Un erotico incesto con mia sorella

racconto sesso con incesto

Una famiglia come tante

Rosy è mia sorella. O, per essere più specifici, sorellastra. Infatti è la figlia di mio padre che ebbe dopo il divorzio con mamma, circa diciotto anni fa.
Al momento della separazione, papà cambiò città lasciando Roma per trasferirsi a Verona dove conobbe quella che sarebbe divenuta la sua compagna e madre di una figlia.
Le occasioni di incontrare la mia sorellastra sono state rare nel corso degli anni e questo non mi ha mai permesso di considerarla una vera e propria ‘sorella’.
Mi rendo conto che la storia non è molto originale perché tante sono state le famiglie che si sono disgregate per una somma di ragioni e che il mondo è pieno di figli che hanno trascorso l’infanzia solo con uno dei due genitori come è accaduto a me.

Arriva Rosy

Rimasi sorpreso quando una mattina, rispondendo al cellulare, una giovane voce di donna mi salutò entusiasta: ‘Ciao sono Rosy!’.
Mi ci volle qualche secondo per recuperare dentro la memoria, chi fosse questa Rosy e la cosa non sfuggì alla mia interlocutrice ‘Ehi, sono tua sorella! Ma sei tonto?’ aggiunse con fare divertito.
‘Scusa – risposi – è che ero sovrappensiero e non mi aspettavo di sentirti’.
‘ Accidenti che fratello poco amichevole. E sì che pensavo potessi ospitarmi qualche giorno a casa tua’.
Vivevo da solo da qualche mese e non capivo come Rosy lo avesse saputo.
‘Devo scendere a Roma per partecipare ad un evento culturale e vorrei risparmiare i soldi dell’albergo. Puoi ospitarmi fratellone? Non do fastidio e so anche cucinare…dai, per favore’ aggiunse sorniona.
Avere ospiti non era il massimo ma quale scusa potevo addurre per rifiutare la sua richiesta? In fondo, sempre della figlia di mio padre si trattava e, nascondendo il mio disappunto, mi dissi felice di poterla alloggiare da me e altre frasi di circostanza che non lasciarono alcun segno.
Disse che sarebbe arrivata dopo un paio di giorni e concordammo che l’avrei attesa a casa senza alcun problema.
Di lei avevo un vago ricordo e una foto sbiadita dal tempo che ritraeva una bambinetta con capelli lunghi e un visino impertinente.
Quando me la trovai di fronte, dopo averle aperto il portoncino di ingresso, rimasi a bocca aperta e senza fiato.
La piccola monella di un tempo si era trasformata in una ragazza che avrebbe ben potuto lavorare da modella per quanto bello fosse il suo volto e perfetto il suo corpo.
‘Ciao fratellone!’ e mi abbracciò forte facendomi sentire il suo seno sodo e prorompente che causò una involontaria ma immediata erezione.

Rosy si accorse del gonfiore che si era generato improvvisamente ma fece finta di nulla, sorridendo solamente e togliendomi dall’imbarazzo del momento.
‘Dove mi sistemo?’ domandò allegra.
‘Di spazio, come vedi, non ce n’è molto. Tu dormirai sul letto mentre io mi sistemerò sul divano’ risposi.
Le mostrai la stanza dove subito sistemò la sua roba dopo avermi ringraziato e pensò bene di mettersi in libertà non dovendo uscire.
Non so se fu congegnato ad arte da lei ma la porta rimase socchiusa. Seduto sul divano con il cellulare in mano, il mio sguardo indagò curioso mentre Rosy si stava spogliando. Con fare provocante, si sbottonò la camicetta lasciandomi vedere il seno stretto da un reggipetto quasi trasparente che mi fece apprezzare il bruno delle sue aureole e i capezzoli.
Poi, sempre in modo studiato, si tolse i jeans restando con un minuscolo tanga che nulla nascondeva.
I miei pensieri virarono decisamente verso il mondo del piacere. Avere una ragazza così dentro casa era un sogno anche se, riflettei, si trattava di mia sorella.

Che notte quella notte

Dopo lo spettacolino che mi era stato inconsapevolmente? offerto da Rosy, la mia verga reclamava soddisfazione e fu necessario chiudermi nel bagno a soddisfare le proprie voglie rivedendo nella mia immaginazione, quello stupendo corpo scultoreo che incitava al sesso.
Ripresi il controllo e trovai mia sorella seduta sul divano dopo essersi infilata una tuta da ginnastica.
‘Allora? Cosa ti preparo per cena, fratellone?’ chiese sempre sorridendo e marcando il suo accento veneto.
‘Lascia stare…stasera andiamo fuori a cena – dissi – non mi va che ti metti a spignattare per me’.
Mi regalò un sorriso e si avvicinò per darmi un bacio di ringraziamento ma mi sorprese quando posò le sue labbra sulle mie, aprendole quel tanto da far uscir fuori la sua linguetta impertinente.
Anche se mi ero appena tirato una sega, i miei sensi si erano rimessi in moto e prima di combinare qualche guaio, mi alzai di scatto dicendole che sarei dovuto uscire e che ero già in ritardo.
Presi le chiavi della moto e, infilandomi di corsa il giubbotto di pelle, la salutai frettolosamente uscendo da ogni possibile tentazione.

Vagai per Roma senza nessuna meta precisa ma solo per liberare il cervello dalle strane idee che vi stavano albergando dal momento in cui ho visto Rosy. Non riuscivo a non averla in testa e sapevo che avrei dovuto condividere con lei tutto il tempo della sua permanenza a casa mia.
Rientrai giusto in tempo per farmi una doccia e andare a cena in un piccolo ristorantino di Testaccio.
Ammetto che la serata fu molto piacevole. Lei aveva una tale verve in corpo che sarebbe risultato impossibile resisterle. Per l’occasione aveva indossato un leggero vestito di Positano di color rosa pallido che ben si intonava con il biondo dei suoi capelli. Il seno, perfetto, emergeva prepotente e quando camminava, il sottile tessuto con cui era fatto il vestito, non lasciava molto all’immaginazione di cosa indossasse sotto.
Il fresco vino bianco che ci accompagnava, rendeva quelle ore ancora più allegre aiutando un feeling che si stava generando tra noi.
Una volta a casa, mi buttai sul divano mentre Rosy era andata a farsi una doccia e quando uscì, non ebbe alcuna remora a farlo totalmente nuda avvolta solo nel mio accappatoio ben aperto.
Si mise al mio fianco e in silenzio, si avvicinò per darmi un bacio.

Questa volta non ebbi esitazioni e ricambiai con un bacio passionale. Le mie mani scivolarono sul suo seno e si fermarono su capezzoli duri come marmo mentre lei ricambiava il favore accarezzandomi l’uccello già in tiro.
Fu un attimo spogliarmi e trovarmi insieme a mia sorella nel letto che vide i nostri corpi prendersi e riprendersi più volte. Rosy era una troia fantastica e non aveva alcuna remora nell’accettare ogni mio recondito desiderio soddisfacendolo pienamente. Le sue labbra fecero sparire la mia verga portandomi a vivere l’estasi di un godimento senza limiti che poi diede il via a penetrazioni di ogni tipo.
Una notte che non finì mai se non alle prime luci del giorno quando ci addormentammo appagati da tutto quel sesso.
Da quella volta in poi, Rosy viene regolarmente a trovarmi e ne sono felice.