Strap on: la mia amica asiatica Yin

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Racconti erotici: sesso con asiatiche

Lo dico ora e sarei pronta a ripeterlo a chiunque: Yin era una delle ragazze asiatiche più sexy che avessero mai varcato la soglia del nostro club. Non troppo alta, ma superava di almeno 5-6 cm gli standard delle ragazze cinesi che passavano di qui. Capelli neri lunghissimi, lisci più della seta, lucenti più di un cielo stellato. Le labbra spesso erano sempre impreziosite da un rossetto chiaro, che le definivano pur senza renderle eccessivamente appariscenti. Gli occhi, beh, quegli occhi erano TUTTO.

Quando Yin succhiava l’uccello degli uomini presenti nel nostro Salottino, non c’era essere umano che non esplodesse di piacere guardando quelle due fessure vogliose fissarlo dal basso verso l’alto. Non so da dove nascesse quell’impeto e quell’eleganza che così deliziosamente si intrecciavano in lei.

Badate bene. Non era una mercenaria. Ne lo è nessuna di noi che collabora con il Club. Ci piace la bella vita, ci piace il sesso, ci piace il lusso. L’idea di aprire un Salottino esclusivo dove poterci godere l’ebrezza di un’esistenza intensa era arriva da sé.

All’inizio le socie fondatrici eravamo io, Alice e Ilaria. Al momento dell’apertura del Club avevamo appena superato i 30 anni e per un motivo o per l’altro, nessuna era sposata. Ilaria usciva da un divorzio, Alice di sposarsi non ne aveva la minima intenzione. Si divertiva e le andava bene così. Io? Io semplicemente non avevo avuto l’occasione. Cupido era stato parecchio impegnato nel far accasare tutte le mie vecchie amiche e io erano anni che non avevo un fidanzato. Solo qualche amico di letto, per del buon sesso.

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Ci si trovava dalle 22 in poi all’interno del Salottino e ogni cosa poteva accadere per le tre ore successive.

A proporre l’apertura del un Club fu Ilaria. Il divorzio le aveva fatto intascare una bella somma e lei non aveva nessuna intenzione di far invecchiare i soldi in banca. Si era già negata troppe emozioni, diceva. Convincere Alice non fu difficile, il fatto di avere un posticino su misura dove poter concedersi agli uomini che desiderava la faceva impazzire. << Non dovrò più pagare Hotel su Hotel, questa sarà la nostra alcova personale >> diceva entusiasta.

Io ero quella più reticente all’idea, ma quell’anno la noia stava prendendo il sopravvento sulla mia vita piatta. E così mi lascai convincere dalle amiche. Scelta saggia.

Il nostro Club del sesso funzionava pressappoco così: chi faceva richiesta poteva accedervi solo dopo aver superato un colloquio conoscitivo che avveniva in modi e tempi distinti per ognuna delle tre. Potevano volerci anche dei mesi affinché una nuova candidatura venisse approvata.

La chiacchierata si svolgeva nel modo che ognuna di noi riteneva più consono. All’inizio, forse per pudicizia, tendavamo a non andare oltre il dialogo. Ma dopo un po’ ci prendemmo gusto e ogni incontro era l’occasione per regalarsi qualche notte di sesso. Io mi ricordo bene la prima volta che mi sono fatta scopare da uno che voleva a tutti i costi far parte del Salottino. Alice e Ilaria non erano convinte su di lui e per questo mi avevano detto << Hai il potere di scegliere se è sì o è no>>. La sera stessa quando incontrai P rimasi abbastanza colpita. Non mi avevano detto le mie compagne di avventura che P fosse cinese. E beh, lo sapete no le voci che circolano sugli asiatici. Non hanno di certo fama di essere, ecco, superdotati.

Tuttavia P mi scosse abbastanza. Aveva uno sguardo determinato e un fascino che finora non avevo visto in nessuno dei suoi connazionali. Faticavo ad ammetterlo a me stessa, ma era tremendamente erotico il suo sguardo. Non feci in tempo a finire il primo Martini che era sul tavolo che P  si stava già alzando invitandomi a salire da lui. “E ora che faccio?”. Le emozioni che provavo tra le cosce parlavano chiaro. Volevo che P mi scopasse. E subito. Appena entrati nella stanza non ci misi molto ad alzare la mia gonna e a scoprire un culetto sodo che tanto desiderava essere preso con forza. P si slaccio il bottone dei pantaloni e dopo aver scostato l’intimo fece uscire il suo uccello turgido e roseo. Con una mano ero appoggiata al muro, con l’altra non potevo evitare di toccarmi la bocca tra un sospiro e l’altro. Sbavavo. P mi sferzava dei colpi decisi mentre con una mano mi stringeva il sedere affondando le unghie e con l’altra si teneva in equilibrio stringendomi la gonna alzata. Fu mentre stavo godendo nel mio terzo orgasmo di fila che vidi quella foto.

In un mobile di fianco alla parete dove P continuava a spingermelo dentro, c’era una cornice che sosteneva una fotografia a colori. È li che vidi Yin per la prima volta.

P era appena uscito dal mio corpo per ricoprirmi la bocca del suo liquido caldo. Mi aveva fatto voltare per mettermi  quattro zampe e sporgersi su di me per finire l’atto. Ma ormai avevo la testa altrove. Precisamente la mia testa era persa in quel volto alle mie spalle. Quella sera si concluse così tra umori e fantasie nascenti. Inutile dire che P venne immediatamente ammesso al Club.

Ogni settimana con cadenza regolare si tenevano le nostre OPEN NIGHT. Ci si trovava dalle 22 in poi all’interno del Salottino e ogni cosa poteva accadere per le tre ore successive. Non c’erano molte altre donne nel Club. Ilaria e Alice preferivano circondarsi di maschioni palestrati, non amavano il sesso lesbo e preferivano avere sempre qualche bel uccello da cavalcare. Io continuavo a farmi possedere da P e tranne qualche trio e orgia condivisa, continuavo le mie esperienze provando questa o quella pratica erotica. P ne sapeva una più del diavolo.

Una sera, mentre con i piedi gli stavo segando l’arnese, disse << Ah, proprio così, sei brava come la mia YIN >>. Lì per lì provai del fastidio. Ma non tanto per gelosia. Nel nostro Club promiscuo nessuno doveva rendere i conti a nessuno e a nessuno doveva interessare quello che accadeva fuori dalle mura del Salottino. Però…

Poi ricordai subito la fotografia che tanto mi aveva colpito durante il mio primo incontro con P. “Forse è lei” pensai. Così, nonostante non fosse ammesso tra le nostre regole, chiesi informazioni a P.

YIN era una ragazza asiatica che come P si trovava in città da tanti anni. Si conoscevano da poco, ma scopavano da sempre aveva detto P sghignazzando. Secondo lui, YIN era una vera e propria DEA de SESSO. << Incredibile >> iniziò a vaneggiare lui. << Se la vedi mentre lo succhia ti viene voglia di diventare un uomo >>.

Nonostante il fascino travolgente di YIN che tanto mi aveva colpito anche se solo da una singola fotografia, ora P stava esagerando. <<Eddai P, mi stai dicendo che in città c’è un arrizzacazzi da paura e non fa parte del nostro Club? Evidentemente non è così all’altezza >>. Vidi un sorriso malizioso disegnarsi sulle labbra di P proprio mentre il mio footjob stava giungendo al termine  e lo sperma bianco era appena sgorgato dalla cappella pulsante di P.

Il giorno dopo ricevetti una telefonata – non so se inaspettata o meno – e la voce erotica di Yin mi chiedeva informazioni sul nostro Club e su come potervi accedere. “Ne ho tanto sentito parlare” disse con un velo di ironia.

Ilaria e Alice concordarono sul fatto che il colloquio d’ammissione sarebbe toccato solo a me “Non vorremo mai toglierti il piaceredissero ridacchiando dopo che avevo finito di raccontare loro la vicenda.

E fu così che qualche giorno dopo conobbi YIN. Le avevo dato appuntamento in un Motel fuori città. L’aspettavo all’interno della stanza e lei, puntuale alle 22, bussò con 4 tocchi di nocche. Quando YIN aprì la porta vide probabilmente qualcosa che non aveva ancora provato.

Io ero seduta a gambe aperte in una poltrona di velluto, con un reggiseno a balconcino addosso e delle calze autoreggenti nere. Non indossavo le scarpe col tacco che erano poco distanti dal letto. Qual è la stranezza? Indossavo uno strap-on e con la mano destra impugnavo un uccello di 17 cm di gomma morbida. Mentre YIN entrava nella stanza chiudendosi la porta alle spalle io muovevo leggermente il pene quasi come fosse un invito ad avvicinarsi. Le mie labbra socchiuse e lo sguardo di sfida facevano il resto.

YIN non disse nulla. Si avvicinò in silenzio e si mise in ginocchio poggiando le mani bianche sulle mie ginocchia. Premendo leggermente le dita si assestò a terra per poi inghiottire il fallo di gomma nella bocca mentre con gli occhi, quegli occhi, iniziò a giocare con le mie emozioni e la mia eccitazione che cresceva secondo dopo secondo. P aveva ragione. << Se vedi come te lo succhia vuoi diventare un uomo >> ripensai.

Ecco. Io sono ancora donna, ma…YIN ovviamente fu ammessa a pieni voti nel nostro Club così tutte potemmo fare sesso con asiatiche per i mesi successivi.