Incontro al buio, alla scoperta di un corpo sconosciuto

racconto con incontro al buio

L’occhio mi era caduto sull’opuscolo proprio il giorno in cui avevo litigato con Marcello e avevamo deciso che la nostra storia sarebbe finita in quel momento.
Avevo voglia di cambiare aria, di sentirmi libera e senza vincoli affettivi.

Quando quella brochure mi era stata recapitata nella posta, avevo riso tra me e me per l’ilarità della situazione.
Parlandone poi giorni dopo con una mia cara amica, non mi ero sentita di escludere totalmente la possibilità di partecipare a quell’evento.
Era una proposta molto strana. Misteriosa quanto intrigante.
Il volantino descriveva a grandi linee una festa esclusiva che si sarebbe svolta in una villa antica fuori dalla città.
Non c’erano molti particolari ma sulla copertina era specificato l’indirizzo email per ulteriori chiarimenti.
Nonostante il timore di cadere in qualcosa più grande di me, avevo deciso di scoprire qualche dettaglio in più.
La risposta fu celere e chiarificatrice.

Una notte nella quale nessuno interpreta sé stesso

Una lunga notte per lasciarsi andare, nel completo anonimato e nella totale sicurezza di un evento protetto da occhi indiscreti e tutelato dalla partecipazione di una certa élite.

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Le regole erano chiare. Non avrei dovuto dire il mio nome, mostrare il mio viso o tentare di sbirciare gli altri partecipanti.

Avrei dovuto passare un colloquio via skype, dopo il quale sarei stata selezionata o meno per quella strana festa a tema. Si trattava di incontri di sesso. Seppur con poca dovizia di particolari, io capii subito quale era lo scopo di tutto quell’alone di segretezza.

Seppi in dettaglio come sarebbe stato lo svolgimento, solo dopo aver ricevuto l’approvazione da parte del fantomatico comitato di accoglienza. Evidentemente non ero poi così male se avevano accolto la mia domanda di iscrizione.
Mi sarei dovuta presentare il giorno successivo presso l’indirizzo che mi era stato mandato tramite messaggio. Le regole erano chiare. Non avrei dovuto dire il mio nome, mostrare il mio viso o tentare di sbirciare gli altri partecipanti.

Tutto si sarebbe svolto nel completo anonimato e durante una cerimonia di investitura, ad ogni persona sarebbe stato assegnato un partner con il quale passare la notte.

Non dormii molto la notte prima. Tra l’agitazione e la sensazione di inadeguatezza, presto arrivò il momento di partire.

La grande villa era immersa in un silenzioso angolo di campagna lontano dal rumore e dal traffico urbano. Una lunga fila di torce mostravano il sentiero che portava al portone di ingresso.

Una ragazza molto sexy e fasciata da un tubino nero e scollato, mi porse una maschera di velluto in stile veneziano che avrei dovuto indossare per le prossime dieci ore.
Dentro il grande salone, vidi almeno una cinquantina di persone e ricordo di essermi chiesta se la villa potesse ospitare tutte quelle coppie in cerca di trasgressione.

Ci fu offerto un calice di champagne ed intorno alle 21, uno strano personaggio vestito da antico conte, ci radunò accanto alle enormi finestre.
Ci fu educatamente ordinato di guardare il numero inciso sull’elegante bicchiere dal quale stavamo bevendo.
Scorsi un piccolo 17 sul fondo del calice.
Non riuscii a trattenere una risata. Menomale che non ero un tipo scaramantico.

Ci fu spiegato che ogni numero aveva il suo fratello contrario e che il possessore di quel numero sarebbe stato il nostro compagno.
” Il 71. Il 71 è il mio partner” – mi ripetei a mente.
E se fosse stata una donna?
Avevano previsto questa eventualità?
Avrei accettato di fare sesso lesbo coperta dall’anonimato e dalla stravaganza della serata?

Non ebbi il tempo di riflettere molto perché a turno ci fecero scrivere il numero di appartenenza.
Non riuscii a capire che tipo di uomo fosse, ma il 71 di presentò con una forte stretta di mano ed una corporatura robusta e forte.

Ci fu consegnata una chiave. La stanza del peccato si trovava al 3° piano.
In ascensore non dicemmo molto. Forse per entrambi la timidezza iniziale fu un po’ pesante.
Solo quando entrammo nella stanza, lui mi prese la mano per accompagnarmi verso il letto.
Avrebbe davvero iniziato subito?
Così?
Senza preamboli?
Ad un certo punto sentimmo un lontano campanellino.
Era il via. Di colpo le luci, tutte le luci, si spensero e fu buio totale.
Non ero neanche in grado di vedere le mie stesse mani.
Ogni particolare era stato studiato nei dettagli per permettere un’esperienza completamente immersi nell’oscurità.
C’è chi prova l’esperienza di cenare al buio e chi, come me, si lancia un bel passo avanti.
Levai la mascherina perché incominciava a pizzicare e mi passai una mano sugli occhi.
Dov’era finito lui?
Se vuoi, non parliamo affatto” – sussurrò una voce calda alle mie spalle.
Le regole avrebbero potuto essere infrante se entrambi avessimo voluto.
Invece no. Rimanemmo nel silenzio mentre le sue mani incominciavano a farsi strada tra i miei vestiti.
Lo sentii salire sulle cosce per poi cingermi la schiena con decisione. La sua lingua iniziò ad esplorare il mio collo e poi scese lungo la schiena dandomi brividi improvvisi e mai provati prima.
Mi fece sdraiare sul letto e mi spogliò completamente.

Non sapevo quale parte del corpo avrebbe toccato, sfiorato e leccato. Il buio completo mi impediva di capire in anticipo le sue mosse e quella era la parte migliore.
Non avendo voce né vista, i sensi erano concentrati al massimo per cogliere e percepire ogni sfumatura.
Una sensazione sublime ed eccitante che portava il corpo a chiedere di essere viziato.
Iniziò a baciare e toccare ogni centimetro della mia intimità. Ero completamente in balia di quello sconosciuto che stava disegnando arte con la sua lingua.
Ero tremendamente eccitata e dai rumori che provenivano più in basso, capii che ero anche molto bagnata.
Di colpo smise. Poi altrettanto improvvisamente, sentii qualcosa appoggiarsi alla mia bocca.
Era il suo pene. Delicatamente profumato, probabilmente depilato e decisamente grosso.
Iniziammo un lungo rapporto orale reciproco fino a quando, tra gli ansimi ed i mugolii, si staccò e si alzò.
Capii dai rumori che stava indossando un profilattico e la cosa mi diede sollievo.
Poi tornò a prendersi cura del mio corpo accarezzandolo e mi fece sistemare per iniziare quella che poi con le amiche definirò una cavalcata selvaggia.
Mai ero stata scopata con tanta intensità.
Urlammo a breve distanza l’una dall’altro.
Fu un orgasmo completamente appagante e molto intenso.
Poi, così come era arrivato, sparì.
Non seppi come comportarmi.
Avrei dovuto andar con lui? Seguirlo?
Ci sono parecchie cose di quella sera che ancora non tornano.
Dove era sparito? Avevamo a disposizione una decina di ore ed invece per me, per quanto meraviglioso, era tutto finito quasi subito.
Non seppi mai chi fosse quell’uomo e forse era meglio così.
Ma cercai quelle mani ogni giorno, tra la gente intorno a me.
Scrutai ogni viso ed ogni bocca di chi incontravo.
Forse, prima o poi, avrei rotto l’incantesimo e lo avrei trovato di nuovo.