrutturato, comprato con i soldi della nonna e arredato in stile finto bohemienne, tra pezzi vintage, mobili di design, cataste di libri, vinili e muri bianchi interrotti da locandine di vecchi film da cinefilo esperto.

Non faccio in tempo a lanciarmi sul divano minimalista posto poco oltre l’ingresso, esausta, che vedo una chioma bionda china su di me, sorridente. Ti preparo un bagno caldo?

Il primo pensiero che mi attraversa la mente è di farlo assieme, il bagno caldo. Non ho premeditato nulla, sono sinceramente amica di Lucio, sebbene sia un ragazzo bellissimo e abbiamo molti interessi in comune. Eppure fino ad oggi non ho fantasticato su di lui, anzi, mi sono sempre divertita a sentirlo raccontare delle assurde avventure con ragazze problematiche e delle notti di sesso pazzo, dopo le quali dovevo andare a raccattarlo in casolari sperduti nella campagna o a casa di sconosciuti.

Convinta che questi pensieri siano solo il frutto dell’ennesima delusione procurata da Massimo, stringo le spalle e annuisco, dimostrandomi grata per il pensiero.

Sprofondo nell’acqua bollente senza alcuna grazia, sfinita per le emozioni della giornata, con la mente brulicante di pensieri e recriminazioni verso me stessa, perché sono debole e ancora manipolabile? Mano a mano che il calore penetra la carne, sento che il piccolo tribunale che ho costruito scompare, che i crimini di cui mi sono accusata diventano piccoli e riaffiora un briciolo di amor proprio e di desiderio di appartenermi di nuovo, serenamente.

La mano scivola tra le gambe ed esplora con dolcezza l’ingresso della figa, fattasi molle sotto la pressione della temperatura. Non posso trattenere la fantasia e penso a Lucio, ai suoi occhi blu disturbanti, alle labbra piene e immagino cosa la sua fantasia contorta potrebbe osare se solo finissimo a letto assieme. Mi dico, perché no?

maratona di sesso 2 illustrazione djinn

Esco dalla vasca e mi asciugo velocemente, uscendo dal bagno nuda in punta di piedi. Vago per il loft finché non intravedo la sua ombra. E’ steso sul tappeto posto al centro della zona living, beve una birra mentre posiziona un vinile sul giradischi. La voce di Lou Reed si diffonde in pochi istanti in tutto il perimetro dell’appartamento prima che io mi avvicini abbastanza da essere notata. Lucio si gira alzando lo sguardo; è stupito nel vedermi nuda in piedi davanti a lui, gli occhi si piantano su di me come una scarica di proiettili e mi sento vulnerabile, come se assieme avessimo abbandonato un terreno facile, familiare e stessimo camminando in un bosco sconosciuto e insidioso. Questa sensazione di pericolo mi eccita e lentamente mi avvicino ancora, sedendomi di fianco a lui per un istante, prima di gettarmici sopra a cavalcioni. Il mio corpo emana vapore, sono ancora caldissima, sento le grandi labbra bruciare e provo sollievo nell’avvinghiarmi a qualcosa di più freddo. Lucio riprende in fretta coscienza della situazione e con un movimento agile mi sovrasta, facendomi premere la schiena contro il manto morbido del tappeto. Punto i piedi contro la cintura dei suoi jeans e con le mani slaccio i bottoni, spingo la stoffa giù, oltre le sue natiche, in modo da liberare il pene in erezione. Mi bacia con dolcezza, capisco che non vuole bruciare questo momento e rallento, assaporo ogni istante, mi concentro sulle sensazioni che il contatto dei nostri corpi produce. Gli alzo la maglietta, voglio che più pelle possibile si incontri, pizzico la carne soda della schiena e lo lascio contraccambiare, senza smettere mai di ficcargli la lingua in bocca. Quelle labbra! Mai un bacio è stato così appagante e avvolgente. D’istinto spingo la mia figa sempre più contro il suo arnese, lasciandogli capire quanto sia ancora calda dopo il bagno. Interrompe il bacio, si sposta per cercare un profilattico in una scatola di fianco alla pila di vinili. Quando lo vedo brillare tra le sua mani glielo sottraggo, strappo il bordo della plastica con i denti, estraggo il contenuto e senza il minimo imbarazzo lo srotolo sul suo bel cazzo, prima di infilarmelo in quel forno morbido e cremoso che ho tra le gambe. Improvvisamente è percorso da un brivido, smette di muoversi, non ho mai scopato una figa che scotta come questa, tu mi farai venire subito! Bisbiglia stupito. Gli sorrido. Mi piace metterti alla prova, replico. Tu mi farai esplodere e impazzire, ho già capito, geme, mentre riprende a stantuffare con vigore.

Mi accorgo che tutto quel calore ha ampliato anche le mie sensazioni e a ogni suo movimento non posso contenere grida di piacere. Una serie di piccoli e ripetuti orgasmi si fa strada fino a pervadere tutto il mio corpo, fino a farmi tremare a ritmo sempre più serrato. La musica non riesce a coprire il rumore che produce il pene mentre scivola dentro e lungo le natiche sento scorrere i miei umori vaginali. Lucio ha familiarizzato in fretta con la mia passera infiammata e ora, incitato ed eccitato dai miei orgasmi multipli non accenna a diminuire il ritmo, quasi incuriosito dal vedere fino a dove può spingermi. Nemmeno io accenno a spegnermi, anzi, sono priva di volontà, schiacciata da questa grandine di piacere che spinge il mio corpo fuori dal mio controllo e lascio che la voce esca scomposta dalla gola. Mentre sto quasi per perdermi definitivamente, ecco che Lucio mi attira verso di sé riportandomi in posizione verticale, seduta su di lui. Vieni sopra di me, dice un po’ chiedendo e un po’ ordinando. Credevo che il cambio di posizione potesse darmi tregua, ma appena comincio a muovermi capisco che si è trattato solo di una pausa. Sotto di me cerca di seguire i miei movimenti e con una mano inizia a giocare con il clitoride. La sensazione iniziale è quasi di dolore, tanto è sensibile ed è forte il piacere che scatena. Non si ferma, sa perfettamente come armeggiare col mio corpo e mi stupisce, perchè credevo di essere l’unica in grado di darmi un tale godimento. Decido di abbandonarmi ancora di più, se mai sia possibile, e mentre le sue dita giocano attorno al monte di venere, accarezzando anche le labbra, lo cavalco feroce, gli lucido il cazzo senza lasciargli scampo, decisa a farlo esplodere in un orgasmo incontrollato. Anche io ho imparato a domare questa specie di montagna russa e nei secondi di intervallo tra una scossa e l’altra riprendo fiato e flagello il corpo magro e tonico del mio nuovo amante. Mi chino sul suo viso, lo bacio, gli lecco il collo, pizzico i capezzoli rosati e turgidi e lo schiaffeggio con i miei, decisamente più grossi e pungenti.

Finalmente riesco nel mio scopo e Lucio smette di trattenersi, gemendo e venendo rumorosamente. Mi sposto appena, in modo da lasciare che sfili il pene e restiamo abbracciati a terra, nudi, quasi addormentati per un lasso di tempo indefinito. Solo quando inizio ad avvertire una sensazione di freddo mi risveglio e accenno a spostarmi, ma non posso. Le sue braccia mi stringono e non mollano la presa. Lo guardo, mi sorride e guarda verso il suo arnese, che ci spia tronfio ed eretto. Non ti ho presa a pecora, non ti ho leccato la passera, non ti ho nemmeno infilato un dito nel culo, dove credi di andare? Sento che una vampata di calore torna immediatamente a riscaldare il corpo, la figa dolorante si bagna e ora sono io a frugare in cerca di un nuovo profilattico, inginocchiata, mentre Lucio dietro di me assesta alcune leccate profonde. Infila un dito nell’ingresso principale e uno in quello posteriore, mentre con la mano libera mi afferra un seno. Lo lascio trafficare finché non mi porta velocemente a un nuovo orgasmo. Stavolta è uno solo, fragoroso e potente. Poi mi sposto e gli afferro il cazzo, avvicinando la bocca. Lo lecco, lo succhio, lo inghiotto fino quasi a soffocare, tanto vorrei farlo mio, non ho fretta, mi concentro su queste azioni a lungo, finché il desiderio di infilarmelo in tutti i buchi non diventa troppo forte. Mettimelo nel culo, gli ordino, sostenendo il suo sguardo ormai impazzito, infilo il profilattico senza dire altro e mi giro offrendogli le natiche.

Apro gli occhi e sono ancora nel suo appartamento, precisamente nel letto, è passato un giorno e ho i ricordi molto confusi. Di fianco a me Lucio dorme, provo a muovere le gambe ma sento un lieve dolore. Sposto il braccio destro e scopro che polso è bloccato, guardo meglio, sono ammanettata a un tubo di metallo che scorre di fianco al materasso. Direi che questo nuovo giorno si prospetta molto interessante.

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