007, licenza di… scopare!

racconto erotico con gli agenti segreti in stile james bond

«Sapevo che prima o poi avresti telefonato.»
«Hai qualcosa per me 007?»
«Ho sempre qualcosa per te.»

Q di fronte a me sorride nel sentire le mie parole. Sorseggio un Margarita mentre guardo Manhattan dall’alto e penso a come sia ridicolo che dopo tanti anni ancora ci chiamiamo con i nomignoli delle spie dei film di Bond. 

«Come hai scoperto del mio contratto?»
«Ti tenevo d’occhio Q, come faccio con tutti: è il mio lavoro e come sai lo faccio bene.»
«Sono con il fiato alla gola, se non chiudo con i colombiani mi trovo in mezzo alla strada.»

È sexy, sfacciato ed è anche per questo che sono qui. Impossibile dirgli di no, anche se sto correndo un rischio a dargli le informazioni che ho. Le luci soffuse riflettono tra il mio drink e il suo. Sfioro con le labbra il sale sul bordo del mio bicchiere e istintivamente faccio scivolare la punta della lingua a raccogliere i granelli. Q comincia a essere irrequieto e le sue dita si muovono velocemente tamburellando sul tavolo nero lucido.  

«Fino a quando resti in città?» chiedo curiosa.
«Riparto appena abbiamo finito.»
«Addirittura. Sei venuto proprio solo per me?»
«Quasi.» ride rilassando le spalle in modo sincero.

Indossa una camicia nera e una cravatta dello stesso tono. Ha un profumo di chiodi di garofano e una punta di lime. Mi sembra che il suo odore si mescoli a quello del mio cocktail e bevo ancora un sorso prima di appoggiare il bicchiere.

«Non porti più la fede 007?»
«Non è affar tuo.»
«Okeyyy, okeyyyy. Sei sempre sulla difensiva! Non ce n’è bisogno con me, lo sai.»

Q è un bastaro di primo livello ed è sempre stato così, dai tempi del liceo. Un bastardo belloccio ed egoista. Dopotutto è normale che ci siamo persi di vista. Ci sono rimasti solo i nostri nomignoli e il ricordo di una bella scopata prima di iniziare l’università.

«Sei pronto Q? Dobbiamo andare.»

Il cameriere passa e striscio la mia carta di credito per saldare il conto. Prendo la borsa e mi alzo puntando i miei stivali col tacco e assestando il vestito che indosso. Q mi fa strada sfiorando la mia schiena con la punta delle dita.

La città che non dorme mai resta alle nostre spalle e sul tavolo nero lucido restano le mie labbra rosse impresse nel bicchiere vuoto. È quando siamo di fronte all’ascensore, come se fossimo una normalissima coppia di colleghi che prendo la USB dalla borsa e la metto nella sua tasca.

Un trillo ci indica che le porte dell’ascensore si stanno aprendo e sono io la prima a entrare mentre Q mi segue assicurandosi che non ci siano altri ospiti indesiderati. Fissiamo le porte chiudersi di fronte a noi. 80 piani ci separano dai rispettivi taxi che prenderemo una volta scesi.

«Ci penso spesso a quella scopata sai?»
L’ascensore inizia il suo percorso.
«Te la cavi bene come una volta Q?»
«Perché non me lo dici tu» dice voltandosi verso di me e portando la mano sopra la mia spalla contro la parete.

«Mi ricordo che ce l’avevi come il marmo.»
«E allora toccalo 007…»

Q mi prende una ciocca di capelli mentre il suo corpo si avvicina al mio. Faccio scorrere le mani lungo la sua cravatta per poi passare ai pantaloni tastando velocemente, per toccare, per ricordare, per sentire se mi fa lo stesso effetto.

Lo spingo con foga verso l’altra parete specchiata per avere più controllo. Lui mi prende la mascella tra le dita facendo attenzione a non macchiarsi con il rossetto. Si avvicina e mi annusa e io chiudo gli occhi quasi per baciarlo a distanza. Q strofina il suo naso sul mio collo e scende fino alla scollatura dove con una mano scosta il tessuto morbido per scoprire un seno pallido. Accenna un morso mentre io gli tiro i capelli e con l’altra mano gli stringo la schiena tra le dita. Penso di poterlo graffiare se esercito un po’ più di forza sulla camicia. 

Q si sposta di nuovo e mi rimette spalle al muro mentre si china quasi in ginocchio e spinge la testa tra le mie gambe. Solleva la gonna e mi morde tra le cosce. La sua saliva bagna le mie mutande. Mi stringe le natiche e sento la sua mano così vicina al mio orifizio. Alzo gli occhi verso i numeri luminosi che indicano che l’ascensore sta continuando la discesa veloce. 10 piani e siamo a giu. 9 piani e torniamo a essere dei perfetti vecchi conoscenti.

La mano di Q mi prende il sesso tra le dita e io faccio scivolare il piede verso il cavallo dei suoi pantaloni per farlo risalire. Struscio la punta della scarpa sulla sua erezione e per tenermi in equilibrio curvo leggermente la schiena posando il sedere e le spalle alla parete. La testa inclinata mi fa vedere Q mentre si rialza con un gemito. Quando passiamo dal numero 6 si avvicina ancora un secondo e respira i miei capelli. 

Si riassesta i pantaloni e io faccio lo stesso mentre tra pochi secondi le porte si apriranno. 

«Non metterti nei guai Q.»
«Nel caso succedesse, salvami di nuovo 007.»

Con un saluto si congeda nell’istante in cui le porte dell’ascensore di aprono.
Il solito bastardo egoista.